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I FALSI PROPAGANDISTICI TEDESCHI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Qualche tempo fa la televisione pubblica italiana ha incredibilmente e sorprendentemente trasmesso un bellissimo lungometraggio premiato con l’oscar come il miglior film straniero nel 2008, si tratta de Il falsario del regista austriaco Stefan Ruzowitzky e con la straordinaria interpretazione dell’ attore Karl Markovics nel ruolo di un noto falsario di religione ebraica la cui abilità nella contraffazione fu sfruttata dalle autorità naziste nel vano tentativo di arrecare danno all’economia monetaria e finanziaria dei paesi nemici durante la seconda guerra mondiale. Il film è tratto dal famoso romanzo autobiografico “L’ officina del diavolo” di Adolf Burger, un tipografo che realmente partecipò alla cosiddetta Operazione Bernhard (dal nome dell’ufficiale delle SS Bernhard Kruger responsabile del piano) iniziata nel 1942 nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino dove un gruppo di deportati ebrei fu impiegato dalle SS per falsificare le banconote in sterline e in dollari allo scopo di immettere un grosso quantitativo di valuta contraffatta per causare una spinta inflazionistica galoppante in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Non mi dilungherò a ripercorrere la trama invitando tutti a leggere il libro e a guardare il film per rendersi conto che il piano nazista non ebbe il successo sperato, piuttosto vorrei sottolineare il fatto che soprattutto il film pone l’accento sul tema della falsificazione della moneta ed in effetti era l’obiettivo primario da raggiungere per ottenere dei risultati nefasti sull’economia alleata. Ma occorre considerare che l’officina di Sachsenhausen si impegnò anche nella produzione di valori postali falsi di parodia propagandistica. La diffusione del francobollo falso propagandistico prodotto dai britannici che presentava l’immagine di Himmler al posto di Hitler come capo supremo del Reich tedesco irritò notevolmente i nazisti per cui nel 1944 fu programmata l’Operazione Filigrana che prevedeva la realizzazione di francobolli di parodia utilizzando un tipo di carta filigranata con perforazione 11 ½ e senza gommatura e attribuendo la loro produzione alla Svezia neutrale per avvalorare maggiormente il messaggio propagandistico implicito nei valori.

Il francobollo britannico verde scuro del 1935 con valore facciale da ½ penny celebra il giubileo d’argento di Re Giorgio V e fu utilizzato dai nazisti come soggetto del cosiddetto jubilee parody stamp: stampa in fogli di 120 (10 x 12); la dicitura this war is a jewsh war al posto di silver jubilee half penny (da notare l’errore nella parola jewish); le date di guerra 1939 1944 al posto di quelle giubilari 1910 1935; la presenza dei simboli dell’ebraismo (la stella di David) e del comunismo (la falce e il martello) a simboleggiare la guerra voluta dai bolscevichi sovietici e dai giudei di tutto il mondo; infine l’effigie di Stalin al posto del monarca. E’ chiaro in questo esemplare l’intento tipico della guerra psicologica nazista di voler minare gli equilibri dell’alleanza tra i sovietici e gli anglo-americani, oltre alla proverbiale inclinazione antisemita che vedeva il giudaismo come la principale minaccia dei popoli “ariani”.

Il francobollo bruno lillaceo del 1937 di 1 ½d appartenente alla serie dedicata all’incoronazione di Re Giorgio VI fu anch’esso preso in considerazione dai nazisti per realizzare il coronation parody stamp che aveva sempre una finalità destabilizzatrice atta a minare la “innaturale” alleanza tra britannici e bolscevichi: la dicitura sssr britannia al posto di postage revenue; nella parte destra della corona reale è presente la falce e martello, mentre la sigla stilizzata ger è sostituita da sssr; anche in questo caso sono presenti la stella di David e la falce e martello inglobati nella stella sovietica; la data dell’incoronazione 12 may 1937 è sostituita da Teheran 28.11.1943 riferendosi alla conferenza che sancì il rafforzamento dell’alleanza tra Stalin, Roosevelt e Churchill; infine l’immagine della consorte Regina Elisabetta è sostituita da quella di Stalin.

La serie definitiva del 1937 con l’effigie di Giorgio VI profilo a sinistra fu oggetto di diversi modi di falsificazione propagandistica (definitives parodies): 6 valori stampati su fogli di 192; la stella di David è presente sulla corona al posto della croce e nel fiore all’angolo superiore destro, mentre la falce e martello appare accanto al valore facciale e nel fiore all’angolo superiore sinistro. I definitivi furono anche soprastampati con differenti slogan: la soprastampa murder ruin tra due bombe con il nome di luoghi simboloci si riferiscono ai massicci bombardamenti alleati che avevano provocato morte e distruzione; le soprastampe politiche world-bolshevism/judaism/slavery con i consueti simboli della Russia comunista e dell’ebraismo internazionale; la soprastampa empire’s liquidation tra due croci e il riferimento alla Conferenza di Teheran o liquidation of empire con il nome del dominion britannico in una cornice rettangolare, entrambi stanno a significare l’imminente eliminazione dell’Impero coloniale britannico come effetto dell’alleanza con il blocco giudaico-bolscevico; infine la soprastampa invasion con la sigla AAA O e vari slogan.

I francobolli sopra citati furono spesso usati con l’annullamento London AAA O -6 jun 44 special stamp in riferimento allo sbarco alleato avvenuto sulle coste della Normandia. Furono realizzati anche i foglietti con testo bilingue in inglese e in russo (francobollo speciale in memoria del primo giorno d’invasione) e gli esemplari propagandistici spesso con annullo AAA O.

In conclusione questi falsi propagandistici ebbero tutti come scopo primario quello di addossare la responsabilità della guerra ai bolscevichi e agli ebrei e gettare discredito nei confronti dei sovietici e del complotto giudaico di conquistare il potere politico ed economico nel mondo. Occorre ricordare il contesto storico che ruotava intorno alla produzione dei francobolli di Sachsenhausen in quanto nel 1944 la situazione bellica per la Germania era ormai compromessa con lo sbarco alleato in Normandia, l’avanzata russa da est, il progressivo indebolimento militare tedesco per la scarsità di risorse primarie e i frequenti bombardamenti a tappeto sulle città, sulle vie di comunicazione principali e sugli impianti industriali strategici. In questa situazione, nonostante i poco credibili proclami di Hitler su un’arma segreta decisiva per rovesciare le sorti della guerra, la classe dirigente nazista tentò di convincere gli angloamericani della pericolosità di vincere una guerra a fianco di alleati scomodi che si sarebbero rivoltati contro in un secondo momento e probabilmente alcuni alti papaveri dell’establishment nazista auspicavano una pace preventiva con gli alleati occidentali per fermare l’inesorabile invasione sovietica. Questa strategia fu attuata anche attraverso la diffusione dei francobolli propagandistici, ma come è noto le autorità politiche e militari alleate rifiutarono sempre ogni tipo di trattativa ponendo come unica possibilità la resa incondizionata della Germania. Questo atteggiamento cambiò solo alla fine della seconda guerra mondiale che decretò in pratica l’inizio della guerra fredda.

I FRANCOBOLLI DEI REPARTI MILITARI DELL’AZAD HIND

I francobolli dell’Armata Nazionale Indiana furono prodotti nella Germania nazista a scopo propagandistico per sovvenzionare i reparti militari indiani schierati a fianco dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Per capire le motivazioni che portarono un numero cospicuo di soldati indiani a combattere nel cuore dell’Europa per la causa nazista occorre considerare l’importanza storica di un noto rivoluzionario indiano di nome “Netaji” Subhash Chandra Bose. Bose era uno dei più importanti leader del Movimento Indipendentista Indiano fautore di una strategia offensiva e armata contro il dominio coloniale britannico in contrapposizione alla politica della non violenza del Mahatma Gandhi. Egli auspicava la completa ed immediata indipendenza dell’India e per questo suo pensiero fu più volte imprigionato dalle autorità inglesi. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Bose considerò questo evento come una preziosa opportunità per indebolire l’impero coloniale britannico nel sub-continente indiano e per questo non esitò ad appoggiare la politica bellica nazista in Europa e giapponese in Asia. Nel 1943 promosse la formazione di una forza militare indiana, l’Azad Hind Fauj o Armata Nazionale Indiana, composta da ex-prigionieri di guerra e agguerriti nazionalisti indiani reclutati per combattere gli inglesi nel Sud-Est asiatico. Già nel 1941 Bose riuscì a convincere Hitler della necessità di appoggiare la causa di un’India indipendente e conseguentemente fu autorizzato a creare una formazione militare combattente denominata Legione SS India Libera ovvero un reggimento di fanteria delle Waffen SS costituito da volontari nazionalisti, ex-prigionieri di guerra, disertori delle truppe coloniali britanniche da impegnare sul fronte occidentale europeo unicamente contro i nemici inglesi. Il reggimento era formato da tre battaglioni comandati da ufficiali tedeschi e fu utilizzato soprattutto in Francia e Olanda per contrastare l’avanzata delle truppe alleate e in Italia contro le divisioni inglesi e polacche e nella lotta antipartigiana del 1944. Proprio nel 1942 in Italia il governo fascista aveva costituito per il fronte in Africa Settentrionale il Battaglione Azad Hindoustan grazie all’iniziativa di un altro nazionalista di origine pakistana attivo a Roma Shedai, ma questo progetto non ebbe seguito e il reparto fu smantellato dopo pochi mesi con la sconfitta dell’Asse ad El Alamein. Con il crollo del Terzo Reich, anche i legionari indiani dell’Azad Hind furono catturati durante il vano tentativo di raggiungere la neutrale Svizzera, molti furono sommariamente giustiziati, altri consegnati agli inglesi e riportati in India per essere processati con l’accusa di alto tradimento.

Come riportato all’inizio dell’articolo, i francobolli dell’Azad Hind non ebbero un effettivo uso postale, piuttosto furono realizzati per propagandare e sovvenzionare attraverso un sovrapprezzo di contribuzione i reparti della legione indiana. Questi francobolli furono stampati in fogli di 100 nel 1943 presso lo stabilimento statale Reichsdruckerei di Berlino, 10 valori con dentellatura 10×12 o non dentellati, in differenti colori e una tiratura stimata di circa 20 milioni di esemplari che non furono mai emessi a causa degli eventi bellici non proprio favorevoli per le forze militari dell’Asse.

I 21 francobolli sono caratterizzati da sei soggetti differenti che sono opera dei noti bozzettisti Werner e Maria von Axster-Heudtlass la cui sigla Ax-Heu è riportata su ogni valore: il valore da 1+1 anna mostra un legionario sikh con il tipico turbante e il mitragliatore in dotazione dei reparti Waffen SS; i valori ½, 1, 2+2 anna presentano un aratro in primo piano e nello sfondo un contadino mentre lavora in un campo; i valori da 2 ½ e 2 ½+2 ½ mostrano una donna mentre sta filando un tessuto con il tipico arcolaio indiano o charkha che era il simbolo della bandiera del Governo Provvisorio dell’India Libera di Bose che aveva sede nella città di Singapore occupata dai giapponesi; nel valore da 3+3 anna un infermiera presta le cure a un soldato ferito; i valori da 8+12 anna e 12 anna+1 rupia presentano una catena spezzata sulla carta geografica dell’India; infine il valore più alto da 1+2 rupie mostra tre soldati di differenti etnie con la bandiera dell’Azad Hind (tiratura di 13.500 esemplari). Di questi francobolli non emessi sono noti diversi falsi dell’immediato dopoguerra, molti dei quali risultano facilmente riconoscibili.

Nonostante il chiaro collaborazionismo politico e militare con le potenze dell’Asse, l’Armata Nazionale Indiana e il movimento politico di Bose ebbero un’adeguata e positiva considerazione nell’India post-coloniale, democratica e indipendente e questo aspetto ebbe un chiaro riscontro anche dal punto di vista filatelico. Il primo atto postale della nuova India affrancata si concretizzò con un timbro postale in data 15 agosto 1947, il giorno dell’indipendenza: il timbro postale celebrativo Jai Hind si riferisce al canto di guerra o all’inno di battaglia che i soldati dell’Azad Hind proferivano duranti i combattimenti, un motto che era diventato il simbolo della lotta armata contro il giogo coloniale britannico. Questo bollo bilingue fu utilizzato fino al 1955 soprattutto per l’annullamento dei valori postali coloniali dell’India Postage sovrastampati. Il primo francobollo dell’India indipendente emesso il 21 novembre 1947 presenta come soggetto la bandiera tricolore dell’Azad Hind con il motto patriottico Jai Hind (tradotto approssimativamente “lunga vita all’India” o “vittoria per l’India”) in lingua hindi e la data d’indipendenza. Questo valore da 3 ½ anna per l’affrancatura della corrispondenza destinata all’estero mostra la nuova bandiera della repubblica indiana con il simbolo religioso di Ashoka Chakra al posto dell’antico arcolaio indiano o della tigre rampante.

Osannata anche la personalità di Bose come eroe e patriota rivoluzionario: il 23 gennaio 1964 furono emessi due francobolli per ricordare l’importanza storica dell’Armata Nazionale Indiana e per celebrare il 67° anniversario della nascita del leader politico, mentre l’esemplare del 23 gennaio 1997 ricorda il centenario della nascita. I francobolli del 21 ottobre 1968 e del 31 dicembre 1993 commemorano rispettivamente il 25° e il 50° anniversario della costituzione del governo provvisorio di Singapore e della forza militare indipendentista Azad Hind .

LE EMISSIONI FILATELICHE DELLA LVF

Il Regime di Vichy del maresciallo Pétain, nato nel luglio 1940 a seguito della débacle francese contro le truppe corazzate tedesche, si era posto su un piano di sostanziale “neutralità” dal punto di vista militare, nonostante l’orientamento chiaramente collaborazionista che aveva assunto sul fronte interno nei confronti della Germania nazista. Prevaleva l’opinione diffusa tra le alte gerarchie del regime di non coinvolgere il nuovo Stato Francese in una guerra continentale che avrebbe favorito unicamente gli interessi del Terzo Reich e dopotutto lo stesso Hitler era propenso a mantenere la Francia disarmata e militarmente inoperativa sui vari fronti di guerra. Ma gli ambienti ultracollaborazionisti, che erano particolarmente influenti a Parigi e nella zona occupata, premevano per un coinvolgimento militare francese nelle vicende belliche europee a fianco dell’alleato tedesco e denunciavano l’atteggiamento ambiguo che il governo di Vichy aveva assunto su questo tema. Il 22 giugno 1941 scattò l’Operazione Barbarossa che dava avvio al piano d’invasione tedesca dell’Unione Sovietica: questa offensiva fu considerata una vera e propria crociata contro il comunismo e diede l’occasione ai filo-nazisti di promuovere la costituzione di un reparto militare francese da inviare al fronte russo. L’8 luglio 1941 fu creata la Légion des Volontaires Français contre le Bolchevisme (L.V.F.) per iniziativa dei maggiori esponenti dei movimenti fascisti francesi come Marcel Déat, Jacques Doriot, Eugène Deloncle, Marcel Bucard. In sostanza si trattava di una organizzazione volontaria e militare combattente composta da militanti dei vari partiti fascisti, da ex-prigionieri di guerra che avevano optato per il collaborazionismo militare e da avventurieri e delinquenti senza scrupoli. Il reclutamento interessò sia la zona occupata che quella libera della Francia e il raggruppamento dei volontari giudicati idonei avvenne nella caserma Borgnis-Desbordes a Versailles: non fu assolutamente un reclutamento di massa (circa 6000 soldati) per il semplice fatto che la popolazione francese si dimostrò diffidente nei confronti di un corpo militare posto sotto il comando germanico con il nome di 638° Reggimento di Fanteria della Wermacht e che utilizzava divise e armamenti tedeschi. Unici elementi distintivi, la bandiera di combattimento tricolore e lo scudo francese posto sull’elmetto e sulla manica destra della divisa. Il reggimento fu assegnato al comando del colonnello Roger Labonne (agosto 1941) e inviato al campo di addestramento in Polonia (settembre 1941). In novembre due battaglioni di quasi 2300 uomini erano già impegnati sul fronte orientale al seguito della 7° Divisione di Fanteria Bavarese della Wermacht, ma in generale i tedeschi non dimostrarono mai una grande fiducia verso questa milizia straniera che doveva essere impiegata nei combattimenti in prima linea.

Nel frattempo furono delineati i mezzi propagandistici per promuovere il reclutamento e pubblicizzare l’ideologia fascista francese: tra le varie cose, il Comitato Centrale della LVF decise di realizzare delle emissioni filateliche che dovevano avere uno scopo strettamente propagandistico e che avrebbero contribuito al finanziamento della Legione attraverso una sovrattassa. Per iniziativa del consigliere filatelico della LVF Bachelet, il 21 ottobre 1941 fu emesso il blocco-foglietto Orso, stampa calcografica con dentellatura di 12 ½ , disegno di Vinay e incisione di Degorce. Sul foglio la dicitura rossa blocco di franchigia del corpo di spedizione della Legione dei Volontari Francesi contro il Bolscevismo. Il valore presenta la F di franchigia + 100 frs. di sovrattassa per la sottoscrizione a favore del reclutamento, un orso bianco con la stella rossa come allegoria del bolscevismo sovietico da debellare con la spada legionaria, un villaggio russo in fiamme. Da notare in alto a destra, la francisca (simbolo del regime di Vichy) con dicitura LVF. La vendita dei foglietti fu effettuata sotto forma di sottoscrizione ed ebbe un discreto successo nella capitale dove furono venduti diverse migliaia di esemplari (circa 25000 tra sottoscrizione e vendita al pubblico).

I primi ingaggi in battaglia della LVF avvennero nel dicembre 1941 nei pressi  del Lago Djukovo e Borodino (proprio il luogo dove Napoleone sconfisse i russi nel 1812) durante i combattimenti intorno a Mosca nel vano tentativo tedesco di conquistare la capitale russa. A Djukovo la Legione fu decimata per le gravi perdite subite in battaglia contro l’Armata Rossa.

E’ in questo contesto, quando troviamo la Legione impegnata negli scontri bellici tra il 1941e il 1942, che fu decisa la realizzazione dei francobolli per l’affrancatura della corrispondenza. In realtà questi 9 francobolli non ebbero un uso propriamente postale poiché i soldati della LVF avevano a disposizione la franchigia militare per inoltrare la propria corrispondenza tramite il servizio di trasporto postale tedesco per cui non erano tenuti ad adottare francobolli speciali per la spedizione verso la Francia. Inoltre l’utilizzo di francobolli di posta aerea era praticamente improprio poiché la Feldpost non effettuava servizi di trasporto aereo postale dalla Russia. Si tratta quindi di emissioni strettamente filateliche  per affrancature di “cortesia” ovvero i collezionisti inviavano i francobolli ai legionari che li rispedivano indietro tramite la corrispondenza con i timbri di annullo circolari neri e rossi della Deutsche Feldpost (la posta militare tedesca) che presentavano il caratteristico emblema dello stato nazista (svastica sormontata dall’aquila imperiale). Queste emissioni LVF furono realizzate nella speranza di poter avere un riconoscimento ufficiale dall’amministrazione postale francese e quindi una importante legittimazione del corpo da parte delle autorità di Vichy, allo stesso tempo permanevano lo scopo propagandistico e la finalità di finanziare la Legione impegnata sul fronte orientale. I francobolli per posta LVF consistono di due serie per un totale di 9 esemplari.

La serie Aviazione del 1941-42, stampa calcografica con dentellatura 12×12 ½ , il bordo di foglio recanti la Francisca e diciture LVF in corsivo, due tipologie di francobolli di posta aerea con dicitura Corpo di spedizione della Legione dei Volontari Francesi contro il Bolscevismo:

Courrier officiel par avion dicitura in rosso, F. di franchigia, disegno di Bonhotal e incisione di Gandon. Il soggetto presenta un bombardiere bimotore visto dall’alto e la cartina della Russia con una stella rossa stilizzata che indica la città di Mosca posta sotto assedio.

– Courrier spécial par avion dicitura blu, F+10 frs.tassa aerea per sottoscrizione, disegno di Vinay e incisione di Degorce. Il soggetto presenta un aereo che vola verso ovest in un cielo nebuloso, la carta dell’Europa con in evidenza la torre Eiffel e il Cremlino.

Entrambi i tipi furono emessi nel novembre-dicembre 1941 senza soprastampa e con una tiratura di 450.000 esemplari per tipo di cui circa 1/3 venduti per sottoscrizione. Nel gennaio 1942 furono emessi gli esemplari con soprastampa FRONT DE L’EST OSTFRONT, tiratura di 300.000 esemplari per tipo molti dei quali venduti per sottoscrizione. Le varietà riguardano essenzialmente la soprastampa decentrata, l’assenza di dentellatura e l’omissione della dicitura colorata.

La serie Borodino del 2 aprile 1942, stampa in rotocalco con dentellatura di 13, tiratura di un milione di cui circa la metà venduti per sottoscrizione, 5 esemplari con il bordo di foglio recante l’emblema della LVF. Tutti gli esemplari presentano la dicitura La Legione dei Volontari Francesi contro il Bolscevismo, F+1f per sottoscrizione e lo scudo tricolore con dicitura France. Diversa è la tipologia dei soggetti: una vedetta in trincea che osserva gli edifici di una città che potrebbe essere Mosca (violetto); legionari in azione durante una fase di cannoneggiamento (verde); l’offensiva dei panzer (nero); due legionari con il tricolore e i soldati napoleonici protagonisti della Campagna di Russia del 1812 (azzurro); reparto di legionari a piedi e a cavallo in un villaggio russo (carminio). Oltre a commemorare il 130° anniversario della Battaglia di Borodino, questi esemplari intendevano celebrare i combattimenti che la LVF stava affrontando sul fronte russo  dal mese di dicembre 1941.

Dopo i combattimenti di dicembre, seguì la dispersione dei soldati francesi in varie unità militari tedesche e la riorganizzazione della Legione che fu impegnata nelle retrovie in azioni contro le formazioni partigiane russe. Nel giugno 1942 il governo di Vichy prese l’iniziativa di costituire un corpo militare francese che prese il nome di Legione Tricolore. A differenza della LVF, questo reparto doveva essere sotto il controllo militare e politico delle autorità di Vichy e doveva utilizzare uniformi francesi, ma l’occupazione italo-tedesca della zona libera vanificò la realizzazione di questo progetto per cui si decise il potenziamento della LVF già impegnata sul fronte orientale. Il 12 ottobre 1942 questo evento fu celebrato ufficialmente dalla posta francese  con l’emissione di un trittico tricolore commemorativo in cui sono presenti due valori di colore rosso e blu validi fino al 25 maggio 1943 per l’affrancatura della corrispondenza all’interno della Francia, mentre l’esemplare bianco è stampato in rilievo: stampa in rotocalco, disegno di Eric e incisione di Pierre Gandon. Il soggetto presenta il profilo di un legionario e nello sfondo lo schieramento dei granatieri napoleonici impegnati in Russia, le diciture Légion tricolore e postes françaises, il valore di 1F20+8F80 di sottoscrizione a favore della Legione. Anche in questo caso lo stretto accostamento con l’esercito napoleonico sta a simboleggiare la ferma volontà di una rivincita contro l’”orso” russo e sovietico. Da notare che l’emblema raffigurato sul basco del legionario è quello della LVF.

Fino ad allora il regime di Vichy aveva assunto un atteggiamento freddo nei confronti della LVF poiché era consapevole di non poterla avere sotto il proprio controllo, ma l’occupazione tedesca della zona libera (11 novembre 1942) favorì il processo di legittimazione di questo corpo militare.

Nel 1943 fu riorganizzata la LVF con il comandante Edgar Puaud e da quel momento la Legione fu prevalentemente impiegata nella lotta antipartigiana e in azioni repressive e di rappresaglia contro la popolazione civile in Bielorussia e in Ucraina. Con la ritirata dalla Russia, Himmler decise lo smantellamento dei reggimenti stranieri e il loro accorpamento nei reparti Waffen SS, per cui la LVF fu ufficialmente sciolta il 1° settembre 1944 e inglobata nella 33° Divisione Charlemagne che fu impegnata nei durissimi scontri in Pomerania (febbraio-marzo 1945). Gli ultimi legionari francesi li ritroveremo a Berlino nella difesa della città durante l’ultimo atto che decretò la fine del Terzo Reich. I pochi sopravvissuti finirono nei campi di prigionia sovietici, mentre coloro che furono arrestati in Francia vennero condannati a morte o a lunghe pene detentive con l’accusa di collaborazionismo e alto tradimento.

KATYN: LA STRAGE NASCOSTA

In occasione della giornata della memoria e per commemorare le vittime dell’eccidio di Katyn di cui ricorre il 70° anniversario, la posta polacca ha emesso il 7 aprile un blocco-foglietto e il FDC come doveroso ricordo di un massacro che troppo a lungo è rimasto sottaciuto e dissimulato nella polvere degli archivi segreti russi. Il foglietto con il valore di tre zloty mostra una croce assemblata con i bottoni delle divise militari dei soldati trucidati a Katyn e la dicitura “in memoria delle vittime del massacro di Katyn”. La stampa è in offset e il formato è di 70×90 mm.

Nell’agosto del 1939 il patto di non aggressione tedesco-sovietico tra i ministri degli esteri Ribbentrop e Molotov prevedeva anche un protocollo segreto aggiuntivo sulla spartizione della Polonia. Seguì l’invasione tedesca (1° settembre) e sovietica (17 settembre) e ad ottobre la Polonia cessava di essere uno stato nazionale indipendente. I territori annessi dalla Russia sovietica furono quelli della Polonia Orientale che attualmente corrispondono all’Ucraina e alla Bielorussia occidentali. I prigionieri civili e di guerra polacchi furono internati prevalentemente nei campi di concentramento di Kozielsk, Starobielsk e Ostashkov: nei primi due erano rinchiusi gli ufficiali dell’esercito e della riserva, mentre in altri campi di prigionia si trovavano soprattutto gendarmi, poliziotti, soldati e civili considerati controrivoluzionari e anticomunisti. Nel marzo del 1940 partì l’ordine di esecuzione dei prigionieri polacchi su iniziativa del capo della polizia segreta e responsabile degli affari interni Beria, con l’approvazione di Stalin e di alcuni membri del Poltiburo. Il piano prevedeva l’eliminazione sommaria della futura classe dirigente polacca in quanto i circa 8000 ufficiali detenuti ricoprivano ruoli di primo piano nei quadri militari ed erano tutti laureati; al tempo stesso si voleva liquidare la parte attiva della società polacca per facilitare la sovietizzazione della Polonia appena occupata, ma occorre anche ricordare che i polacchi di quei territori non costituivano una maggioranza schiacciante rispetto alla popolazione bielorussa ed ucraina per cui certi episodi vanno considerati nell’ambito di un processo di “depolonizzazione” dell’Ucraina e della Bielorussia occidentali attuato dalle autorità sovietiche e in effetti le famiglie degli internati uccisi furono in seguito deportate.

Il massacro di Katyn simboleggia in realtà un eccidio che ebbe vari scenari con dinamiche differenti e che portò al tragico bilancio di 22000 vittime. Tra il 3 aprile e il 19 maggio 1940 i reclusi di Starobielsk e Ostashkov furono eliminati nelle prigioni della NKVD (la polizia segreta sovietica), mentre circa 4500 ufficiali di Kozielsk furono portati nella foresta di Katyn, nei pressi di Smolensk in Russia, trucidati con un colpo di pistola alla nuca e sepolti in fosse comuni. Solo poche centinaia di persone sopravvissero a questa operazione di sterminio programmata nei minimi dettagli ed eseguita con la massima scrupolosità e con un’ efficienza quasi germanica.

Nell’aprile del 1940, mentre la strage veniva perpetrata dai carnefici di Stalin e Beria, fu emessa la serie di 5 valori per celebrare la “liberazione” dell’Ucraina e della Bielorussia occidentali e la loro riunificazione con le omonime repubbliche socialiste sovietiche. La scansione mostra l’esemplare più significativo, il 10k. Rosso carminio, che sintetizza il benvenuto della popolazione locale all’Armata Rossa.

Con l’Operazione Barbarossa, la Germania iniziò l’invasione della Russia e nel 1943 la Whermacht scoprì le fosse comuni di Katyn: Goebbels sfruttò questo episodio a fini propagandistici e per creare una “falla” nell’alleanza tra le potenze occidentali e l’Unione Sovietica. Stalin si giustificò affermando che i prigionieri polacchi erano stati catturati e giustiziati dai tedeschi nell’estate del 1941 durante l’invasione dei territori sovietici, ma si arrivò ugualmente a una rottura delle relazioni diplomatiche tra il governo polacco in esilio a Londra e le autorità sovietiche. Quando Katyn fu riconquistata dai russi, Stalin istituì una commissione speciale investigativa che ribadì la responsabilità nazista della strage. Churchill e Roosevelt sicuramente non credettero affatto a questa versione dei fatti, ma non fecero niente per appurare la verità poiché non volevano incrinare l’alleanza con Stalin in una fase cruciale della guerra. Nel periodo della Guerra Fredda la questione fu ulteriormente dissimulata con grande maestria: l’URSS era pur sempre una delle potenze vincitrici e un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non si cercò di portare alla luce l’eccidio di Katyn per non aggravare la già difficile tensione politica tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Nella Polonia comunista l’argomento era considerato un vero e proprio tabù fino a quando nel 1990 Gorbaciov ammise per la prima volta la responsabilità di Stalin, della NKVD e della Russia sovietica. Ulteriori prove e rivelazioni vennero alla luce  durante la presidenza di Eltsin e Putin, ma molti dettagli restano ancora oscuri e rimangono blindati negli archivi segreti russi. La diatriba russo-polacca consiste anche sul riconoscimento da parte russa di considerare katyn un vero e proprio genocidio e un crimine contro l’umanità. La recente visita ufficiale dei premiers Putin e Tusk in occasione della prima commemorazione comune di Katyn e il fatto che per la prima volta un leader russo si sia recato sul luogo dell’eccidio fanno sperare per il futuro in un riavvicinamento dei due paesi su tale questione. Ma la commemorazione del 70° anniversario delle vittime di Katyn è purtroppo caratterizzata da un triste evento: proprio oggi è pervenuta la notizia che l’aereo con a bordo il presidente polacco Lech Kaczynski, la delegazione politica al seguito e alcuni parenti degli ufficiali trucidati a Katyn si è schiantato nei pressi di Smolensk durante la fase di atterraggio e sembra che non ci siano superstiti.

Tra le emissioni passate che hanno come soggetto l’eccidio di Katyn, l’esemplare del 1990 ricorda il 50° anniversario e rappresenta uno dei primi atti della nuova Polonia post-comunista contro il muro di silenzio che aveva caratterizzato il lungo periodo precedente. Importante è anche il valore del 1991 dedicato alla commemorazione di tutte le vittime dello stalinismo.  Per un maggior approfondimento storico della vicenda, consiglio la visione del bellissimo film “Katyn” del regista polacco Andrzej Wajda.

LE EMISSIONI DI VICHY NEL 1940-41

La Terza Repubblica francese, che ebbe origine nel 1871 all’indomani della sconfitta contro la Prussia e della fine del Secondo Impero di Napoleone III, ebbe come drastica conclusione la disfatta militare all’inizio della seconda guerra mondiale che portò alla costituzione del regime di Vichy nel luglio 1940. L’ultima emissione della Terza Repubblica è rappresentata da due francobolli tipicamente repubblicani emessi il 20 giugno 1940, appena due giorni prima dell’armistizio che chiuse formalmente la Battaglia di Francia. Il valore di 1F rosso presenta come  soggetto Iris, la figura mitologica greca messaggera degli dei raffigurata come una donna alata con una torcia accesa. Il valore è relativo all’affrancatura della lettera semplice all’interno del paese, il formato è di 17 x 21 mm., dentellatura di 14 x 13 ½, stampa tipografica in fogli di 100 esemplari, disegno e incisione  di Georges Hourriez. Precedentemente erano già stati emessi due esemplari della serie Iris rispettivamente il 24 maggio 1939 (1F verde) e l’8 gennaio 1940 (1F30 oltremare) e anche durante il periodo iniziale di Vichy si darà una continuità alla serie con le emissioni del 2 dicembre 1940 (80c. bruno) e del 25 gennaio 1941 (1F50 arancio). Dopodichè non fu più riproposto e solo nel settembre-novembre 1944 fu emessa la seconda serie di 8 valori quando il regime si era già dissolto e i suoi patrocinatori si erano rifugiati in Germania.

L’altro esemplare è il valore di 2F50 blu oltremare che presenta  Cerere, la dea romana del raccolto e dell’agricoltura, simbolo materno della terra e della fertilità e al tempo stesso simbolo della libertà e della repubblica. Il valore è relativo all’affrancatura della lettera semplice destinata all’estero, il formato è sempre di 17 x 21 mm., dentellatura di 14 x 13 ½ , stampa tipografica in fogli di 100, incisione a cura dell’Atelier du Timbre. Il disegno è tratto da quello originario di Jacques- Jean Barre dei primi francobolli francesi del 1849-50 (Seconda Repubblica), poi riproposti negli anni ’70 del XIX sec. dopo la caduta dell’impero di Napoleone III a seguito della guerra franco-prussiana. Nel 1937-39 erano stati emessi diversi valori del tipo Cerere, mentre nel periodo iniziale di Vichy abbiamo altri tre esemplari soprastampati con il valore di 1F (1940-41). In seguito fu probabilmente considerato un soggetto troppo compromesso con la Francia repubblicana, nonostante il grande prestigio che ancora oggi riveste poiché rappresenta il primo francobollo francese emesso in data 1° gennaio 1849, per cui l’amministrazione postale di Vichy non ritenne più opportuno riproporre questo soggetto che fu prepotentemente rimpiazzato dai vari tipi recanti l’effigie del maresciallo Pétain a partire dal gennaio 1941. Per ritrovare la dea Cerere occorre aspettare il secondo dopoguerra con i nuovi esemplari disegnati da Charles Mazelin del 1945-47.

Ma analizziamo l’antefatto storico che portò alla svolta politica del 1940. A seguito dell’aggressione tedesca della Polonia, la Francia dichiarò guerra alla Germania il 3 settembre 1939 unitamente alla Gran Bretagna. Il 10 maggio 1940 iniziò l’offensiva tedesca sul fronte occidentale con l’invasione del Belgio, dell’Olanda e del Lussemburgo; per questo motivo le truppe anglo-francesi si riversarono a nord per contrastare l’avanzata tedesca, ma lo sfondamento dei Panzerdivisionen di Guderian nelle Ardenne creò i presupposti per una manovra di accerchiamento. A questo punto il governo Reynaud richiamò dalla Spagna il maresciallo Pétain che il 18 maggio fu nominato vicepresidente del consiglio: Paul Reynaud, uomo di destra e ministro delle finanze nel governo Daladier, succedette a quest’ultimo nel marzo 1940, fautore di una stretta intesa con l’Inghilterra, con il precipitare degli eventi bellici di maggio richiamò l’anziano ottantaquattrenne Henri Philippe Omer Pétain, il maresciallo di Francia, l’eroe della Grande Guerra, il “vincitore di Verdun”, il grande riorganizzatore dell’esercito, uomo politico di grande prestigio e molto stimato dai francesi, ambasciatore nella Spagna del caudillo Franco dal 1939 con Daladier al governo. Pétain non poteva risollevare le sorti della guerra con il suo spirito difensivista e le sue concezioni strategiche antiquate e completamente superate, senza contare la palese inferiorità militare francese in termini di armamento e di equipaggiamento. Il risultato fu l’accerchiamento delle truppe anglo-francesi  a Dunkerque (che furono evacuate con un ponte navale verso l’Inghilterra tra il 27 maggio e il 4 giugno nell’Operazione Dynamo) e lo sfondamento del fronte sulla Somme e sull’Aisne il 5-12 giugno che apriva la via verso Parigi alle divisioni corazzate tedesche. La “guerra lampo” di Hitler si era dimostrata un successo completo in Polonia, Danimarca, Norvegia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Francia (settembre 1939- giugno 1940). Il 10 giugno il governo decise di abbandonare la capitale e trasferirsi a Bordeaux: qui Reynaud avanzò la proposta di continuare la guerra nelle colonie dove intendeva trasferire il proprio governo, ma il maresciallo Pétain sfruttò tutta la sua influenza per opporsi a questo progetto e grazie all’appoggio del comandante in capo dell’esercito Weygand, dell’ammiraglio Darlan e del politico Pierre Laval riuscì a mettere in minoranza Reynaud e a costringerlo alle dimissioni il 16 giugno (nel frattempo Parigi era caduta due giorni prima). Il 17 giugno il Presidente della Repubblica Albert Lebrun diede l’incarico allo stesso Pétain di formare un nuovo gabinetto e il primo atto dell’ultimo governo della Terza Repubblica fu la richiesta dell’armistizio. Alla data dell’ultima emissione della Terza Repubblica più della metà del territorio francese risultava occupato dai tedeschi. Dall’altra parte, il generale Charles De Gaulle, sottosegretario di stato alla guerra nel governo Reynaud, aveva raggiunto Londra da Dunkerque e il 18 giugno annunciò la continuazione della resistenza francese con il movimento “Francia Libera” e la continuazione della guerra a fianco dell’Inghilterra, ma questi appelli lanciati da Radio Londra non trovarono grandi consensi in Francia almeno nella fase iniziale del regime di Vichy. Il 22 giugno fu firmato l’armistizio a Rethondes, piccolo centro della foresta di Compiégne, nello stesso luogo e nello stesso vagone ferroviario dove fu firmato l’armistizio dell’11 novembre 1918 che pose fine al primo conflitto mondiale. La Francia fu divisa in due parti da una linea di demarcazione, la zona occupata dai tedeschi (che comprendeva il nord e la costa atlantica) e la zona libera a sud della Loira. L’Alsazia e la Lorena furono annesse alla Germania, due dipartimenti del Nord furono posti sotto l’amministrazione militare tedesca, fu imposto il disarmo all’esercito francese, la flotta militare fu resa non operativa e richiamata nelle basi atlantiche e mediterranee, in compenso furono salvaguardate le colonie e i possedimenti francesi.

Pétain intendeva salvare il salvabile ovvero evitare l’umiliante capitolazione delle forze armate e la conseguente riduzione della Francia in una sorta di protettorato retto da un governatore del Reich (come era accaduto in Polonia) o in uno stato-fantoccio come nel caso della Norvegia di Quisling. Inoltre Pétain giudicava indispensabile mantenere sotto la sovranità francese la flotta (sia pur disarmata) e le colonie per ricostruire una nuova entità statale dalle ceneri di una pesante sconfitta militare, tutto questo nella convinzione che la guerra sarebbe finita presto con una probabile vittoria germanica. Occorreva quindi ricostituire la nuova Francia con un programma condiviso dal punto di vista politico. La capitale nominale era sempre Parigi, ma essendo questa situata in territorio occupato, il governo e il parlamento si trasferirono nella tranquilla cittadina termale di Vichy il 29 giugno 1940. L’enorme prestigio che in quel tempo godeva Pétain, l’acredine della maggioranza dei francesi verso la Terza Repubblica considerata la sola responsabile della disfatta militare, gli intrighi del ministro di stato Laval dai sentimenti anglofobi e filogermanici, l’affondamento degli inglesi di una parte della flotta francese a Mers-el-Kebir il 3 luglio sono tutti elementi che favorirono una vera e propria svolta politica: il 10 luglio l’Assemblea Nazionale votò a gran maggioranza la legge costituzionale che dava pieni poteri straordinari al maresciallo Pétain, abrogava la costituzione del 1875 decretando formalmente la fine della Terza Repubblica, sanciva una nuova costituzione che non fu mai promulgata, congedava sine die il parlamento che non fu mai convocato. In pratica il 10 luglio 1940 rappresenta l’atto costitutivo del nuovo regime che prese ufficialmente il nome di Stato Francese con Pétain Capo di Stato fino al 20 agosto 1944 e Primo Ministro fino al 18 aprile 1942. Il 16 luglio Pierre  Laval fu nominato vicepresidente del consiglio con poteri di governo fino al 13 dicembre 1940 quando fu sostituito da Flandin. Lo Stato Francese fu sostanzialmente un regime autoritario, paternalistico, corporativo ispirato dai principi nazional-cattolici della “Rivoluzione Nazionale” il cui motto lavoro, famiglia, patria sostituì quello repubblicano di libertà, eguaglianza, fraternità. La sua esistenza non poteva comunque prescindere dalla collaborazione con la Germania nazista, per cui la sua autonomia nelle decisioni politiche fu assai limitata sin dagli inizi. L’occupazione militare tedesca della zona libera di Vichy (11 novembre 1942) dimostrò chiaramente la vulnerabilità e la scarsa consistenza del regime del maresciallo.

La prima emissione postale dopo l’instaurazione dello Stato Francese avvenne il 12 ottobre 1940 con il valore di 50F del capitano Guynemer, pilota e asso dell’aviazione militare francese durante la prima guerra mondiale, appartenente alla gloriosa Squadra delle Cicogne, 53 abbattimenti di aerei tedeschi, pluridecorato e morto in combattimento nel 1917 a soli 23 anni. Il francobollo ha un formato di 21,45 x 36 mm., dentellatura di 13, stampa rotocalcografica in fogli di 50, l’autore è Achille Ouvré. Da notare in questa prima emissione post-repubblicana la commemorazione di un eroe di guerra che aveva inflitto pesanti perdite all’aviazione tedesca. Sono passati tre mesi dalla costituzione del regime di Vichy e questo esemplare di ottobre come i successivi del 1940 danno il segno della continuità: non si denota alcun cambiamento stilistico, stesse diciture (RF, Republique Française, Postes), assenze di soprastampe, i soggetti  non si distaccano da quelli trattati precedentemente. Sembra che niente sia accaduto nella Francia del 1940: l’occupazione tedesca, la sconfitta militare, la divisione dello stato in due parti, la nascita di un regime autoritario sono elementi storici e politici che non possono essere estrapolati dall’analisi di questi esemplari. Eppure nell’ottobre del 1940 furono emanati il primo statuto e la legge che decretavano l’esclusione degli ebrei dalle funzioni pubbliche e dalle cariche amministrative e l’internamento immediato degli ebrei stranieri. Il 20 ottobre Pétain incontrò Hitler a Montoire e dieci giorni dopo il maresciallo tenne un discorso che apriva la strada al collaborazionismo con la Germania. Erano episodi che ben sottolineavano il profondo cambiamento politico e sociale che la Francia stava attraversando in quei mesi. Tutto questo però non traspare nelle emissioni della seconda metà del 1940, non fu eliminata o soprastampata la dicitura RF e non furono inseriti soggetti o simboli del nuovo regime. E’ in questo contesto che occorre considerare i tre valori della 5° serie pro-disoccupati intellettuali e gli esemplari a favore delle vittime della guerra e del Soccorso Nazionale.

Avvenne poi un significativo cambiamento: il 1° gennaio 1941 fu emesso il valore di 1F rosso con l’effigie del maresciallo Pétain tipo Piel, formato di 21,45 x 36 mm., dentellatura di 13, stampa rotocalcografica, disegno e incisione di Jules Piel. L’effigie di Pétain indica per la prima volta un elemento chiaro e distintivo del regime su un valore postale. Inoltre, dopo Luigi Napoleone, viene raffigurato un capo di stato contravvenendo al principio repubblicano di non apporre effigi di personalità in vita. Le diciture RF e postes sono sostituite con postes françaises. Nel corso del 1941 furono emessi altri 4 valori tipo Piel, di cui uno con sovrattassa di 10c. Tuttavia nel 1941 continuarono le emissioni con dicitura RF, molti esemplari di tipo classico (tipi Pace, Cerere, Mercurio, Seminatrice) furono soprastampati per cancellare il valore facciale originario, in generale i soggetti non erano immediatamente riconducibili all’iconografia propagandistica di Vichy. Il cambiamento decisivo avvenne a luglio.

Il francobollo del 17 luglio 1941 relativo alla Francia d’Oltremare rappresenta uno “spartiacque” indiscutibile tra le emissioni repubblicane e le emissioni di Vichy: il soggetto presenta la carta geografica del mondo con le colonie francesi in evidenza e si ricollega all’esemplare emesso il 15 aprile 1940 di colore rosso. Il valore facciale di 1F + 1F di sovrattassa a favore delle Opere Coloniali, il formato di 36 x 21,45 mm., dentellatura di 13, stampa rotocalcografica in tre colori, disegno e incisione di Jules Piel. Questo esemplare non reca alcun simbolo del regime, ma nel piccolo medaglione in basso la dicitura RF è stata sostituita con postes françaises e da quel momento in poi tutti i valori emessi nel periodo di Vichy non presentano più alcun elemento riconducibile alla Francia repubblicana, salvo qualche eccezione come nel caso del tipo Mercurio. E’ una svolta importante e storicamente ciò può essere spiegato con l’involuzione maggiormente autoritaria e collaborazionista dello Stato Francese nel corso del 1941: su pressioni tedesche, Pétain fu costretto a sostituire il moderato Flandin con l’ammiraglio Darlan come vicepresidente del consiglio e ministro degli affari esteri (febbraio); fu creato il Commissariato delle Questioni Ebraiche (marzo) e inasprita la legislazione e la persecuzione antiebraica (luglio); i gruppi ultracollaborazionisti filotedeschi di Parigi ebbero un maggior peso nell’influenzare le decisioni governative e a luglio fu costituita la Legione dei Volontari Francesi contro il bolscevismo (LVF), un’unità speciale militare che andò a combattere con i tedeschi in Russia; infine sempre a luglio fu nominato ministro dell’interno Pierre Pucheu, il fondatore delle famigerate Sezioni Speciali che si occupavano delle condanne sommarie dei membri della resistenza francese, facilitando le azioni di rappresaglia dei tedeschi.

E’ in questo contesto che si susseguirono nel 1941 le emissioni con l’effigie del maresciallo Pétain, formato di 17 x 21 mm., dentellatura di 14 x 13 ½, stampa tipografica, in tre tipologie differenti:

tipo Hourriez 1F rosso del 12 agosto 1941, disegno di Paul-Pierre Lemagny e incisione di Georges Hourriez. Seguirono altri 4 valori in differenti colori.

– tipo Bersier a partire dal 14 ottobre 1941, disegno di Jean Eugène Bersier e incisione di Jules Piel, in tutto 4 valori in differenti colori.

tipo Prost 30c rosso del 25 ottobre 1941, disegno e incisione di Jean Vital Prost. Seguirono altri due valori in differenti colori.

Complessivamente 17 esemplari di Pétain furono emessi nel 1941 in 4 tipi diversi. In quell’anno meritano di essere ricordati anche i due valori sui prigionieri di guerra del 1° gennaio, la prima serie di 14 valori relativi alle arme delle città francesi del 15 dicembre, i valori per pacchi postali del 28 luglio e l’emissione filatelica della LVF.

Per quanto riguarda l’Italia, la non belligeranza del 1939 venne meno quando fu dichiarata guerra alla Francia e all’Inghilterra il 10 giugno 1940. Conscio dell’impreparazione militare delle proprie armate, Mussolini  decise comunque di intervenire per non correre il rischio di rimanere a mani vuote in caso di un veloce vittoria della Germania, ma la guerra lampo di Hitler si arenò nella Battaglia d’Inghilterra e i successivi eventi conseguenti all’invasione della Russia sovietica, alla perdita della colonie africane e all’intervento degli U.S.A. complicarono notevolmente i piani opportunistici del duce. La “pugnalata alla schiena” della Francia non ebbe gli effetti sperati: dopo un’iniziale tattica attendistica, il 16 giugno scattò l’offensiva che si concretizzò nella Battaglia delle Alpi Occidentali. L’avanzata italiana fu arrestata dopo una manciata di chilometri dall’efficiente linea difensiva francese con un numero di morti ben più alto rispetto a quelli di parte transalpina. Ma ormai i giochi erano fatti, Parigi era già stata occupata, l’Armistizio di Rethondes era già stato firmato, per cui fu siglato l’armistizio tra Francia e Italia il 24 giugno 1940 a Villa Incisia (Roma) dal generale Charles Huntziger e il maresciallo Pietro Badoglio. In termini di vantaggi territoriali, furono ceduti all’Italia i territori conquistati in Savoia, Alte e Basse Alpi, Alpi Marittime (comprese Mentone e Fontan) per un totale di poco più di 800 kmq e una popolazione di 28.000 persone. Briciole rispetto alle rivendicazioni di Mussolini sull’intera Savoia e il dipartimento di Nizza (cedute dal Regno di Sardegna alla Francia nel 1860 con il Trattato di Torino) e sulla Corsica (ceduta dalla Repubblica di Genova alla Francia nel 1768). La prima emissione italiana dopo l’entrata in guerra è rappresentata dalla serie relativa alla fratellanza d’armi italo-tedesca in due tipologie (30 gennaio-2 aprile 1941), stampa in rotocalco in fogli di 50, con le effigi dei due dittatori. Questi esemplari intendevano consacrare l’alleanza in guerra dei due regimi che ebbe come importanti presupposti il Patto d’Acciaio del maggio 1939 e il Patto Tripartito del settembre 1940. In quel momento l’Italia era impegnata in tre fronti: Balcani, Africa Settentrionale e Africa Orientale.

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