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PONCHON E SLITTA PER IL RECAPITO DELLA POSTA CANADESE

La posta canadese ha dedicato un interessante dittico sui metodi di recapito postale che avvenivano nelle terre più estreme e difficili dal punto di vista climatico, metodi semplici e al tempo stesso inusuali e frutto della creatività e dello spirito di sopravvivenza degli abitanti di zone geografiche piuttosto ostili all’uomo.

Nell’inverno del 1910 le piccole isole della Maddalena, nel Golfo di S. Lorenzo, si trovarono improvvisamente isolate dal continente senza la possibilità di poter avere contatti telegrafici e postali. I capi della comunità non si scoraggiarono e idearono uno strano metodo di distribuzione della posta ovvero un grande barile utilizzato per il trasporto della melassa provvisto di un timone e di una vela su cui era scritto winter Magdalen mail. La corrispondenza venne riposta in contenitori d’acciaio ermetici con un messaggio che invitava colui che avesse trovato il barile ad ultimare la consegna della posta. Il “ponchon” fu lanciato alla deriva il 2 febbraio sfruttando le correnti verso il continente e fu trovato a Port Hastings, in Nuova Scozia, dopo una settimana da un certo Murdoch McIssac che riuscì a recapitare le lettere a destinazione.

Prima della diffusione della posta aerea, nelle regioni più settentrionali del grande paese nordamericano la corrispondenza veniva trasportata in inverno dai cani da slitta e fino agli inizi degli anni ’60 del XX sec. questo metodo continuò ad essere usato in alcune aree del circolo polare artico. Ancora oggi si tiene ogni anno a gennaio la Gold Rush Trail Dog Sled Mail Run, un’iniziativa storica e commemorativa che permette la consegna della speciale corrispondenza tramite i cani da slitta come accadeva in tempi più remoti. La corsa “postale” dei cani da slitta si tiene da 19 anni nella provincia della Columbia Britannica.

 

 

 

 

Metodi di consegna della posta

Data di emissione: 13 maggio 2011

Stampa: litografia in 7 colori e in fogli di 16

Dentellatura: 13 +

Dimensioni: 40 x 32 mm

Valore facciale: 2 x 59 c.

Tiratura: 1.500.000

GIUSEPPE GARIBALDI

Giuseppe Garibaldi è senza dubbio il personaggio più celebre del Risorgimento italiano nel mondo e questa sua popolarità si può spiegare dal fatto che fu una figura temeraria che visse un’esistenza avventurosa e indomabile. Nato a Nizza nel 1807, come Mazzini fu quindi cittadino della Repubblica di Genova che fu poi annessa al Regno di Sardegna nel 1815. Marinaio e navigatore come da tradizione familiare, navigò con vari mercantili per tutto il Mediterraneo e fu proprio durante questi viaggi che fu influenzato dalle teorie politiche saintsimoniane e dalle tesi mazziniane sull’unità d’Italia aderendo alla Giovine Italia nel 1833. Nel 1834, quando era di leva nella marina sarda, fu costretto a fuggire da Genova verso Marsiglia dopo un fallito tentativo insurrezionale mazziniano. Da qui si imbarcò per il Sud America nel 1835 e a Rio de Janeiro entrò subito in contatto con i mazziniani: corsaro della Repubblica del Rio Grande do Sul contro le navi imperiali brasiliane, protagonista nella guerra dei Ferrapos contro le milizie imperiali brasiliane, corsaro della marina uruguayana contro gli argentini nel Paranà, comandante della Legione Italiana con le tipiche divise rosse, l’incontro e il matrimonio con la brasiliana Anita, tutti questi eventi del 1836-48 resero celebre il condottiero italiano in tutta l’America Latina. Allo scoppio della prima guerra d’indipendenza nel 1848, Garibaldi tornò in Italia per combattere gli austriaci in Lombardia e i francesi in difesa della Repubblica Romana del triumviro Mazzini (1849), in seguito la fuga da Roma verso San Marino nel vano tentativo di raggiungere Venezia ancora in mano agli insorti, la morte di Anita nelle valli di Comacchio, di nuovo all’estero sui mercantili navigando in varie parti del mondo.

 Negli anni ’50 il ritorno in Europa, il distacco politico da Mazzini e l’insediamento a Caprera furono gli eventi antesignani alla seconda guerra d’indipendenza dove il patriota, dopo l’incontro con Cavour, fu al comando dei “Cacciatori delle Alpi” che combatterono gli austriaci in Lombardia nel 1859. Nel 1860 la cessione di Nizza ai francesi non impedì l’intrepida spedizione dei Mille che portò alla fine del regno borbonico e all’unificazione dell’Italia sotto i Savoia nel 1861. Nel 1862 l’anticlericale Garibaldi tentò di sferrare un attacco con i suoi garibaldini allo Stato Pontificio per liberare Roma partendo dalla Sicilia, ma fu fermato e ferito dai bersaglieri sabaudi sull’Aspromonte in quanto il re d’Italia intendeva mantenere i rapporti di alleanza con la Francia napoleonica che difendeva gli interessi politici del Papa nella penisola. Per questo Garibaldi fu arrestato e poi amnistiato, nel 1866 guidò i corpi volontari in Trentino durante la terza guerra d’indipendenza sconfiggendo gli austriaci a Bezzecca. Nel 1867 fu nuovamente arrestato per la questione romana e costretto al ritiro coatto sorvegliato a Caprera, in seguito scappò per organizzare la spedizione contro i pontifici, ma venne fermato dai francesi a Mentana. Il generale partecipò anche alla guerra franco-prussiana del 1870-71 per aiutare il neonato governo provvisorio post-napoleonico, combattendo egregiamente contro i tedeschi durante la battaglia di Digione. L’indomito condottiero anticlericale e massone morì a Caprera nel 1882.

La fama di Garibaldi in Italia e nel mondo lo ha reso popolare anche da un punto di vista filatelico se consideriamo soprattutto la prima serie commemorativa italiana del 1910 che fu dedicata al cinquantenario del Risorgimento in Sicilia e del plebiscito nell’Italia meridionale, 4 valori tipografici emessi in fogli di 50, disegno di L. Morandi e incisione di A. Repettati. Due sono le tipologie di questi esemplari: un’effigie dell’eroe con il volto in primo piano sui valori venduti in Sicilia e il busto del condottiero in una cornice ovale con dicitura ITALIA E VITTORIO EMANUELE sui valori messi in vendita nelle province napoletane. Come si può notare, la storia del Risorgimento nel Sud Italia è strettamente e indissolubilmente connessa con la figura di Garibaldi, il cui merito di aver dato un contributo decisivo alla causa dell’unificazione italiana non poteva certo essere messo in discussione dalla monarchia sabauda.

Nel 1932, in occasione del cinquantenario della morte, il regime fascista tributò una solenne celebrazione al patriota con una importante serie commemorativa di 17 valori di posta ordinaria e posta aerea dove vennero ripercorsi i luoghi e gli eventi più significativi che contrassegnarono la vita di Garibaldi. Sicuramente il valore simbolico di questa serie è rappresentato dal valore più alto di posta ordinaria, il 5 L.+ 1 L. rosso bruno, che presenta il ritratto in camicia rossa che il disegnatore Chiapelli ricavò da una celebre foto dell’epoca. Inoltre in questa serie troviamo i primi espressi aerei emessi a livello mondiale.

Nello stesso anno anche la Repubbblica di San Marino dedicò all’eroe una serie calcografica di 8 valori in due tipologie: l’effigie di Garibaldi con l’ordine del giorno del 31 luglio 1849 e l’ingresso del generale e dei garibaldini a S. Marino. Otto anni prima la posta sanmarinese aveva emesso un’altra serie di 5 valori litografici per il 75° anniversario della ritirata nella repubblica del Titano, dove oltre alla consueta effigie spicca l’allegoria simbolica di un eroe affranto (Garibaldi in fuga da Roma) protetto dalla Libertà repubblicana (S. Marino). La ritirata a S. Marino fu riproposta nel 1949 in occasione del centenario con una serie di 13 valori dove gli esemplari di posta ordinaria presentano i ritratti dei protagonisti della fuga, mentre quelli di posta aerea raffigurano Garibaldi ed Anita a cavallo lungo la strada di S. Marino e nello sfondo un’aquila che sorvola il Monte Titano. Importante fu quindi l’attenzione che la piccola repubblica tributò al patriota italiano non solo per la nota vicenda storica della ritirata, ma anche per il riconoscimento attribuitogli in vita nel 1861 con la cittadinanza onoraria. A questo proposito, nel 1957 fu emessa la serie per il 150° anniversario della nascita dove i 7 valori ripropongono gli stessi ritratti dei personaggi effigiati nel 1949, mentre nel 2007 per il bicentenario della nascita abbiamo 3 valori stampati in minifogli di 12 che presentano le vicende storiche relative all’ingresso a S. Marino, allo sbarco di Marsala e all’incontro di Teano.

Torniamo all’Italia con l’ emissione repubblicana del 1957 (150° anniversario della nascita e 75° anniversario della morte), 2 valori calcografici che presentano l’effigie dell’eroe tratta da un disegno dell’epoca e la statua equestre di Siena, e quella del 1960 (centenario della spedizione dei Mille) di 3 valori che mettono in risalto il proclama ai siciliani, l’incontro a Teano e l’imbarco a Quarto. Nel 1970 è la volta del centenario della partecipazione di Garibaldi alla guerra franco-prussiana con 2 valori che hanno come soggetto il generale a cavallo durante la battaglia di Digione.

Nel 1982 fu emesso il valore di 200 L. per il centenario della morte che presenta il ritratto dell’eroe in camicia rossa ripreso da una celebre immagine del 1860; nel 2007 abbiamo il valore di 0,65 € per il bicentenario della nascita con l’effigie di Garibaldi e una veduta della città di Nizza. Infine nel 2010 il foglietto con 4 valori dedicato alla celebrazione del 150° anniversario della spedizione dei Mille che viene presentato in dettaglio nell’articolo http://filateliastamp.altervista.org/?p=770 .

Rilevante fu la considerazione filatelica che l’eroe dei due mondi ebbe anche all’estero soprattutto in quei paesi che lo videro protagonista durante i lunghi viaggi marittimi. Negli U.S.A. Garibaldi arrivò nel 1850 dove a New York abitò con l’inventore e patriota Antonio Meucci e lavorò nella sua fabbrica di candele di Clifton. Nel 1960 abbiamo l’emissione della serie relativa ai “campioni della libertà”, 2 valori di 4 e 8 cents con l’effigie di Garibaldi in un medaglione e un chiaro riferimento all’unificazione italiana.

Nel 2007 il Brasile e l’Uruguay celebrarono il bicentenario della nascita dell’eroe: l’esemplare uruguayano mostra il brigantino che affrontò le navi argentine dell’ammiraglio Brown nel Paranà, mentre il francobollo brasiliano mostra il condottiero italiano a cavallo con la bandiera della Repubblica Riograndense e l’imbarcazione trainata via terra per raggiungere Laguna e attaccare di sorpresa le navi imperiali (1839). Anche il Perù celebrò Garibaldi in camicia rossa con un valore del 2007 per ricordare la nascita e al tempo stesso la visita dell’eroe a Callao e a Lima nel 1851.

L’U.R.S.S. dedicò grande attenzione nei confronti del condottiero italiano considerandolo un vero e proprio rivoluzionario sensibile alle problematiche e alle rivendicazioni delle classi lavoratrici. Questa valutazione fu facilitata probabilmente dal fatto che le formazioni partigiane comuniste che combatterono in Italia nella Resistenza al nazifascismo presero il nome del celebre patriota. Inoltre Garibaldi era legato alla Russia in maniera particolare poiché proprio nei porti di Odessa e Taganrog entrò in contatto con i mazziniani nel 1833. Il valore policromo di 40 copechi del 1957 celebra il 150° anniversario della nascita, mentre nel 1982 fu emesso un nuovo valore per commemorarne la morte.

GIUSEPPE MAZZINI

Il 2011 è l’anno delle celebrazioni relative al 150° anniversario dell’unità d’Italia, ufficialmente sancita con la proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861 a seguito dei noti avvenimenti risorgimentali del 1859-60 (2° guerra d’indipendenza e spedizione dei Mille). A questo proposito, alcuni personaggi del Risorgimento italiano furono protagonisti di importanti emissioni filateliche commemorative che furono ideate per delineare il profilo storico ed umano degli eroi e dei padri della nostra giovane patria. Sicuramente il personaggio risorgimentale più effigiato sui valori postali non solo italiani risulta per ovvi motivi l’uomo d’azione Giuseppe Garibaldi, tuttavia vorrei iniziare questo articolo con l’ideologo politico dello stato unitario italiano e dell’Italia repubblicana, Giuseppe Mazzini.

DIO E POPOLO – PENSIERO E AZIONE

Genovese, classe 1805, avvocato e giornalista, fervente patriota e fautore dell’Italia libera e unita, carbonaro, rivoluzionario e credente, antifederalista, una passione genuina per Foscolo e il suo Jacopo Ortis, Mazzini finì presto in esilio a Marsiglia dove fondò La Giovine Italia nel 1831, un movimento politico che aveva come obiettivo la costituzione di un’Italia unita e repubblicana attraverso l’insurrezione popolare e la rivolta contro i domini stranieri e i regimi monarchici dispotici e illiberali. In seguito, a Berna nel 1835, egli fondò con altri rivoluzionari La Giovine Europa, un movimento che aspirava alla libertà di tutte le nazioni europee attraverso un modello rigidamente repubblicano e un’idea embrionale di un’Europa unita e democratica. La sfortunata esperienza nella Repubblica Romana con Saffi e Armellini e il fallimento dei moti del 1848-49 rilanciarono la teoria dinastica che poneva i Savoia alla guida del movimento di riunificazione con l’appoggio della Francia imperiale. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, Mazzini continuò il suo status di esule a Londra perchè era stato condannato a morte dalla giustizia dell’ex-Regno di Sardegna che lo considerava un pericoloso cospiratore antimonarchico, ma soprattutto perchè era un convinto repubblicano che non voleva venire a patti con la monarchia sabauda. Dopo una breve permanenza a Lugano, Mazzini fu amnistiato ed ebbe la possibilità di rientrare in Italia nel 1870 dove subito cercò di organizzare una rivolta popolare in Sicilia che avrebbe dovuto portare alla liberazione dello Stato Pontificio. Fu arrestato a Palermo, nuovamente costretto all’esilio, rientrò in Italia sotto falsa identità e si nascose a Pisa presso l’abitazione dell’amico Pellegrino Rosselli dove morì nel 1872.

La prima serie commemorativa italiana dedicata al grande rivoluzionario risale al 20 settembre 1922 in occasione del cinquantenario della morte, 3 valori venduti negli uffici postali di Genova, Roma e Bologna e validi per l’affrancatura in tutta l’Italia, stampa tipografica dello Stabilimento Arti Grafiche Petiti di Roma in fogli di 50, disegno di V. Grassi e incisione di A. Blasi, una tiratura complessiva di 300.000 serie con validità fino al 31 ottobre 1922. Questa serie rappresenta l’ultima emissione postale del regno prima dell’avvento di Mussolini al potere come capo del governo e della conseguente instaurazione del regime fascista. Il valore di 50 c. bruno rosso presenta l’allegoria relativa alla spada della Giustizia forgiata dal fuoco dell’amore per la patria. Il riconoscimento da parte dell’amministrazione postale regia dell’importanza di Mazzini nel quadro degli avvenimenti risorgimentali italiani può sembrare per certi aspetti inopportuno, considerando che proprio la giustizia sabauda lo aveva costretto all’esilio e a una morte indecorosa e in incognito sul suolo patrio. Il valore di 40 c. violetto bruno presenta l’effigie di Mazzini, mentre l’esemplare di 80 c. azzurro raffigura la tomba in stile neoclassico al cimitero monumentale di Staglieno a Genova, opera dell’architetto Gaetano Vittorio Grasso.

L’11 luglio 1944 furono emesse nella RSI le cartoline postali recanti la marca prestampata di 30 c. con l’effigie dell’eroe rivoluzionario, il fascio e la dicitura POSTE REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA. Il regime mussoliniano intendeva celebrare Mazzini come il padre spirituale del nuovo stato repubblicano e sociale da contrapporre alla monarchia dei Savoia che aveva tradito i valori e gli ideali del fascismo e del Risorgimento italiani. L’ uso strumentale dell’iconografia risorgimentale fu una delle caratteristiche propagandistiche più importanti della RSI per legittimare la nascita di una nuova realtà statale che avrebbe dovuto sostituire il regno sabaudo in tutta la penisola italica alla fine della guerra.

Nel 1949, dopo 3 anni dalla vittoria della Repubblica nel referendum istituzionale, abbiamo 2 esemplari significativi: il valore di 100 L. del 18 maggio 1949 (dedicato al centenario della Repubblica Romana, stampa in rotocalco in fogli di 50, disegno di C. Mezzana) presenta la villa del Vascello sul Gianicolo a Roma dove si concentrò la resistenza all’assalto delle truppe francesi nell’ultimo atto del Triumvirato Mazzini-Saffi-Armellini che vide come protagonista anche Garibaldi, mentre il valore di 20 L. del 1° giugno 1849 (stampa in rotocalco in fogli di 60, disegno di E. Pizzi) ha come soggetto il monumento a Mazzini di Ettore Ferrari che fu inaugurato a Roma sull’Aventino il 2 giugno in occasione dell’anniversario della nascita della Repubblica Italiana. Dopo la serie dedicata al centenario dei moti rivoluzionari del 1848, la posta repubblicana non esitò a tributare il massimo degli onori a colui che è considerato l’ideologo e il precursore politico del nuovo stato nato dalle ceneri dell’Italia fascista e sabauda.

Il 31 dicembre 1955, in occasione del 150° anniversario della nascita di Mazzini, fu emesso il valore di posta aerea di 100 L. verde azzurro (stampa in rotocalco in fogli di 50, disegno di F. M. Caruso) raffigurante l’effigie del patriota e la “Lanterna” di Genova, il faro portuale simbolo della città. Curiosamente fu scelto un valore singolo di posta aerea anziché un francobollo di posta ordinaria di più larga diffusione.

La serie di 5 valori del 27 giugno 1959 relativa al centenario della 2° Guerra d’Indipendenza presenta il valore di 15 L. nero (stampa calcografica in fogli di 50) dove Mazzini è ritratto insieme alle effigi dei padri della Patria. E’ chiaro il significato simbolico di porre il rivoluzionario genovese accanto a personaggi come Cavour e il primo re d’Italia, ma in realtà erano forti i motivi di contrasto tra Mazzini e i fautori della riunificazione italiana sotto l’egida dei Savoia.

Il 12 giugno 1971 Mazzini viene riproposto con una serie di 2 valori in occasione del 25° anniversario della Repubblica (stampa in rotocalco in fogli di 100, disegno di A. Quieti): gli esemplari di 50 e 90 L. presentano l’effigie di Mazzini sullo sfondo tricolore della bandiera italiana. Ancora una volta l’indiscusso padre spirituale della Repubblica Italiana venne scelto come soggetto per questa serie celebrativa, mentre per il 50° anniversario del 1996 si optò per l’emblema repubblicano.

L’anno successivo, il 10 marzo 1972, si commemorò il centenario della morte del patriota con una serie di 3 valori (stampa calcografica e in offset in fogli di 100, disegno di E. Donnini) recanti il ritratto di Mazzini. Infine il 10 novembre 2005 per il 200° anniversario della nascita abbiamo l’emissione del 0,45 € (stampa in rotocalco in fogli di 50) che presenta le due facce della medaglia commemorativa dedicata all’ ”Umanità” coniata in occasione del bicentenario della nascita di Mazzini.

I FRANCOBOLLI DELLA LEGIONE VALLONA

L’emissione dei valori che facevano riferimento alla Legione Vallona ha come importante presupposto il quadro degli avvenimenti storici che si susseguirono in Belgio a partire dagli anni ’30. Innanzi tutto un personaggio-chiave del collaborazionismo belga, Léon Degrelle, ultra-nazionalista e fondatore nel 1935 del Rexismo, un movimento di ispirazione fascista e cattolica che ebbe importanti rapporti con Hitler e Mussolini in termini di sostegno politico e finanziario. La caratteristica predominante del partito Rex era caratterizzata da una forte inclinazione antidemocratica e illiberale che intendeva sovvertire l’ordine politico del regno belga e da una sostanziale natura fortemente anticapitalista e anticomunista. Dopo la sconfitta elettorale del 1937 che dava nuovo vigore alla struttura democratica belga, il Rexismo ebbe un orientamento marcatamente filo-tedesco, antisemita e xenofobo, ma al tempo stesso Degrelle cercò di promuovere una politica neutralistica atta a salvaguardare l’integrità territoriale della nazione belga con l’approssimarsi dei venti di guerra agitati dalla Germania nazista. Tuttavia il 10 maggio 1940, nel corso della Campagna di Francia, i tedeschi invasero per la seconda volta il Belgio neutrale con il Gruppo d’armate B del comandante Fedor von Bock per facilitare l’offensiva delle Ardenne al fine di aggirare la linea difensiva francese. Bruxelles cadde il 19 maggio, il governo belga si rifugiò in esilio a Londra, il re Leopoldo III decise di rimanere in qualità di supremo comandante delle forze armate firmando la capitolazione e la resa il 28 maggio e consegnandosi ai tedeschi. Nel frattempo Degrelle e alcuni militanti rexisti erano stati arrestati dalle autorità belghe e trasferiti in Francia, ma furono in seguito liberati dai tedeschi. Il Belgio era sotto la formale occupazione dei nazisti con il governatore militare Alexander von Falkenhausen, di conseguenza Degrelle optò per la strada del pieno collaborazionismo cercando di inserirsi nei quadri dirigenziali politici gestiti dai tedeschi. Nonostante la creazione di un’organizzazione paramilitare rexista e filonazista e il pieno sostegno tributato agli “alleati” testimoniato dagli articoli propagandistici del giornale Le pays réel, Degrelle non riuscì inizialmente a conquistare la piena fiducia degli occupanti a causa del forte ridimensionamento che il suo movimento aveva avuto dopo le sconfitte elettorali del 1937 e del 1939 e per una maggiore inclinazione tedesca a favorire la collaborazione dell’estrema destra fiamminga, ritenuta più affine alla cultura germanica da un punto di vista etnico e linguistico rispetto alla francofona comunità vallone a cui il movimento rexista apparteneva.

La svolta avvenne con l’inizio dell’offensiva tedesca contro l’Unione Sovietica: nel luglio 1941 le autorità tedesche diedero l’assenso al progetto rexista di formare un’unità militare di volontari belgi da inviare sul fronte orientale. Lo stesso Degrelle si arruolò nella cosiddetta Legione Vallona e circa 850 volontari furono inviati in Germania per l’addestramento, inglobati nella wehrmacht e spediti al fronte nel novembre 1941. Nonostante il susseguirsi di comandanti militari che guidavano formalmente la legione, il vero punto di riferimento rimaneva Degrelle per quanto riguarda le direttive e le strategie da adottare mentre nel 1942 si impegnò a promuovere il reclutamento di giovani volontari.

 Proprio in quell’anno (maggio 1942) la legione fu impegnata in durissimi scontri in prima linea nella regione del Donetz che provocarono numerose perdite e che permisero a Degrelle di guadagnarsi la croce di ferro e una stima smisurata da parte delle autorità politiche e militari tedesche. Pertanto Degrelle fece proclamare la germanicità della stirpe vallone e il 1° giugno 1943, dopo complicate trattative, riuscì a inquadrare la legione nelle waffen-ss con il nome di SS-Sturmbrigade Wallonien. L’ unità belga aveva un grado di preparazione non adeguato per i duri combattimenti che impegnavano i tedeschi a seguito delle controffensive russe, tuttavia Degrelle esercitò tutta la sua influenza per lanciare la Brigada in prima linea all’inizio del 1944 nella battaglia di Cerkasy (Ucraina) con il risultato di numerosi caduti in campo tra cui il comandante Lucien Lippert. Per questo Degrelle fu promosso comandante dell’unità, osannato dalla propaganda nazista e decorato da Hitler con la ritterkreuz pur non avendo avuto un ruolo fondamentale di comando nella strategia bellica che fu adottata durante la battaglia. I reduci di Cerkasy sfilarono trionfalmente in parata a Bruxelles nell’agosto del 1944. Ancora una volta Degrelle fece valere il suo opportunismo politico giostrando dietro le quinte i reparti combattenti belgi che furono decimati per le conseguenze della battaglia. Più che un abile comandante militare, Degrelle fu piuttosto un ottimo reclutatore e propagandista al servizio dei nazisti, mentre i rexisti in Belgio si prodigarono in azioni cruente di rappresaglia e di repressione.

 Con la ritirata tedesca dall’ Unione Sovietica (difesa del fronte sulla Narva in Estonia nel settembre 1944), la Brigada di Degrelle fu impegnata in un ruolo di secondo piano nella battaglia delle Ardenne che comportò la liberazione del Belgio alla fine del 1944. Ultimo atto i combattimenti della 28° Divisione-Freiwilligen Wallonien in Pomerania nel febbraio 1945 per contrastare l’inesorabile avanzata sovietica e la resa agli alleati a Schwerin il 3 maggio 1945. Degrelle fu condannato a morte in contumacia e alla fine della guerra riuscì a fuggire nella Spagna del caudillo Franco.

Dopo la partenza della Legione Vallona al fronte, i dirigenti del movimento rexista concordarono la produzione e l’emissione di francobolli di franchigia militare che avevano come unico scopo quello di sovvenzionare il reclutamento e l’equipaggiamento dei legionari, oltre al chiaro intento di propagandare e celebrare l’impegno bellico belga nella crociata antibolscevica. I militari impegnati sul fronte orientale beneficiavano dalla Feldpost di una franchigia per la corrispondenza di peso inferiore ai 250 gr., mentre era prevista una tassa di 3 frs. per la posta con un peso superiore a 250 gr.

La serie dedicata alla Legione fu messa in vendita a Bruxelles il 10 aprile 1942, consiste nell’emissione di fogli di 4 esemplari con dicitura francese FRANCOBOLLI DI FRANCHIGIA DELLA LEGIONE VOLONTARI VALLONI CONTRO IL BOLSCEVISMO sui bordi inferiore e superiore del foglio. Gli esemplari sono in 4 tipologie, non presentano il valore postale ma unicamente la tariffa per la contribuzione a sostegno della Legione. Tutti gli esemplari sono caratterizzati dalle diciture LEGION WALLONIE / POSTE DE CAMPAGNE e dai simboli della Legione (croce templare e croce di Borgogna). Da notare la mancanza di riferimenti alla nazione belga intesa come entità unitaria tra la Vallonia e le Fiandre.

F + 20 F: di colore verde. Il soggetto presenta un cavaliere medievale a cavallo e nello sfondo le truppe medievali crociate e quelle moderne dei legionari valloni.

F + 30 F: di colore marrone. Un legionario tiene la bandiera del corpo di spedizione inviato in Russia.

F + 50 F: di colore blu. Legionari valloni in adunata con in evidenza la bandiera della Legione.

F + 100 F: di colore rosso. Legionario in primo piano e scene simboliche relative al fronte russo.

Da notare la straordinaria somiglianza del legionario raffigurato negli esemplari di franchigia 30f e 100f con il leader rexista Léon Degrelle impegnato al fronte. I francobolli venivano timbrati sulla corrispondenza con il tipico bollo circolare rosso o nero della Feldpost recante la svastica sormontata dall’aquila imperiale. Al pari degli altri corpi militari, anche ai legionari valloni veniva conferito dalla Feldpost il numero di riferimento per il recapito della posta al fronte.

GLI AEROGRAMMI DEI VOLI POLARI DI UMBERTO NOBILE

Nel settore dell’aerofilia italiana, gli aerogrammi delle trasvolate artiche di Umberto Nobile costituiscono un’importante testimonianza storica delle spedizioni aviatorie al Polo Nord che si concretizzarono durante la fase pionieristica degli anni ’20 del XX secolo.

Umberto Nobile, classe 1885, nato a Lauro (Avellino), ingegnere di meccanica industriale, costruttore aeronautico e progettista di dirigibili e di velivoli militari, tenente-colonnello del Genio Aeronautico e direttore dello Stabilimento Militare di Costruzioni Aeronautiche di Roma, un uomo dal curriculum invidiabile che non poteva restare ai margini dell’attività febbrile che ruotava intorno al tema delle spedizioni aeronautiche, dei raid e delle trasvolate. Nel 1923-24 il progetto ambizioso di un dirigibile semirigido portò alla realizzazione nei cantieri di Ciampino del modello N1 originariamente destinato per il trasporto passeggeri poi adibito per il volo polare del 1926. Un dirigibile a lungo raggio con 3 motori a 6 cilindri di 240 cv e una velocità di crociera di 93 km/h, in pratica un mezzo aeromobile perfettamente in grado di affrontare una spedizione impegnativa sotto tutti i punti di vista. Il volo inaugurale dell’N1 fu effettuato il 1° marzo 1924 e in seguito fu collaudato con diversi voli di prova a media distanza.

Nel giugno 1925 l’esploratore norvegese Roald Amundsen fallì il tentativo di raggiungere il Polo Nord con 2 idrovolanti e questa notizia non poteva certo sfuggire a un uomo esperto in progettazione e costruzione aeromobile in procinto di diventare un pioniere delle trasvolate artiche. Nobile si recò a Oslo e propose ad Amundsen la possibilità di poter raggiungere l’obiettivo del Polo Nord utilizzando il suo dirigibile N1, un compito sicuramente non facile quello di convincere una vera e propria leggenda vivente come Amundsen che aveva effettuato la prima traversata del Passaggio a Nord-Ovest dalla Baia di Baffin allo Stretto di Bering (1905-06) e che aveva guidato la prima spedizione che raggiunse il Polo Sud nel 1911-12.

Tra il 1925 e il 1926 furono poste le basi per finanziare e organizzare la spedizione: i finanziamenti furono elargiti dal governo italiano, dall”Aero Club Norvegese e dall’affarista americano Lincoln Ellsworth che in seguito partecipò all’impresa, mentre l’ N1 fu venduto dal governo di Mussolini all’ Aero Club Norvegese e il 29 marzo 1926 durante la solenne cerimonia di consegna ai norvegesi il dirigibile fu ribattezzato con il nome Norge.

Il Norge, con l’equipaggio al comando di Umberto Nobile e gli illustri membri Amundsen e Ellsworth, partì la mattina del 10 aprile 1926 dall’aeroporto di Ciampino-Roma, fece tappa alla base aeronautica di Cuers Pierrefeu (Provenza-Francia), Pulham Market (Norfolk-Inghilterra Orientale), Oslo (Norvegia), Gatcina (presso Leningrado-URSS), Vadso (Norvegia Settentrionale), arrivò all’hangar di King’s Bay (Ny-Alesund-Isola Spitsbergen, arcipelago delle Svalbard) il 7 maggio per preparare la trasvolata artica. Nuova partenza l’11 maggio con l’equipaggio definitivo italo-norvegese, sorvolo del Polo Nord alle ore 1.30 del 12 maggio dove furono lanciate le bandiere dell’Italia, della Norvegia e degli U.S.A., arrivo a Teller (Penisola di Seward-Alaska) il 13 maggio e non alla destinazione finale prevista a Nome. L’ atterraggio provocò gravi danni al dirigibile che fu smantellato sul posto. Il Norge fu il primo dirigibile e quasi sicuramente il primo mezzo aeromobile a raggiungere il Polo Nord attraverso una trasvolata nonostante la rivendicazione di un volo polare precedente compiuto con un trimotore da un equipaggio statunitense (Bennett e Byrd) il cui raggiungimento della meta del Polo non sembra essere stato accertato con sicurezza. Da qui la polemica sorta tra Nobile e Amundsen su chi attribuire il merito per l’impresa compiuta con successo: il governo fascista tributò a Nobile gli onori del caso affermando che il dirigibile era di produzione italiana e che la spedizione era stata organizzata e comandata dallo stesso Nobile, mentre i norvegesi rivendicavano la proprietà effettiva del dirigibile e l’esperienza determinante di un esploratore come Amundsen.

A bordo del dirigibile vennero trasportati gli aerogrammi in varie tipologie e con varie destinazioni:

-Busta gialla diretta al sig. Precerutti Alfredo, n. progressivo dell’aerogramma, aeroscalo di…(Cuers Pierrefeu, Pulham, Oslo, Leningrado, Vadso, King’s Bay, Nome), firma di un componente dell’equipaggio.

Dicitura VOLO TRANSPOLARE 1926 (AMUNSDEN-ELLSWORTH-NOBILE). Da notare l’errore di trascrizione del cognome dell’esploratore norvegese (Amunsden-Amundsen).

Bollo di partenza a CIAMPINO (ROMA) 8.4.26. Affrancatura con francobolli d’Italia, specie i valori 1,25 indaco floreale e il 60 c. grigio tipo Leoni posta aerea entrambi emessi nel marzo 1926.

Timbro ovale violetto VOLO TRANSPOLARE 1926 / EQUIPAGGIO ITALIANO DIRIGIBILE “NORGE” / AMUNDSEN-ELLSWORTH-NOBILE.

Spesso è presente l’etichetta speciale celebrativa con vignetta riproducente il dirigibile e il mappamondo con l’indicazione del percorso. A volte la vignetta risulta avere il centro capovolto. Dicitura VOLO TRANSPOLARE 1926 / AMUNDSEN-ELLSWORTH-NOBILE / POSTA AEREA.

La busta bianca diretta al sig. Bayer presenta le stesse caratteristiche.

-Busta bianca con firma di un componente dell’equipaggio, bollo di partenza Ciampino 8.4.26, bollo di transito Ny Alesund 8.5.26, sempre presente il bollo di arrivo TELLER A.M. MAY 13 1926 ALASKA su francobolli d’Italia. Timbro ovale violetto su etichetta con vignetta celebrativa e timbro rettangolare VOLO TRANSPOLARE AMUNDSEN-ELLSWORTH-NOBILE 1926 DALL’ITALIA ALLA ALASKA. Esiste anche con affrancatura supplementare russa e timbro ovale di annullo Trotsk 20.4.

– Cartolina norvegese NORTH POLE MAIL percorso Svalbard-Polo Nord-Alaska: al recto timbro LUFTPOST MED NORGE SVALBARD NORDPOLEN-ALASKA, firma del comandante norvegese; al verso francobolli d’Italia annullati con timbro ovale violetto su diciture POST CARD / THE TRANS-POLAR FLIGHT EXPEDITION / CHRISTANIA / NORWAY. Affrancatura anche con valori di Eritrea, Somalia, Germania, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Svizzera, USA.

Al ritorno in Italia, Umberto Nobile fu promosso con il grado di generale e immediatamente si prodigò per organizzare un’altra spedizione con un dirigibile italiano e un equipaggio quasi completamente composto da italiani in modo da affermare definitivamente il merito che l’Italia aveva avuto nella conquista del Polo Nord durante la spedizione del 1926, contribuendo all’esplorazione delle regioni artiche ancora sconosciute e alla ricerca scientifica. Il governo fu scettico a promuovere un nuovo volo polare proprio per i rischi che tale impresa poteva comportare e soprattutto per l’ostilità di Italo Balbo che voleva eliminare i dirigibili per favorire gli investimenti su mezzi aerei più pesanti. Grazie ai finanziamenti privati e sull’onda dell’entusiasmo che circondava la figura osannata di Nobile si arrivò alla decisione di compiere un’altra trasvolata artica. Su progetto di Nobile fu costruito un nuovo dirigibile semirigido, l’N4 poi battezzato Italia, molto simile al Norge con alcune modifiche che ne migliorarono la stabilità, la compattezza e il sollevamento. Il progetto iniziale era quello di compiere 5 voli esplorativi partendo dall’usuale base di King’s Bay al fine di raggiungere il Polo Nord e perlustrare ampie porzioni dell’Artico. Il dirigibile partì da Baggio (Milano) il 15 aprile 1928, fece tappa a Stolp (Pomerania) e Vadso (Norvegia), arrivò a King’s Bay il 6 maggio dove stazionava la “R.N. Città di Milano” come nave d’appoggio. Dopo la ricognizione e l’esplorazione delle regioni artiche nord-orientali, fu effettuato il fatale terzo volo il 23 maggio e alle ore 0,24 del 24 maggio fu raggiunto il Polo Nord dove non fu possibile far scendere una squadra di esploratori per il peggioramento delle condizioni del tempo. Il 25 maggio l’Italia schiantò sul pack durante una terribile tempesta a circa 100 km dalle Isole Svalbard, facendo sbalzare 10 uomini fuori dall’abitacolo mentre il resto dell’equipaggio di 6 uomini riprese quota con il dirigibile ingovernabile e destinato a una fine senza speranza. Iniziò la lotta per la sopravvivenza dei superstiti nell’ormai famosa tenda rossa che durò circa 7 settimane, nel frattempo furono predisposte le spedizioni internazionali di salvataggio in cui perì lo stesso Amundsen. Nobile e l’inseparabile cagnetta Titina furono salvati dall’aereo del tenente svedese Lundborg il 23 giugno, altri 7 membri della tenda rossa furono in seguito salvati dalla nave russa rompighiaccio krassin il 12 luglio. Il governo italiano fascista non si impegnò più di tanto nelle operazioni di salvataggio e accusò Nobile di vigliaccheria ritenendolo responsabile della tragedia, fu in pratica estromesso da tutte le cariche e questo epilogo fu certamente favorito dal gerarca Balbo e dall’accusa che riteneva Nobile un “tiepido” sostenitore del regime fascista. Umberto Nobile offrì in seguito la sua esperienza di progettista e costruttore in Unione Sovietica e negli Stati Uniti.

Gli aerogrammi relativi agli eventi del 1928 furono trasportati dai voli di soccorso impegnati nelle operazioni di ricerca dei superstiti.

-Idrovolante SIAI Marchetti S.55 di Umberto Maddalena e Stefano Cagna, partito il 10 giugno da Sesto Calende (Milano), arrivo a King’s Bay il 18 giugno, avvistamento della tenda rossa il 20 giugno e lancio dei rifornimenti. Annullo di partenza su francobolli d’Italia con bollo di partenza SESTO CALENDE MILANO 10.6.28, timbro SPEDIZIONE AEREA DI SOCCORSO / SESTO CALENDE-KINGSBAY, bollo di arrivo R.N.C. DI MILANO / SPED. ARTICA 1928 / 18.6.28. In 6 esemplari timbro speciale rosso VOLATA SULLA TENDA ROSSA, bollo di ritorno SESTO CALENDE MILANO 30.8.28, firma del tenente Cagna (dichiarazione manoscritta e firma dei piloti in un aerogramma).

-Idrovolante Dornier Wal Marina I del capitano Ravazzoni con 29 aerogrammi, partito da King’s Bay il 5 agosto, arrivo a S. Margherita Ligure l’8 agosto. Dicitura VIA AEREA-ESPLORAZIONE POLARE NOBILE / (DIRIGIBILE ITALIA) / -1928-

 timbro R.N.C. DI MILANO / SPED. ARTICA 1928. Affrancatura mista con francobolli italiani e norvegesi, annullo sui francobolli d’Italia con bollo R.N.C. DI MILANO / SPED. ARTICA 1928 / 5.6.28, annullo su francobollo di Norvegia con bollo di transito TROMSO 6VIII28, bollo di arrivo S. MARGHERITA LIGURE / (GENOVA) / 8.AGO.28. Firma del comandante. I 33 aerogrammi a bordo del Dornier Wal Marina II del comandante Penzo non arrivarono mai a destinazione per l’incidente aereo che fece precipitare l’apparecchio sul Rodano.

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