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GOFFREDO MAMELI

La rassegna dei protagonisti del Risorgimento effigiati sui francobolli italiani si chiude con il patriota Goffredo Mameli: anche lui, come Mazzini e Garibaldi, originario della vecchia Repubblica di Genova, genovese come Mazzini e quindi mazziniano e repubblicano, poeta e scrittore, appartenente ad una facoltosa famiglia aristocratica di origine sarda che vantava alti graduati nella regia marina sabauda. Un giovane di grandi speranze che avrebbe potuto avere un ruolo importante nella società del Regno di Sardegna, scelse invece la strada della libertà e dell’unità d’Italia con uno spirito patriottico e rivoluzionario. Non indugiò durante il biennio insurrezionale che fece tremare l’Europa reazionaria: nel 1848 fu a Milano con Nino Bixio e reclutato da Garibaldi nel suo esercito, a Genova direttore di un giornale politico irredentista, partecipò alla prima guerra d’indipendenza e all’insurrezione genovese, nel 1849 fu a sostegno della Repubblica Romana di Saffi, Mazzini e Armellini che difese contro l’assalto delle truppe francesi napoleoniche. Morì il 6 luglio 1849 proprio a Roma a soli 21 anni per le conseguenze di una ferita infetta alla gamba.

Una vita breve caratterizzata dalla lotta e dall’impegno politico e letterario, Mameli è soprattutto ricordato per essere stato l’autore del testo del Canto degl’Italiani nel 1847 che diventerà l’inno nazionale della Repubblica Italiana nel 1946. Il Canto fu musicato dal maestro genovese Michele Novaro e divenne l’ inno proverbiale cantato dai patrioti italiani impegnati nei combattimenti durante i moti rivoluzionari del 1848-49 e successivamente durante la seconda guerra d’indipendenza e la spedizione dei Mille nel 1859-60. Si può senz’altro affermare che, insieme al tricolore, l’Inno di Mameli abbia rappresentato il simbolo del Risorgimento italiano e dell’unità d’Italia. Il Canto non godeva delle simpatie della monarchia sabauda perchè era stato scritto da un repubblicano e perchè godeva di una grande popolarità che poneva spesso in secondo piano l’inno del Regno d’Italia, la Marcia Reale dei Savoia. Dal 1946 il Canto di Mameli è l’inno nazionale italiano, ma a carattere provvisorio poiché nessun atto legislativo ne ha sancito una titolarità ufficiale e definitiva.

La posta repubblicana italiana ha dedicato alcuni francobolli che ricordano direttamente o indirettamente il poeta-eroe genovese. Il 3 maggio 1948 abbiamo l’emissione della serie relativa alla celebrazione del centenario del Risorgimento dove sui 12 francobolli (+ 1 espresso) stampati in rotocalco in fogli di 50 sono rappresentati gli eventi più significativi del biennio rivoluzionario attraverso delle stampe dell’epoca tra cui il valore più alto di 100 L. grigio azzurro: Mameli giace sul letto dell’ospizio della Trinità dei Pellegrini, morente e con la gamba amputata e infetta per la cancrena. Era stato ferito accidentalmente dalla baionetta di un commilitone nel clamore di un combattimento contro i francesi. Si narra che in preda al delirio recitò i suoi versi prima di morire.

Il 18 maggio 1949 fu emesso il francobollo per il centenario della Repubblica Romana, la repubblica di Mazzini che Mameli difese nell’ultimo atto della sua breve vita. Il soggetto raffigura la villa del Vascello sul Gianicolo dove si concentrò la resistenza dei patrioti all’assedio delle truppe francesi di Oudinot.

Infine il 22 ottobre 1999 fu emesso il valore di L. 1.500 per il 150° anniversario della morte di Mameli e della Repubblica Romana: l’immagine del poeta in primo piano è tratta dal busto marmoreo del Gianicolo a Roma dove sono conservate le sue spoglie, mentre nello sfondo sono raffigurati i francobolli di cinquant’anni prima precedentemente citati. Con questa emissione si vuole sottolineare l’importanza del sacrificio dell’autore del nostro inno nazionale per la difesa dei valori di libertà e di democrazia. Il disegno è di T. Trinca, la stampa in rotocalco in fogli di 25 esemplari.

GIUSEPPE GARIBALDI

Giuseppe Garibaldi è senza dubbio il personaggio più celebre del Risorgimento italiano nel mondo e questa sua popolarità si può spiegare dal fatto che fu una figura temeraria che visse un’esistenza avventurosa e indomabile. Nato a Nizza nel 1807, come Mazzini fu quindi cittadino della Repubblica di Genova che fu poi annessa al Regno di Sardegna nel 1815. Marinaio e navigatore come da tradizione familiare, navigò con vari mercantili per tutto il Mediterraneo e fu proprio durante questi viaggi che fu influenzato dalle teorie politiche saintsimoniane e dalle tesi mazziniane sull’unità d’Italia aderendo alla Giovine Italia nel 1833. Nel 1834, quando era di leva nella marina sarda, fu costretto a fuggire da Genova verso Marsiglia dopo un fallito tentativo insurrezionale mazziniano. Da qui si imbarcò per il Sud America nel 1835 e a Rio de Janeiro entrò subito in contatto con i mazziniani: corsaro della Repubblica del Rio Grande do Sul contro le navi imperiali brasiliane, protagonista nella guerra dei Ferrapos contro le milizie imperiali brasiliane, corsaro della marina uruguayana contro gli argentini nel Paranà, comandante della Legione Italiana con le tipiche divise rosse, l’incontro e il matrimonio con la brasiliana Anita, tutti questi eventi del 1836-48 resero celebre il condottiero italiano in tutta l’America Latina. Allo scoppio della prima guerra d’indipendenza nel 1848, Garibaldi tornò in Italia per combattere gli austriaci in Lombardia e i francesi in difesa della Repubblica Romana del triumviro Mazzini (1849), in seguito la fuga da Roma verso San Marino nel vano tentativo di raggiungere Venezia ancora in mano agli insorti, la morte di Anita nelle valli di Comacchio, di nuovo all’estero sui mercantili navigando in varie parti del mondo.

 Negli anni ’50 il ritorno in Europa, il distacco politico da Mazzini e l’insediamento a Caprera furono gli eventi antesignani alla seconda guerra d’indipendenza dove il patriota, dopo l’incontro con Cavour, fu al comando dei “Cacciatori delle Alpi” che combatterono gli austriaci in Lombardia nel 1859. Nel 1860 la cessione di Nizza ai francesi non impedì l’intrepida spedizione dei Mille che portò alla fine del regno borbonico e all’unificazione dell’Italia sotto i Savoia nel 1861. Nel 1862 l’anticlericale Garibaldi tentò di sferrare un attacco con i suoi garibaldini allo Stato Pontificio per liberare Roma partendo dalla Sicilia, ma fu fermato e ferito dai bersaglieri sabaudi sull’Aspromonte in quanto il re d’Italia intendeva mantenere i rapporti di alleanza con la Francia napoleonica che difendeva gli interessi politici del Papa nella penisola. Per questo Garibaldi fu arrestato e poi amnistiato, nel 1866 guidò i corpi volontari in Trentino durante la terza guerra d’indipendenza sconfiggendo gli austriaci a Bezzecca. Nel 1867 fu nuovamente arrestato per la questione romana e costretto al ritiro coatto sorvegliato a Caprera, in seguito scappò per organizzare la spedizione contro i pontifici, ma venne fermato dai francesi a Mentana. Il generale partecipò anche alla guerra franco-prussiana del 1870-71 per aiutare il neonato governo provvisorio post-napoleonico, combattendo egregiamente contro i tedeschi durante la battaglia di Digione. L’indomito condottiero anticlericale e massone morì a Caprera nel 1882.

La fama di Garibaldi in Italia e nel mondo lo ha reso popolare anche da un punto di vista filatelico se consideriamo soprattutto la prima serie commemorativa italiana del 1910 che fu dedicata al cinquantenario del Risorgimento in Sicilia e del plebiscito nell’Italia meridionale, 4 valori tipografici emessi in fogli di 50, disegno di L. Morandi e incisione di A. Repettati. Due sono le tipologie di questi esemplari: un’effigie dell’eroe con il volto in primo piano sui valori venduti in Sicilia e il busto del condottiero in una cornice ovale con dicitura ITALIA E VITTORIO EMANUELE sui valori messi in vendita nelle province napoletane. Come si può notare, la storia del Risorgimento nel Sud Italia è strettamente e indissolubilmente connessa con la figura di Garibaldi, il cui merito di aver dato un contributo decisivo alla causa dell’unificazione italiana non poteva certo essere messo in discussione dalla monarchia sabauda.

Nel 1932, in occasione del cinquantenario della morte, il regime fascista tributò una solenne celebrazione al patriota con una importante serie commemorativa di 17 valori di posta ordinaria e posta aerea dove vennero ripercorsi i luoghi e gli eventi più significativi che contrassegnarono la vita di Garibaldi. Sicuramente il valore simbolico di questa serie è rappresentato dal valore più alto di posta ordinaria, il 5 L.+ 1 L. rosso bruno, che presenta il ritratto in camicia rossa che il disegnatore Chiapelli ricavò da una celebre foto dell’epoca. Inoltre in questa serie troviamo i primi espressi aerei emessi a livello mondiale.

Nello stesso anno anche la Repubbblica di San Marino dedicò all’eroe una serie calcografica di 8 valori in due tipologie: l’effigie di Garibaldi con l’ordine del giorno del 31 luglio 1849 e l’ingresso del generale e dei garibaldini a S. Marino. Otto anni prima la posta sanmarinese aveva emesso un’altra serie di 5 valori litografici per il 75° anniversario della ritirata nella repubblica del Titano, dove oltre alla consueta effigie spicca l’allegoria simbolica di un eroe affranto (Garibaldi in fuga da Roma) protetto dalla Libertà repubblicana (S. Marino). La ritirata a S. Marino fu riproposta nel 1949 in occasione del centenario con una serie di 13 valori dove gli esemplari di posta ordinaria presentano i ritratti dei protagonisti della fuga, mentre quelli di posta aerea raffigurano Garibaldi ed Anita a cavallo lungo la strada di S. Marino e nello sfondo un’aquila che sorvola il Monte Titano. Importante fu quindi l’attenzione che la piccola repubblica tributò al patriota italiano non solo per la nota vicenda storica della ritirata, ma anche per il riconoscimento attribuitogli in vita nel 1861 con la cittadinanza onoraria. A questo proposito, nel 1957 fu emessa la serie per il 150° anniversario della nascita dove i 7 valori ripropongono gli stessi ritratti dei personaggi effigiati nel 1949, mentre nel 2007 per il bicentenario della nascita abbiamo 3 valori stampati in minifogli di 12 che presentano le vicende storiche relative all’ingresso a S. Marino, allo sbarco di Marsala e all’incontro di Teano.

Torniamo all’Italia con l’ emissione repubblicana del 1957 (150° anniversario della nascita e 75° anniversario della morte), 2 valori calcografici che presentano l’effigie dell’eroe tratta da un disegno dell’epoca e la statua equestre di Siena, e quella del 1960 (centenario della spedizione dei Mille) di 3 valori che mettono in risalto il proclama ai siciliani, l’incontro a Teano e l’imbarco a Quarto. Nel 1970 è la volta del centenario della partecipazione di Garibaldi alla guerra franco-prussiana con 2 valori che hanno come soggetto il generale a cavallo durante la battaglia di Digione.

Nel 1982 fu emesso il valore di 200 L. per il centenario della morte che presenta il ritratto dell’eroe in camicia rossa ripreso da una celebre immagine del 1860; nel 2007 abbiamo il valore di 0,65 € per il bicentenario della nascita con l’effigie di Garibaldi e una veduta della città di Nizza. Infine nel 2010 il foglietto con 4 valori dedicato alla celebrazione del 150° anniversario della spedizione dei Mille che viene presentato in dettaglio nell’articolo http://filateliastamp.altervista.org/?p=770 .

Rilevante fu la considerazione filatelica che l’eroe dei due mondi ebbe anche all’estero soprattutto in quei paesi che lo videro protagonista durante i lunghi viaggi marittimi. Negli U.S.A. Garibaldi arrivò nel 1850 dove a New York abitò con l’inventore e patriota Antonio Meucci e lavorò nella sua fabbrica di candele di Clifton. Nel 1960 abbiamo l’emissione della serie relativa ai “campioni della libertà”, 2 valori di 4 e 8 cents con l’effigie di Garibaldi in un medaglione e un chiaro riferimento all’unificazione italiana.

Nel 2007 il Brasile e l’Uruguay celebrarono il bicentenario della nascita dell’eroe: l’esemplare uruguayano mostra il brigantino che affrontò le navi argentine dell’ammiraglio Brown nel Paranà, mentre il francobollo brasiliano mostra il condottiero italiano a cavallo con la bandiera della Repubblica Riograndense e l’imbarcazione trainata via terra per raggiungere Laguna e attaccare di sorpresa le navi imperiali (1839). Anche il Perù celebrò Garibaldi in camicia rossa con un valore del 2007 per ricordare la nascita e al tempo stesso la visita dell’eroe a Callao e a Lima nel 1851.

L’U.R.S.S. dedicò grande attenzione nei confronti del condottiero italiano considerandolo un vero e proprio rivoluzionario sensibile alle problematiche e alle rivendicazioni delle classi lavoratrici. Questa valutazione fu facilitata probabilmente dal fatto che le formazioni partigiane comuniste che combatterono in Italia nella Resistenza al nazifascismo presero il nome del celebre patriota. Inoltre Garibaldi era legato alla Russia in maniera particolare poiché proprio nei porti di Odessa e Taganrog entrò in contatto con i mazziniani nel 1833. Il valore policromo di 40 copechi del 1957 celebra il 150° anniversario della nascita, mentre nel 1982 fu emesso un nuovo valore per commemorarne la morte.

GIUSEPPE MAZZINI

Il 2011 è l’anno delle celebrazioni relative al 150° anniversario dell’unità d’Italia, ufficialmente sancita con la proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861 a seguito dei noti avvenimenti risorgimentali del 1859-60 (2° guerra d’indipendenza e spedizione dei Mille). A questo proposito, alcuni personaggi del Risorgimento italiano furono protagonisti di importanti emissioni filateliche commemorative che furono ideate per delineare il profilo storico ed umano degli eroi e dei padri della nostra giovane patria. Sicuramente il personaggio risorgimentale più effigiato sui valori postali non solo italiani risulta per ovvi motivi l’uomo d’azione Giuseppe Garibaldi, tuttavia vorrei iniziare questo articolo con l’ideologo politico dello stato unitario italiano e dell’Italia repubblicana, Giuseppe Mazzini.

DIO E POPOLO – PENSIERO E AZIONE

Genovese, classe 1805, avvocato e giornalista, fervente patriota e fautore dell’Italia libera e unita, carbonaro, rivoluzionario e credente, antifederalista, una passione genuina per Foscolo e il suo Jacopo Ortis, Mazzini finì presto in esilio a Marsiglia dove fondò La Giovine Italia nel 1831, un movimento politico che aveva come obiettivo la costituzione di un’Italia unita e repubblicana attraverso l’insurrezione popolare e la rivolta contro i domini stranieri e i regimi monarchici dispotici e illiberali. In seguito, a Berna nel 1835, egli fondò con altri rivoluzionari La Giovine Europa, un movimento che aspirava alla libertà di tutte le nazioni europee attraverso un modello rigidamente repubblicano e un’idea embrionale di un’Europa unita e democratica. La sfortunata esperienza nella Repubblica Romana con Saffi e Armellini e il fallimento dei moti del 1848-49 rilanciarono la teoria dinastica che poneva i Savoia alla guida del movimento di riunificazione con l’appoggio della Francia imperiale. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, Mazzini continuò il suo status di esule a Londra perchè era stato condannato a morte dalla giustizia dell’ex-Regno di Sardegna che lo considerava un pericoloso cospiratore antimonarchico, ma soprattutto perchè era un convinto repubblicano che non voleva venire a patti con la monarchia sabauda. Dopo una breve permanenza a Lugano, Mazzini fu amnistiato ed ebbe la possibilità di rientrare in Italia nel 1870 dove subito cercò di organizzare una rivolta popolare in Sicilia che avrebbe dovuto portare alla liberazione dello Stato Pontificio. Fu arrestato a Palermo, nuovamente costretto all’esilio, rientrò in Italia sotto falsa identità e si nascose a Pisa presso l’abitazione dell’amico Pellegrino Rosselli dove morì nel 1872.

La prima serie commemorativa italiana dedicata al grande rivoluzionario risale al 20 settembre 1922 in occasione del cinquantenario della morte, 3 valori venduti negli uffici postali di Genova, Roma e Bologna e validi per l’affrancatura in tutta l’Italia, stampa tipografica dello Stabilimento Arti Grafiche Petiti di Roma in fogli di 50, disegno di V. Grassi e incisione di A. Blasi, una tiratura complessiva di 300.000 serie con validità fino al 31 ottobre 1922. Questa serie rappresenta l’ultima emissione postale del regno prima dell’avvento di Mussolini al potere come capo del governo e della conseguente instaurazione del regime fascista. Il valore di 50 c. bruno rosso presenta l’allegoria relativa alla spada della Giustizia forgiata dal fuoco dell’amore per la patria. Il riconoscimento da parte dell’amministrazione postale regia dell’importanza di Mazzini nel quadro degli avvenimenti risorgimentali italiani può sembrare per certi aspetti inopportuno, considerando che proprio la giustizia sabauda lo aveva costretto all’esilio e a una morte indecorosa e in incognito sul suolo patrio. Il valore di 40 c. violetto bruno presenta l’effigie di Mazzini, mentre l’esemplare di 80 c. azzurro raffigura la tomba in stile neoclassico al cimitero monumentale di Staglieno a Genova, opera dell’architetto Gaetano Vittorio Grasso.

L’11 luglio 1944 furono emesse nella RSI le cartoline postali recanti la marca prestampata di 30 c. con l’effigie dell’eroe rivoluzionario, il fascio e la dicitura POSTE REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA. Il regime mussoliniano intendeva celebrare Mazzini come il padre spirituale del nuovo stato repubblicano e sociale da contrapporre alla monarchia dei Savoia che aveva tradito i valori e gli ideali del fascismo e del Risorgimento italiani. L’ uso strumentale dell’iconografia risorgimentale fu una delle caratteristiche propagandistiche più importanti della RSI per legittimare la nascita di una nuova realtà statale che avrebbe dovuto sostituire il regno sabaudo in tutta la penisola italica alla fine della guerra.

Nel 1949, dopo 3 anni dalla vittoria della Repubblica nel referendum istituzionale, abbiamo 2 esemplari significativi: il valore di 100 L. del 18 maggio 1949 (dedicato al centenario della Repubblica Romana, stampa in rotocalco in fogli di 50, disegno di C. Mezzana) presenta la villa del Vascello sul Gianicolo a Roma dove si concentrò la resistenza all’assalto delle truppe francesi nell’ultimo atto del Triumvirato Mazzini-Saffi-Armellini che vide come protagonista anche Garibaldi, mentre il valore di 20 L. del 1° giugno 1849 (stampa in rotocalco in fogli di 60, disegno di E. Pizzi) ha come soggetto il monumento a Mazzini di Ettore Ferrari che fu inaugurato a Roma sull’Aventino il 2 giugno in occasione dell’anniversario della nascita della Repubblica Italiana. Dopo la serie dedicata al centenario dei moti rivoluzionari del 1848, la posta repubblicana non esitò a tributare il massimo degli onori a colui che è considerato l’ideologo e il precursore politico del nuovo stato nato dalle ceneri dell’Italia fascista e sabauda.

Il 31 dicembre 1955, in occasione del 150° anniversario della nascita di Mazzini, fu emesso il valore di posta aerea di 100 L. verde azzurro (stampa in rotocalco in fogli di 50, disegno di F. M. Caruso) raffigurante l’effigie del patriota e la “Lanterna” di Genova, il faro portuale simbolo della città. Curiosamente fu scelto un valore singolo di posta aerea anziché un francobollo di posta ordinaria di più larga diffusione.

La serie di 5 valori del 27 giugno 1959 relativa al centenario della 2° Guerra d’Indipendenza presenta il valore di 15 L. nero (stampa calcografica in fogli di 50) dove Mazzini è ritratto insieme alle effigi dei padri della Patria. E’ chiaro il significato simbolico di porre il rivoluzionario genovese accanto a personaggi come Cavour e il primo re d’Italia, ma in realtà erano forti i motivi di contrasto tra Mazzini e i fautori della riunificazione italiana sotto l’egida dei Savoia.

Il 12 giugno 1971 Mazzini viene riproposto con una serie di 2 valori in occasione del 25° anniversario della Repubblica (stampa in rotocalco in fogli di 100, disegno di A. Quieti): gli esemplari di 50 e 90 L. presentano l’effigie di Mazzini sullo sfondo tricolore della bandiera italiana. Ancora una volta l’indiscusso padre spirituale della Repubblica Italiana venne scelto come soggetto per questa serie celebrativa, mentre per il 50° anniversario del 1996 si optò per l’emblema repubblicano.

L’anno successivo, il 10 marzo 1972, si commemorò il centenario della morte del patriota con una serie di 3 valori (stampa calcografica e in offset in fogli di 100, disegno di E. Donnini) recanti il ritratto di Mazzini. Infine il 10 novembre 2005 per il 200° anniversario della nascita abbiamo l’emissione del 0,45 € (stampa in rotocalco in fogli di 50) che presenta le due facce della medaglia commemorativa dedicata all’ ”Umanità” coniata in occasione del bicentenario della nascita di Mazzini.

LA SPEDIZIONE DEI MILLE

Il 5 maggio 2010 è prevista l’emissione del foglietto celebrativo del 150° anniversario della Spedizione dei Mille nel quadro delle ricorrenze commemorative relative all’Unità d’Italia, formato 120×90 mm. in rotocalcografia comprendente 4 valori di 40×30 mm., bozzetto a cura di Angelo Merenda.

Dopo la Seconda Guerra d’Indipendenza (aprile-luglio 1859) e il Trattato di Torino (marzo 1860), in Italia rimanevano tre stati politicamente sovrani: il Regno di Sardegna, con l’esclusione di Nizza e Savoia cedute alla Francia e con la recente acquisizione della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e della Toscana; lo Stato della Chiesa che conservava il Lazio, l’Umbria e le Marche; il Regno delle Due Sicilie sotto i Borboni, mentre l’Austria  conservava il proprio dominio su Mantova, il Veneto, il Friuli e il Trentino. I conti con Francesco Giuseppe e Pio IX  saranno regolati rispettivamente nel 1866 e nella Grande Guerra con l’Austria-Ungheria e nel 1870 con il Papato. Nel frattempo l’attenzione si riversò verso il Regno delle Due Sicilie del giovane e inesperto Francesco II che non poteva più contare della protezione dell’Austria (appena sconfitta dai franco-piemontesi) e dove l’opposizione interna specie in Sicilia aveva raggiunto livelli significativi per attuare un’insurrezione armata in grande stile. Sia pur con molte riserve e con poca fiducia, Cavour vide nel “repubblicano” Giuseppe Garibaldi (che aveva mal digerito la cessione di Nizza) la persona adatta per fomentare una rivolta interna in modo da giustificare l’eventuale intervento dell’esercito piemontese contro i borbonici. Inoltre la brillante condotta di Garibaldi e dei suoi Cacciatori delle Alpi in Lombardia durante la guerra d’indipendenza convinse il re Vittorio Emanuele II a finanziare la spedizione.

Il 5 maggio 1860 un esercito di circa 1162 volontari s’imbarcò a Quarto (Genova) con le imbarcazioni Piemonte e Liguria acquistati dall’armatore Rubattino. Molti garibaldini erano di origine lombarda, soprattutto delle province di Bergamo e Brescia, ma non mancavano elementi provenienti da altre regioni e addirittura c’erano anche alcuni stranieri. Il francobollo di 60 centesimi presenta l’opera pittorica “Imbarco di Garibaldi a Quarto” di V. Azzola, conservata nel Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.

Dopo gli scali a Talamone e a Porto S. Stefano ed eludendo la sorveglianza della flotta napoletana, Garibaldi sbarcò a Marsala l’11 maggio 1860 con 1089 garibaldini: il valore di 65 centesimi si riferisce proprio a questo avvenimento tramite l’opera “Lo sbarco a Marsala” di autore ignoto e conservata nel Museo Storico di Bergamo. Lo sbarco fu facilitato dallo spostamento delle guarnigioni borboniche da Marsala a Palermo e dalla presenza di due navi da guerra inglesi.

Il valore di 85 centesimi presenta la vittoria garibaldina sulle truppe borboniche del Generale Landi a Calatafimi il 15 maggio 1860 e l’evento storico è rappresentato dal dipinto “La Battaglia di Calatafimi” di Remigio Legat, conservato nel Museo del Risorgimento di Milano. In realtà si trattò di uno scontro non rilevante dal punto di vista bellico, ma strategicamente importante poiché scongiurò una ritirata garibaldina di fronte alla superiorità borbonica in termini di armi e di uomini. La leggenda risorgimentale attribuisce a Garibaldi la celebre frase rivolta al generale Bixio Nino, qui si fa l’Italia o si muore per impedire un eventuale ordine di ritirata. Tuttavia furono i borbonici a retrocedere probabilmente a causa delle conseguenze delle rivolte popolari siciliane che stavano scoppiando appena si diffuse la notizia dell’impresa dei Mille. Successivamente la vittoria a Milazzo e l’insurrezione a Palermo garantirono alle Camice Rosse il definitivo successo in Sicilia dove Garibaldi assunse una temporanea dittatura in nome di Vittorio Emanuele II.

Lo sbarco in Calabria, la fuga di Francesco II nella fortezza di Gaeta, l’entrata trionfale a Napoli, la vittoria nella Battaglia del Volturno ponevano Garibaldi nella condizione di poter attaccare lo Stato Pontificio, rischiando lo scontro con lo Stato Sabaudo che  voleva  evitare a tutti i costi un intervento francese a difesa del Papa. Garibaldi decise comunque di fermarsi e il francobollo di 1 euro presenta proprio l’incontro di Teano con Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860 dove l’eroico generale fece in pratica un atto di sottomissione, dopodichè si ritirò a Caprera. L’Italia meridionale, le Marche e l’Umbria furono annesse al Regno di Sardegna con dei plebisciti popolari nell’ottobre-novembre 1860. L’opera pittorica rappresentata nel valore è “L’incontro di Teano” di Pietro Aldi, conservata nel Palazzo Pubblico di Siena.

Le emissioni passate relative all’impresa risorgimentale garibaldina sono essenzialmente due: nell’aprile-dicembre 1910 abbiamo l’emissione della prima serie commemorativa italiana dedicata al 50° anniversario del Risorgimento in Sicilia e del Plebiscito nell’Italia Meridionale, 4 valori tipografati in fogli di 50 esemplari e venduti con un sopraprezzo di 5 centesimi a favore del Comitato delle celebrazioni del cinquantenario. La scansione mostra il valore di 5c. verde con l’effigie di Garibaldi e lo stemma siciliano, mentre l’altro tipo è dedicato al Plebiscito del 21 ottobre 1860; il 5 maggio 1960 furono emessi 3 valori per il centenario della Spedizione dei Mille dove sono rappresentati il proclama autografo di Garibaldi ai siciliani, l’incontro a Teano e l’imbarco a Quarto.

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