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IL MAGNIFICO BIENNIO E IL 15 c. LITOGRAFICO

Il 29 marzo è stato emesso in Italia un francobollo autoadesivo particolarmente interessante in occasione dell’inaugurazione della Mostra filatelica e storico-postale “Quel magnifico biennio 1859-1861” che si tiene nel palazzo Montecitorio a Roma (29 marzo-5 aprile 2011). Il valore è di 60 centesimi stampato in rotocalcografia in fogli di 70 esemplari dal Polo Produttivo Salario, la nuova sede dell’Officina Carte Valori dell’I.P.Z.S.
Il soggetto mostra un esemplare “storico” significativo atto a rappresentare l’intento celebrativo della mostra e del 150° anniversario dell’unità d’Italia: si tratta del 15 c. azzurro non dentellato del 1863 riproducente l’effigie di Vittorio Emanuele II con diciture FRANCO BOLLO POSTALE ITALIANO, un esemplare quindi innovativo e con un alto valore simbolico poiché per la prima volta si utilizza una parola che ha un preciso riferimento alla nuova nazione che era nata ufficialmente appena due anni prima. Oltre alla dicitura, è differente anche la tipologia stilistica rispetto ai tradizionali valori dell’ex-Regno di Sardegna: la stampa di Matraire é esclusivamente litografica, l’effigie è volta a sinistra, agli angoli troviamo l’indicazione del valore al posto degli ornati. Il francobollo autoadesivo presenta il 15 c. del I tipo del febbraio 1863 con la C. chiusa e la linea continua sotto la Q di quindici. In aprile fu emesso il valore del II tipo con il disegno leggermente modificato.
Anche per la Mostra filatelica “Il Regno d’Italia” che si tenne alla Camera dei Deputati nel febbraio 2006 fu emesso un valore che riproduce il 15 c. litografico insieme ad altri 3 francobolli rappresentativi del regno dei Savoia, il 5 c. verde del 1879 con l’effigie di Umberto I, il 10 c. carminio con Vittorio Emanuele III tipo floreale del 1901 e il 20 c. arancio del 1930 con le nozze del principe Umberto e Maria José.
La mostra che si svolge in questi giorni è la quarta manifestazione filatelica realizzata nel Parlamento italiano.

LA SPEDIZIONE DEI MILLE

Il 5 maggio 2010 è prevista l’emissione del foglietto celebrativo del 150° anniversario della Spedizione dei Mille nel quadro delle ricorrenze commemorative relative all’Unità d’Italia, formato 120×90 mm. in rotocalcografia comprendente 4 valori di 40×30 mm., bozzetto a cura di Angelo Merenda.

Dopo la Seconda Guerra d’Indipendenza (aprile-luglio 1859) e il Trattato di Torino (marzo 1860), in Italia rimanevano tre stati politicamente sovrani: il Regno di Sardegna, con l’esclusione di Nizza e Savoia cedute alla Francia e con la recente acquisizione della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e della Toscana; lo Stato della Chiesa che conservava il Lazio, l’Umbria e le Marche; il Regno delle Due Sicilie sotto i Borboni, mentre l’Austria  conservava il proprio dominio su Mantova, il Veneto, il Friuli e il Trentino. I conti con Francesco Giuseppe e Pio IX  saranno regolati rispettivamente nel 1866 e nella Grande Guerra con l’Austria-Ungheria e nel 1870 con il Papato. Nel frattempo l’attenzione si riversò verso il Regno delle Due Sicilie del giovane e inesperto Francesco II che non poteva più contare della protezione dell’Austria (appena sconfitta dai franco-piemontesi) e dove l’opposizione interna specie in Sicilia aveva raggiunto livelli significativi per attuare un’insurrezione armata in grande stile. Sia pur con molte riserve e con poca fiducia, Cavour vide nel “repubblicano” Giuseppe Garibaldi (che aveva mal digerito la cessione di Nizza) la persona adatta per fomentare una rivolta interna in modo da giustificare l’eventuale intervento dell’esercito piemontese contro i borbonici. Inoltre la brillante condotta di Garibaldi e dei suoi Cacciatori delle Alpi in Lombardia durante la guerra d’indipendenza convinse il re Vittorio Emanuele II a finanziare la spedizione.

Il 5 maggio 1860 un esercito di circa 1162 volontari s’imbarcò a Quarto (Genova) con le imbarcazioni Piemonte e Liguria acquistati dall’armatore Rubattino. Molti garibaldini erano di origine lombarda, soprattutto delle province di Bergamo e Brescia, ma non mancavano elementi provenienti da altre regioni e addirittura c’erano anche alcuni stranieri. Il francobollo di 60 centesimi presenta l’opera pittorica “Imbarco di Garibaldi a Quarto” di V. Azzola, conservata nel Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.

Dopo gli scali a Talamone e a Porto S. Stefano ed eludendo la sorveglianza della flotta napoletana, Garibaldi sbarcò a Marsala l’11 maggio 1860 con 1089 garibaldini: il valore di 65 centesimi si riferisce proprio a questo avvenimento tramite l’opera “Lo sbarco a Marsala” di autore ignoto e conservata nel Museo Storico di Bergamo. Lo sbarco fu facilitato dallo spostamento delle guarnigioni borboniche da Marsala a Palermo e dalla presenza di due navi da guerra inglesi.

Il valore di 85 centesimi presenta la vittoria garibaldina sulle truppe borboniche del Generale Landi a Calatafimi il 15 maggio 1860 e l’evento storico è rappresentato dal dipinto “La Battaglia di Calatafimi” di Remigio Legat, conservato nel Museo del Risorgimento di Milano. In realtà si trattò di uno scontro non rilevante dal punto di vista bellico, ma strategicamente importante poiché scongiurò una ritirata garibaldina di fronte alla superiorità borbonica in termini di armi e di uomini. La leggenda risorgimentale attribuisce a Garibaldi la celebre frase rivolta al generale Bixio Nino, qui si fa l’Italia o si muore per impedire un eventuale ordine di ritirata. Tuttavia furono i borbonici a retrocedere probabilmente a causa delle conseguenze delle rivolte popolari siciliane che stavano scoppiando appena si diffuse la notizia dell’impresa dei Mille. Successivamente la vittoria a Milazzo e l’insurrezione a Palermo garantirono alle Camice Rosse il definitivo successo in Sicilia dove Garibaldi assunse una temporanea dittatura in nome di Vittorio Emanuele II.

Lo sbarco in Calabria, la fuga di Francesco II nella fortezza di Gaeta, l’entrata trionfale a Napoli, la vittoria nella Battaglia del Volturno ponevano Garibaldi nella condizione di poter attaccare lo Stato Pontificio, rischiando lo scontro con lo Stato Sabaudo che  voleva  evitare a tutti i costi un intervento francese a difesa del Papa. Garibaldi decise comunque di fermarsi e il francobollo di 1 euro presenta proprio l’incontro di Teano con Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860 dove l’eroico generale fece in pratica un atto di sottomissione, dopodichè si ritirò a Caprera. L’Italia meridionale, le Marche e l’Umbria furono annesse al Regno di Sardegna con dei plebisciti popolari nell’ottobre-novembre 1860. L’opera pittorica rappresentata nel valore è “L’incontro di Teano” di Pietro Aldi, conservata nel Palazzo Pubblico di Siena.

Le emissioni passate relative all’impresa risorgimentale garibaldina sono essenzialmente due: nell’aprile-dicembre 1910 abbiamo l’emissione della prima serie commemorativa italiana dedicata al 50° anniversario del Risorgimento in Sicilia e del Plebiscito nell’Italia Meridionale, 4 valori tipografati in fogli di 50 esemplari e venduti con un sopraprezzo di 5 centesimi a favore del Comitato delle celebrazioni del cinquantenario. La scansione mostra il valore di 5c. verde con l’effigie di Garibaldi e lo stemma siciliano, mentre l’altro tipo è dedicato al Plebiscito del 21 ottobre 1860; il 5 maggio 1960 furono emessi 3 valori per il centenario della Spedizione dei Mille dove sono rappresentati il proclama autografo di Garibaldi ai siciliani, l’incontro a Teano e l’imbarco a Quarto.

IL TRATTATO DI TORINO DEL 1860

Il 24 marzo 2010 si è celebrato il 150° anniversario del Trattato di Torino che sancì formalmente l’annessione di Nizza e Savoia alla Francia. La posta francese ha dedicato due francobolli a questo storico trattato per ricordare in particolare il ricongiungimento di questi territori alla Francia. I valori di 56 centesimi hanno un formato di 40 x 30 mm., stampa rotocalcografica, il disegno è di Claude Jumelet. Il soggetto presenta il paesaggio montano savoiardo con l’esemplare cartaceo del Trattato di Torino e la città costiera di Nizza tra il Mar Mediterraneo e le Alpi Marittime.

 La Savoia è la regione che dà il nome alla dinastia che regnò in Italia dal 1861 al 1946: nell’XI sec. il capostipite Umberto I Biancamano ricevette per i suoi servigi alcuni territori dal re di Borgogna Rodolfo III e dall’imperatore Corrado II il Salico, dando origine alla Contea di Savoia e all’omonima casa dinastica. Nella seconda metà del XIV sec. il conte “rosso” Amedeo VII acquisì la Contea di Nizza, il territorio delle Alpi Marittime sul Mar Mediterraneo. Nel 1416 l’imperatore Sigismondo concesse il titolo di duca ad Amedeo VIII detto il Pacifico e il Ducato di Savoia durò fino al 1713 quando la Pace di Utrecht chiuse la Guerra di Successione Spagnola e portò il titolo di re di Sicilia a Vittorio Amedeo II. Nel 1720 quest’ultimo divenne re di Sardegna. Nel 1796 la Campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte costrinse Vittorio Amedeo III a firmare l’Armistizio di Cherasco  che decretò la cessione di Nizza e della Savoia alla Francia. I territori furono restituiti ai Savoia nel 1814 con il crollo dell’Impero Napoleonico. Si passa poi agli eventi risorgimentali che vedono come protagonisti il Regno di Sardegna e Camillo Benso conte di Cavour: dopo essere stato ministro dell’agricoltura e delle finanze con D’Azeglio, nel 1852 Cavour divenne Presidente del Consiglio del cosiddetto Grande Ministero grazie al connubio tra il centro-destra e il centro-sinistra di Rattazzi. Nello stesso anno in Francia, un plebiscito istituzionale proclamò il secondo impero ereditario sotto Luigi Napoleone che prese il nome di Napoleone III. Da quel momento in poi Cavour operò costantemente in politica estera per attirare l’attenzione delle potenze europee più progressiste come la Francia e l’Inghilterra sulla Questione Italiana in chiave antiaustriaca. E’ in questo contesto che bisogna considerare nel 1855 l’intervento di un corpo di spedizione in Crimea a fianco degli anglo-francesi contro la Russia e nel Congresso di Parigi del 1856 Cavour ebbe la possibilità di creare i presupposti per una futura alleanza con la Francia. In effetti gli accordi segreti di Plombières del 1858 rappresentarono la base preliminare di un’intesa strategica che si concretizzò nel gennaio del 1859 con un trattato d’alleanza e con il matrimonio tra Clotilde di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele II, e Gerolamo Bonaparte, cugino dell’imperatore francese. Cavour vedeva nella Francia un prezioso strumento per poter realizzare un regno unificato in Italia sotto l’egida dei Savoia e la forte inclinazione antiaustriaca di Napoleone III facilitò i piani del primo ministro piemontese. Il trattato prevedeva l’intervento militare francese a fianco del Regno di Sardegna in caso di attacco dell’Austria contro l’alleato italiano, in cambio il Regno di Sardegna avrebbe ceduto alla Francia i territori di Nizza e Savoia. Cavour ebbe l’abilità di provocare l’intervento austriaco in un conflitto con la Seconda Guerra d’Indipendenza (aprile-luglio 1859): dopo le vittorie delle truppe franco-piemontesi (Magenta, Solferino, S. Martino), Napoleone III firmò con l’imperatore Francesco Giuseppe l’Armistizio di Villafranca l’11 luglio 1859, ritirandosi da una guerra che aveva provocato molti caduti tra le truppe francesi. Questo epilogo provocò la caduta del governo Cavour e in novembre la Pace di Zurigo chiuse ufficialmente la guerra tra la Francia e l’Austria: la Lombardia venne ceduta alla Francia che la consegnò al re di Sardegna, il Veneto e la provincia di Mantova rimasero sotto la sovranità austriaca, i sovrani italiani  sarebbero dovuti tornare nei rispettivi possedimenti, ma in realtà gli antichi stati dell’Italia centrale vennero poi annessi al Regno di Sardegna. Il 24 marzo 1860, con il Trattato di Torino, la Savoia e la Contea di Nizza (con l’esclusione di Briga e Tenda che vennero ricongiunte alla Francia nel 1947) vennero cedute alla Francia come era stato stabilito dai precedenti accordi. Il trattato fu reso pubblico il 30 marzo, seguirono in aprile il proclama del re Vittorio Emanuele II alle popolazioni di Nizza e della Savoia e i plebisciti che a larghissima maggioranza decretarono il ricongiungimento alla Francia. A maggio iniziò la Spedizione dei Mille di Garibaldi e il 17 marzo 1861 fu ufficialmente proclamato il Regno d’Italia. Dal 15 giugno del 1860 l’antico territorio della Savoia forma i dipartimenti francesi della Savoia e dell’Alta Savoia con i centri importanti di Chambery e Annecy, mentre la Contea di Nizza forma il dipartimento delle Alpi Marittime.

Un importante precedente filatelico è rappresentato dai due esemplari emessi il 26 marzo 1960 per celebrare il centenario del ricongiungimento di Nizza e Savoia alla Francia: il soggetto è graficamente migliore rispetto ai francobolli del 2010 grazie ai disegni di Clément Serveau che presentano in primo piano due donne in abiti tradizionali, la decorazione floreale e nello sfondo il paesaggio montano savoiardo e la costa mediterranea nizzarda. Nessun riferimento al trattato, quasi a voler sottolineare le caratteristiche paesaggistiche e folcloristiche dei territori ricongiunti.

Le emissioni postali dei paesi storicamente coinvolti nella seconda guerra d’indipendenza e nei successivi trattati vedono come protagonisti i rispettivi sovrani:

– In Francia abbiamo l’esemplare di 1c. di colore verde oliva su fondo azzurro del 1° novembre 1860, con l’effigie di Napoleone III profilo volto a sinistra, non dentellato, stampa tipografica, disegno e incisione di Désiré-Albert Barre.

– Nel Regno di Sardegna, la quarta emissione del 1855-63 con l’effigie in rilievo di Vittorio Emanuele II profilo volto a destra, 6 valori non dentellati, stampa tipografica di Francesco Matraire in fogli di 50 esemplari.

– Nel Regno Lombardo-Veneto, la seconda emissione austriaca del 1859-62 con l’effigie di Francesco Giuseppe II tipo e diciture in rilievo, 5 valori con dentellatura 15 a blocco, stampa tipografica in fogli di 240 esemplari.

IL PRIMO FRANCOBOLLO ITALIANO ?

 

La querelle del primo francobollo emesso in terra italica non sembra ancora risolta. La maggioranza degli esperti filatelici e degli storici sono concordi nel ritenere il cosiddetto Victor Black come il primo vero e proprio valore postale italiano, emesso nel 1851 nel Regno di Sardegna. Ma da un punto di vista strettamente storico e storiografico, nel 1851 l’Italia non esisteva ancora come stato unitario nazionale indipendente e un anno prima l’amministrazione postale austriaca aveva emesso valori appositamente per il Regno Lombardo-Veneto. In seguito la quarta emissione del Regno di Sardegna del 1855-61 ebbe corso di validità fino al 1863. Nel 1859-60 abbiamo le emissioni speciali nei vari stati italiani retti da governi provvisori prima dell’unità d’Italia e l’emissione sabauda per le provincie napoletane del 14 gennaio 1861 (validità fino al 15 ottobre 1862). La proclamazione ufficiale del Regno d’Italia avvenne il 17 marzo 1861 e in questo contesto seguì la prima emissione dentellata del marzo-ottobre 1862.

La situazione storica di quegli anni è piuttosto complessa ed è quindi giustificabile avallare la semplificazione che attribuisce alla prima emissione di Sardegna del 1851 il titolo legittimo di prima emissione italiana sotto tutti i punti di vista. Comunque per gli scettici e i dubbiosi, a voi la scelta !!!

 

10c.aquila bic.1850

 

 

  

 

 

 

 

 

 Emissione austriaca in territorio italiano

 

1° giugno 1850

PRIMA EMISSIONE AQUILA BICIPITE

REGNO LOMBARDO-VENETO

Formato:   17 x 21 mm.

Metodo di stampa:   tipografica (tipografia di stato austriaca di Vienna).

Sei valori in centesimi:   5 giallo – 10 nero – 15 rosso vermiglio – 30 bruno – 45 azzurro.

Moneta:   lira austriaca divisa in 100 centesimi.

Carta:   a mano bianca.

Foglio:   240 francobolli con 4 croci di S. Andrea.

Filigrana:   KKHM.

Dentellatura:   assente.

Disegno:   Herz e Tantenhayn.

Soggetto:   stemma austro-ungarico in uno scudo con diciture KKPOST-STEMPEL; valore riquadrato in basso.

Ufficialmente i primi francobolli ad avere corso legale in territorio italiano, sia pur prodotti ed emessi da un’amministrazione postale straniera. Contemporaneamente, il 1° giugno 1850 fu emessa la medesima serie tipografica in kreuzer nell’ Impero Asburgico. Nell’immagine viene mostrato l’esemplare del 10 c. di colore nero.

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 regno di sardegna 1851  5 c. di colore nero

1° gennaio 1851

PRIMA EMISSIONE DI SARDEGNA

REGNO DI SARDEGNA

Formato:   19 x 22.

Metodo di stampa:   litografica (Francesco Matraire di Torino).

Tre valori in centesimi:     5 nero – 20 azzurro – 40 rosa.

Moneta:   lira italiana di 100 centesimi.

Carta:   a macchina.

Foglio:   50 francobolli.

Filigrana:   assente.

Dentellatura:   assente.

Validità:    30 settembre 1853.

Tiratura:   90.000.

Disegno:   F. Matraire.

Soggetto:   effigie di Vittorio Emanuele II profilo rivolto a destra; riquadri con diciture FRANCO-BOLLO- C. POSTE e valore.

E’ considerata la prima emissione “italiana” poichè realizzata nello stato che portò a compimento l’unità d’Italia tra il 1859 e il 1861.

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4em.sard1855

 5 c. di colore verde

1855-61

QUARTA EMISSIONE DI SARDEGNA

REGNO DI SARDEGNA

 

Formato:    19 x 22.

Metodo di stampa:   effigie impressa a secco in rilievo; riquadro a stampa tipografica (Francesco Matraire di Torino).

Sei valori in centesimi e lire:   5 verde – 10 bistro – 20 indaco – 40 carminio – 80 giallo – 3 lire rame.

Moneta:  lira italiana di 100 centesimi.

Carta:   bianca a macchina.

Foglio:   50 francobolli.

Filigrana:   assente.

Dentellatura:   assente.

Validità:   31 dicembre 1863.

Soggetto:   effigie di Vittorio Emanuele II profilo rivolto a destra; riquadri con diciture FRANCO-BOLLO-C. POSTE e valore.

E’ la cosiddetta emissione di transizione nel passaggio storico dal Regno di Sardegna al Regno d’Italia a seguito della 2° guerra  risorgimentale d’indipendenza.

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1°dent.1862

 80 c. di colore arancio

1° marzo 1862

PRIMA EMISSIONE DENTELLATA

REGNO D’ITALIA

Formato:    20 x 24 mm.

Metodo di stampa:   effigie impressa a secco in rilievo; riquadro a stampa tipografica ( Francesco Matraire di Torino ).

Quattro valori in centesimi:   10 bistro – 20 indaco – 40 rosso – 80 arancio.

Moneta:   lira italiana di 100 centesimi.

Carta:   bianca a macchina.

Foglio:   50 francobolli.

Filigrana:   assente.

Dentellatura:   11 e 1/2 x 12; a pettine.

Validità:   31 dicembre 1863.

Disegno:   Matraire-Ferraris.

Soggetto:   effigie di Vittorio Emanuele II profilo rivolto a destra; riquadri con diciture FRANCO-BOLLO-C. POSTE e valore.

Il 18 febbraio 1861 il primo parlamento italiano decretò a Torino la costituzione del Regno d’Italia. Un doppio primato: prima emissione ufficialmente realizzata nel nuovo regno e prima emissione dentellata italiana.

 

 

 

 

 

 

 

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