Crea sito

Tag Archive for nazismo

I FALSI PROPAGANDISTICI TEDESCHI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Qualche tempo fa la televisione pubblica italiana ha incredibilmente e sorprendentemente trasmesso un bellissimo lungometraggio premiato con l’oscar come il miglior film straniero nel 2008, si tratta de Il falsario del regista austriaco Stefan Ruzowitzky e con la straordinaria interpretazione dell’ attore Karl Markovics nel ruolo di un noto falsario di religione ebraica la cui abilità nella contraffazione fu sfruttata dalle autorità naziste nel vano tentativo di arrecare danno all’economia monetaria e finanziaria dei paesi nemici durante la seconda guerra mondiale. Il film è tratto dal famoso romanzo autobiografico “L’ officina del diavolo” di Adolf Burger, un tipografo che realmente partecipò alla cosiddetta Operazione Bernhard (dal nome dell’ufficiale delle SS Bernhard Kruger responsabile del piano) iniziata nel 1942 nel campo di concentramento di Sachsenhausen vicino a Berlino dove un gruppo di deportati ebrei fu impiegato dalle SS per falsificare le banconote in sterline e in dollari allo scopo di immettere un grosso quantitativo di valuta contraffatta per causare una spinta inflazionistica galoppante in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Non mi dilungherò a ripercorrere la trama invitando tutti a leggere il libro e a guardare il film per rendersi conto che il piano nazista non ebbe il successo sperato, piuttosto vorrei sottolineare il fatto che soprattutto il film pone l’accento sul tema della falsificazione della moneta ed in effetti era l’obiettivo primario da raggiungere per ottenere dei risultati nefasti sull’economia alleata. Ma occorre considerare che l’officina di Sachsenhausen si impegnò anche nella produzione di valori postali falsi di parodia propagandistica. La diffusione del francobollo falso propagandistico prodotto dai britannici che presentava l’immagine di Himmler al posto di Hitler come capo supremo del Reich tedesco irritò notevolmente i nazisti per cui nel 1944 fu programmata l’Operazione Filigrana che prevedeva la realizzazione di francobolli di parodia utilizzando un tipo di carta filigranata con perforazione 11 ½ e senza gommatura e attribuendo la loro produzione alla Svezia neutrale per avvalorare maggiormente il messaggio propagandistico implicito nei valori.

Il francobollo britannico verde scuro del 1935 con valore facciale da ½ penny celebra il giubileo d’argento di Re Giorgio V e fu utilizzato dai nazisti come soggetto del cosiddetto jubilee parody stamp: stampa in fogli di 120 (10 x 12); la dicitura this war is a jewsh war al posto di silver jubilee half penny (da notare l’errore nella parola jewish); le date di guerra 1939 1944 al posto di quelle giubilari 1910 1935; la presenza dei simboli dell’ebraismo (la stella di David) e del comunismo (la falce e il martello) a simboleggiare la guerra voluta dai bolscevichi sovietici e dai giudei di tutto il mondo; infine l’effigie di Stalin al posto del monarca. E’ chiaro in questo esemplare l’intento tipico della guerra psicologica nazista di voler minare gli equilibri dell’alleanza tra i sovietici e gli anglo-americani, oltre alla proverbiale inclinazione antisemita che vedeva il giudaismo come la principale minaccia dei popoli “ariani”.

Il francobollo bruno lillaceo del 1937 di 1 ½d appartenente alla serie dedicata all’incoronazione di Re Giorgio VI fu anch’esso preso in considerazione dai nazisti per realizzare il coronation parody stamp che aveva sempre una finalità destabilizzatrice atta a minare la “innaturale” alleanza tra britannici e bolscevichi: la dicitura sssr britannia al posto di postage revenue; nella parte destra della corona reale è presente la falce e martello, mentre la sigla stilizzata ger è sostituita da sssr; anche in questo caso sono presenti la stella di David e la falce e martello inglobati nella stella sovietica; la data dell’incoronazione 12 may 1937 è sostituita da Teheran 28.11.1943 riferendosi alla conferenza che sancì il rafforzamento dell’alleanza tra Stalin, Roosevelt e Churchill; infine l’immagine della consorte Regina Elisabetta è sostituita da quella di Stalin.

La serie definitiva del 1937 con l’effigie di Giorgio VI profilo a sinistra fu oggetto di diversi modi di falsificazione propagandistica (definitives parodies): 6 valori stampati su fogli di 192; la stella di David è presente sulla corona al posto della croce e nel fiore all’angolo superiore destro, mentre la falce e martello appare accanto al valore facciale e nel fiore all’angolo superiore sinistro. I definitivi furono anche soprastampati con differenti slogan: la soprastampa murder ruin tra due bombe con il nome di luoghi simboloci si riferiscono ai massicci bombardamenti alleati che avevano provocato morte e distruzione; le soprastampe politiche world-bolshevism/judaism/slavery con i consueti simboli della Russia comunista e dell’ebraismo internazionale; la soprastampa empire’s liquidation tra due croci e il riferimento alla Conferenza di Teheran o liquidation of empire con il nome del dominion britannico in una cornice rettangolare, entrambi stanno a significare l’imminente eliminazione dell’Impero coloniale britannico come effetto dell’alleanza con il blocco giudaico-bolscevico; infine la soprastampa invasion con la sigla AAA O e vari slogan.

I francobolli sopra citati furono spesso usati con l’annullamento London AAA O -6 jun 44 special stamp in riferimento allo sbarco alleato avvenuto sulle coste della Normandia. Furono realizzati anche i foglietti con testo bilingue in inglese e in russo (francobollo speciale in memoria del primo giorno d’invasione) e gli esemplari propagandistici spesso con annullo AAA O.

In conclusione questi falsi propagandistici ebbero tutti come scopo primario quello di addossare la responsabilità della guerra ai bolscevichi e agli ebrei e gettare discredito nei confronti dei sovietici e del complotto giudaico di conquistare il potere politico ed economico nel mondo. Occorre ricordare il contesto storico che ruotava intorno alla produzione dei francobolli di Sachsenhausen in quanto nel 1944 la situazione bellica per la Germania era ormai compromessa con lo sbarco alleato in Normandia, l’avanzata russa da est, il progressivo indebolimento militare tedesco per la scarsità di risorse primarie e i frequenti bombardamenti a tappeto sulle città, sulle vie di comunicazione principali e sugli impianti industriali strategici. In questa situazione, nonostante i poco credibili proclami di Hitler su un’arma segreta decisiva per rovesciare le sorti della guerra, la classe dirigente nazista tentò di convincere gli angloamericani della pericolosità di vincere una guerra a fianco di alleati scomodi che si sarebbero rivoltati contro in un secondo momento e probabilmente alcuni alti papaveri dell’establishment nazista auspicavano una pace preventiva con gli alleati occidentali per fermare l’inesorabile invasione sovietica. Questa strategia fu attuata anche attraverso la diffusione dei francobolli propagandistici, ma come è noto le autorità politiche e militari alleate rifiutarono sempre ogni tipo di trattativa ponendo come unica possibilità la resa incondizionata della Germania. Questo atteggiamento cambiò solo alla fine della seconda guerra mondiale che decretò in pratica l’inizio della guerra fredda.

I FRANCOBOLLI DELLA LEGIONE VALLONA

L’emissione dei valori che facevano riferimento alla Legione Vallona ha come importante presupposto il quadro degli avvenimenti storici che si susseguirono in Belgio a partire dagli anni ’30. Innanzi tutto un personaggio-chiave del collaborazionismo belga, Léon Degrelle, ultra-nazionalista e fondatore nel 1935 del Rexismo, un movimento di ispirazione fascista e cattolica che ebbe importanti rapporti con Hitler e Mussolini in termini di sostegno politico e finanziario. La caratteristica predominante del partito Rex era caratterizzata da una forte inclinazione antidemocratica e illiberale che intendeva sovvertire l’ordine politico del regno belga e da una sostanziale natura fortemente anticapitalista e anticomunista. Dopo la sconfitta elettorale del 1937 che dava nuovo vigore alla struttura democratica belga, il Rexismo ebbe un orientamento marcatamente filo-tedesco, antisemita e xenofobo, ma al tempo stesso Degrelle cercò di promuovere una politica neutralistica atta a salvaguardare l’integrità territoriale della nazione belga con l’approssimarsi dei venti di guerra agitati dalla Germania nazista. Tuttavia il 10 maggio 1940, nel corso della Campagna di Francia, i tedeschi invasero per la seconda volta il Belgio neutrale con il Gruppo d’armate B del comandante Fedor von Bock per facilitare l’offensiva delle Ardenne al fine di aggirare la linea difensiva francese. Bruxelles cadde il 19 maggio, il governo belga si rifugiò in esilio a Londra, il re Leopoldo III decise di rimanere in qualità di supremo comandante delle forze armate firmando la capitolazione e la resa il 28 maggio e consegnandosi ai tedeschi. Nel frattempo Degrelle e alcuni militanti rexisti erano stati arrestati dalle autorità belghe e trasferiti in Francia, ma furono in seguito liberati dai tedeschi. Il Belgio era sotto la formale occupazione dei nazisti con il governatore militare Alexander von Falkenhausen, di conseguenza Degrelle optò per la strada del pieno collaborazionismo cercando di inserirsi nei quadri dirigenziali politici gestiti dai tedeschi. Nonostante la creazione di un’organizzazione paramilitare rexista e filonazista e il pieno sostegno tributato agli “alleati” testimoniato dagli articoli propagandistici del giornale Le pays réel, Degrelle non riuscì inizialmente a conquistare la piena fiducia degli occupanti a causa del forte ridimensionamento che il suo movimento aveva avuto dopo le sconfitte elettorali del 1937 e del 1939 e per una maggiore inclinazione tedesca a favorire la collaborazione dell’estrema destra fiamminga, ritenuta più affine alla cultura germanica da un punto di vista etnico e linguistico rispetto alla francofona comunità vallone a cui il movimento rexista apparteneva.

La svolta avvenne con l’inizio dell’offensiva tedesca contro l’Unione Sovietica: nel luglio 1941 le autorità tedesche diedero l’assenso al progetto rexista di formare un’unità militare di volontari belgi da inviare sul fronte orientale. Lo stesso Degrelle si arruolò nella cosiddetta Legione Vallona e circa 850 volontari furono inviati in Germania per l’addestramento, inglobati nella wehrmacht e spediti al fronte nel novembre 1941. Nonostante il susseguirsi di comandanti militari che guidavano formalmente la legione, il vero punto di riferimento rimaneva Degrelle per quanto riguarda le direttive e le strategie da adottare mentre nel 1942 si impegnò a promuovere il reclutamento di giovani volontari.

 Proprio in quell’anno (maggio 1942) la legione fu impegnata in durissimi scontri in prima linea nella regione del Donetz che provocarono numerose perdite e che permisero a Degrelle di guadagnarsi la croce di ferro e una stima smisurata da parte delle autorità politiche e militari tedesche. Pertanto Degrelle fece proclamare la germanicità della stirpe vallone e il 1° giugno 1943, dopo complicate trattative, riuscì a inquadrare la legione nelle waffen-ss con il nome di SS-Sturmbrigade Wallonien. L’ unità belga aveva un grado di preparazione non adeguato per i duri combattimenti che impegnavano i tedeschi a seguito delle controffensive russe, tuttavia Degrelle esercitò tutta la sua influenza per lanciare la Brigada in prima linea all’inizio del 1944 nella battaglia di Cerkasy (Ucraina) con il risultato di numerosi caduti in campo tra cui il comandante Lucien Lippert. Per questo Degrelle fu promosso comandante dell’unità, osannato dalla propaganda nazista e decorato da Hitler con la ritterkreuz pur non avendo avuto un ruolo fondamentale di comando nella strategia bellica che fu adottata durante la battaglia. I reduci di Cerkasy sfilarono trionfalmente in parata a Bruxelles nell’agosto del 1944. Ancora una volta Degrelle fece valere il suo opportunismo politico giostrando dietro le quinte i reparti combattenti belgi che furono decimati per le conseguenze della battaglia. Più che un abile comandante militare, Degrelle fu piuttosto un ottimo reclutatore e propagandista al servizio dei nazisti, mentre i rexisti in Belgio si prodigarono in azioni cruente di rappresaglia e di repressione.

 Con la ritirata tedesca dall’ Unione Sovietica (difesa del fronte sulla Narva in Estonia nel settembre 1944), la Brigada di Degrelle fu impegnata in un ruolo di secondo piano nella battaglia delle Ardenne che comportò la liberazione del Belgio alla fine del 1944. Ultimo atto i combattimenti della 28° Divisione-Freiwilligen Wallonien in Pomerania nel febbraio 1945 per contrastare l’inesorabile avanzata sovietica e la resa agli alleati a Schwerin il 3 maggio 1945. Degrelle fu condannato a morte in contumacia e alla fine della guerra riuscì a fuggire nella Spagna del caudillo Franco.

Dopo la partenza della Legione Vallona al fronte, i dirigenti del movimento rexista concordarono la produzione e l’emissione di francobolli di franchigia militare che avevano come unico scopo quello di sovvenzionare il reclutamento e l’equipaggiamento dei legionari, oltre al chiaro intento di propagandare e celebrare l’impegno bellico belga nella crociata antibolscevica. I militari impegnati sul fronte orientale beneficiavano dalla Feldpost di una franchigia per la corrispondenza di peso inferiore ai 250 gr., mentre era prevista una tassa di 3 frs. per la posta con un peso superiore a 250 gr.

La serie dedicata alla Legione fu messa in vendita a Bruxelles il 10 aprile 1942, consiste nell’emissione di fogli di 4 esemplari con dicitura francese FRANCOBOLLI DI FRANCHIGIA DELLA LEGIONE VOLONTARI VALLONI CONTRO IL BOLSCEVISMO sui bordi inferiore e superiore del foglio. Gli esemplari sono in 4 tipologie, non presentano il valore postale ma unicamente la tariffa per la contribuzione a sostegno della Legione. Tutti gli esemplari sono caratterizzati dalle diciture LEGION WALLONIE / POSTE DE CAMPAGNE e dai simboli della Legione (croce templare e croce di Borgogna). Da notare la mancanza di riferimenti alla nazione belga intesa come entità unitaria tra la Vallonia e le Fiandre.

F + 20 F: di colore verde. Il soggetto presenta un cavaliere medievale a cavallo e nello sfondo le truppe medievali crociate e quelle moderne dei legionari valloni.

F + 30 F: di colore marrone. Un legionario tiene la bandiera del corpo di spedizione inviato in Russia.

F + 50 F: di colore blu. Legionari valloni in adunata con in evidenza la bandiera della Legione.

F + 100 F: di colore rosso. Legionario in primo piano e scene simboliche relative al fronte russo.

Da notare la straordinaria somiglianza del legionario raffigurato negli esemplari di franchigia 30f e 100f con il leader rexista Léon Degrelle impegnato al fronte. I francobolli venivano timbrati sulla corrispondenza con il tipico bollo circolare rosso o nero della Feldpost recante la svastica sormontata dall’aquila imperiale. Al pari degli altri corpi militari, anche ai legionari valloni veniva conferito dalla Feldpost il numero di riferimento per il recapito della posta al fronte.

IL “GIUSTO TRA I GIUSTI” GIORGIO PERLASCA

Centenario della nascita di Giorgio Perlasca

ITALIA

31-01-2010

Formato:   40 x 30 mm; foglio di 50 esemplari.

Metodo di stampa:   rotocalcografia.

Autore:   Maria Carmela Perrini (disegno).

Tematica:   commemorazione personaggio storico.

Valore in euro:   0,60.

Dopo la lunga “pausa natalizia” (ultima emissione in data 31 ottobre 2009), la posta italiana inaugura il nuovo anno filatelico con una prestigiosa emissione che celebra il centenario della nascita di un personaggio illustre e indimenticabile: Giorgio Perlasca. Nato a Como il 31 gennaio 1910, cresciuto a Maserà in provincia di Padova, in gioventù fu un convinto fascista “dannunziano” e combettè come volontario in Africa Orientale e in Spagna. Tornato in patria nel 1939, cominciò a mostrare un atteggiamento critico verso il regime fascista per il suo dissenso nei confronti delle leggi razziali e dell’alleanza con la Germania. Durante la seconda guerra mondiale fu inviato da una ditta italiana in Jugoslavia ed Ungheria per commerciare carne da distribuire all’esercito italiano impegnato sui vari fronti. L’armistizio dell’8 settembre 1943 fu l’occasione per manifestare apertamente il proprio dissenso verso il fascismo: a Budapest rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e, quando i tedeschi presero il potere in Ungheria nell’ottobre del 1944, si rifugiò nell’ambasciata spagnola per evitare una probabile deportazione in Germania. Sfruttando i legami e le circostanze favorevoli che aveva avuto durante il periodo spagnolo, riuscì ad ottenere una falsa cittadinanza con tanto di passaporto ed iniziò a collaborare con l’ambasciatore Sanz Briz per fornire dei salvacondotti ai cittadini ungheresi di religione ebraica e tenerli al sicuro in apposite case “protette”. In quel periodo lo zelo persecutore dei tedeschi e dei collaborazionisti ungheresi delle Croci Frecciate aveva come obiettivo finale l’eliminazione e la deportazione in massa di tutti gli ebrei dall’Ungheria, per questo motivo le autorità diplomatiche di paesi neutrali si attivarono subito per organizzare un piano di salvezza. Con il precipitare degli eventi bellici, nel novembre del 1944 l’ambasciatore spagnolo lasciò Budapest per evitare di essere costretto a seguire il governo filonazista di Szalasi nella fuga verso il versante occidentale della nazione magiara. Da quel momento “Jorge” Perlasca prese l’iniziativa coraggiosa di fingersi come il rappresentante diplomatico pro tempore della Spagna in Ungheria mediante dei documenti falsi, assicurando la protezione nelle case protette di migliaia di ebrei ungheresi dai rastrellamenti delle Croci Frecciate. Addirittura insieme al diplomatico svedese Wallemberg riuscì a salvare con dei salvacondotti numerose persone che alla stazione stavano per essere deportate nei campi di sterminio. Più di 5000 ebrei furono letteralmente strappati dalla deportazione nel periodo dicembre 1944-gennaio 1945 su un totale di 200.000 sopravvissuti, mentre quasi 600.000 furono coloro che trovarono la morte. Perlasca fu poi trattenuto dai russi e rilasciato, dopo cinque mesi rientrò in Italia dove riprese la sua vita quotidiana nel silenzio, nella riservatezza, nell’umiltà, senza onori né tributi di alcun genere. Solo negli anni ’80, grazie alle testimonianze dei sopravvissuti, la vicenda di Perlasca venne alla luce e da quel momento gli furono riconosciuti i meriti per il suo coraggio e il suo altruismo. Morì a Padova il 15 agosto 1992.

Soggetto:    l’immagine ritrae un giovane Perlasca ai tempi della sua permanenza in Ungheria. Sullo sfondo il filo spinato, tragico simbolo di campi di sterminio, e dei bambini ebrei internati in un lager.

Cenni storici:   l’Ungheria del reggente Horthy entrò in guerra a fianco dell’Asse nel giugno del 1941. Dopo le rovinose sconfitte patite in Russia, nel 1943 il governo ungherese iniziò il negoziato per un armistizio con gli alleati, ma i tedeschi furono pronti ad occupare il paese nel marzo del 1944 per mantenere un’area dell’Europa centrale strategicamente importante. Nell’ottobre del 1944 il regime di Horthy fu definitivamente abbattuto e sostituito con il governo filonazista e collaborazionista guidato dal partito delle Croci Frecciate di Ferenc Szalasi. L’antisemitismo e la brutalità delle Croci Frecciate provocò quasi 40.000 vittime e 80.000 deportati in poco più di tre mesi nella sola Budapest. Il terrore nazista durò fino alla metà di gennaio del 1945 con l’arrivo nella capitale delle truppe sovietiche che costrinsero Szalasi e i suoi carnefici a ritirarsi verso il confine occidentale con l’Austria dove continuarono i loro eccidi fino all’aprile del 1945. Szalasi e i maggiori responsabili delle Croci Frecciate furono processati e giustiziati a Budapest per crimini di guerra ed alto tradimento.

Un cenno particolare merita lo svedese Raoul Wallemberg: come altri diplomatici di paesi neutrali operanti a Budapest, Wallemberg si prodigò per salvare migliaia di ebrei ungheresi e si può senz’altro affermare che fu il grande organizzatore di un progetto di sicurezza condiviso con le altre ambasciate. Mostrò innumerevoli volte un coraggio a viso aperto e un atteggiamento sprezzante del pericolo tali da far rimanere interdetti persino gli stessi nazisti tedeschi ed ungheresi. Aiutò gli ebrei non solo con i rifugi protetti, ma anche organizzando scuole, orfanotrofi, presidi ospedalieri, cucine da campo e impedì la “marcia della morte” degli ebrei verso ovest e la distruzione dei ghetti. Come Perlasca, fu arrestato dai sovietici perché sospettato di essere una spia al soldo degli americani e invece di appurare la verità dei fatti fu trasferito in Russia dove morì in circostanze ancora misteriose presumibilmente nel carcere della Lubianka nel 1947. Nella scansione, il francobollo dedicato a Wallemberg emesso negli Stati Uniti nel 1997.

 

IL GIORNO DELLA MEMORIA

Giornata Internazionale della Memoria

ISRAELE

27-01-2010

 

 

 

 

 

 

Formato:   51,4 x 34,6 mm.

Autore:   Osnat Eshel; foto Karen Gillerman-Harel.

Tematica:   commemorazione storica.

Valore in shekel:   6,70. 

In attesa di presentare il francobollo dedicato a Giorgio Perlasca, merita di focalizzare l’attenzione sull’emissione della posta israeliana relativa alla Giornata Internazionale della Memoria per commemorare le vittime del nazifascismo e dell’Olocausto che cade il giorno 27 gennaio quando nel 1945 l’Armata Rossa liberò i superstiti detenuti nel lager di Auschwitz in Polonia. I termini shoah, olocausto, genocidio ci portano di fronte ogni anno a numeri impressionanti e luoghi sinistri: più di sei milioni di ebrei uccisi e almeno otto milioni tra zingari, omosessuali, comunisti ed oppositori politici, pentecostali e Testimoni di Geova, malati di mente e disabili, civili slavi e prigionieri di guerra; i campi di sterminio tristemente noti di Auschwitz, Sobibor, Treblinka, Belzec, Chelmno, Buchenwald, Dachau, Mathausen, Bergen-Belsen ecc…; i ghetti di Varsavia, Lodz, Cracovia ecc… dove perirono numerosi ebrei prima della deportazione. I nazisti tedeschi furono i principali responsabili della “soluzione finale”, ma non dobbiamo dimenticare anche la complicità di altri paesi europei come l’Ungheria delle Croci Frecciate, l’Italia della RSI, la Francia di Vichy, la Croazia degli Ustascia, la Slovacchia, l’Ucraina, la Romania e tutti i collaborazionisti antisemiti dei paesi sotto l’occupazione tedesca. Purtroppo l’antisemitismo dilagante di quei tempi non fu solo un’esclusiva della Germania. Il Giorno della Memoria viene ufficialmente celebrato in molti paesi, Germania ed Italia incluse.

Soggetto:   la foto ha vinto un importante concorso fotografico in Israele e presenta il contatto tra la mano anziana di un sopravvissuto dell’Olocausto con in evidenza il numero di matricola tatuato sul braccio e la mano di un neonato. Un contatto simbolico dove la nuova generazione prende in eredità la memoria dalla vecchia generazione per non dimenticare il passato e costruire il futuro. Sullo sfondo la bandiera israeliana con la stella di David e la frase “passato e futuro nelle nostre mani” tratta da una citazione del Premio Nobel Prof. Eli Wiesel. Il testo è bilingue in ebraico ed inglese, mentre il nome del paese emittente è scritto anche in lingua araba.

Considerazioni:   Olocausto è un termine strettamente associato alla cultura ebraica, ma il genocidio perpetrato dai nazisti colpì altre comunità in base all’ideologia politica, alla religione professata, all’orientamento sessuale, all’etnia di appartenenza. Il francobollo è comprensibilmente incentrato sulla shoah ebraica proprio perché realizzato nello stato d’Israele, ma è doveroso ricordare che la comunità ebraica europea non fu l’unica ad essere oggetto della folle persecuzione nazista. La Giornata della Memoria è dedicata alla commemorazione di tutte le vittime del nazifascismo.

LA “GRANDE DAME” DEL GIORNALISMO TEDESCO

DPAG_2~1 

 

 

 

 

 

 

 

La contessa Marion Doenhoff

GERMANIA

12-11-2009

 

Formato:   46 x 27,32 mm.

Autore:   Kym Erdmann.

Tematica:   commemorazione di personaggi illustri.

Valore in euro:   0,55.

 

La posta tedesca celebra il centenario della nascita della contessa Marion Doenhoff, nata appunto il 2 dicembre 1909 a Schloss Friedrichstein nella Prussia orientale. Proveniente da una vecchia e prestigiosa famiglia aristocratica prussiana, studiò economia a Francoforte dove mostrò subito una netta posizione contro il nazionalsocialismo che la costrinse a lasciare la Germania nel 1933 per completare gli studi in Svizzera. Dopo vari viaggi in Europa, Africa e Stati Uniti, ritornò in patria nel 1938 dove prese parte al movimento di opposizione al nazismo di Von Moltke e Von Stauffenberg. Dopo il fallito attentato a Hitler nel 1944, fu rilasciata ed ebbe salva la vita solo perchè la Gestapo non aveva trovato il suo nome nei documenti sequestrati dai nazisti. Nel gennaio 1945, di fronte alla rapida avanzata dei russi, Marion lasciò la sua tenuta prussiana e viaggiò per sette settimane a cavallo verso ovest fino ad Amburgo: la sua amata terra fu poi assegnata alla Polonia dopo la fine della guerra e, nonostante il suo forte attaccamento alla regione dove era cresciuta, fu uno dei primi personaggi pubblici che approvò il confine orientale con la Polonia. Nel 1946 si distinse come redattrice politica del nuovo settimanale “Die Zeit” di Amburgo con i suoi articoli critici, il suo orientamento tollerante verso le diversità, il suo forte desiderio di pace e di cooperazione tra i popoli: vice-direttrice nel 1955, direttrice nel 1968, infine editore nel 1972 fino alla morte avvenuta l’11 marzo 2002 all’età di 92 anni. Autrice di numerosi libri di successo, la contessa Marion Doenhoff ha ricevuto numerosi premi ed onoreficienze a coronamento della grande carriera giornalistica e del grande impegno politico che ha sempre contrassegnato la sua vita.

SOGGETTO:   il francobollo è strutturato come una pagina di giornale: la foto in primo piano, il testo a colonne, il titolo corrispondente al nome Marion Graefin (contessa) Doenhoff . Il valore all’interno dell’immagine e il nome del paese emittente inglobato nella colonna sottostante alla foto completano il carattere “giornalistico” di questo insolito esemplare.

CONSIDERAZIONI:   Marion Doenhoff è stata una grande giornalista e soprattutto ha rappresentato quella Germania che si è opposta fermamente a Hitler, sfatando il “mito” negativo di un popolo uniformemente e completamente a favore del regime e di una classe aristocratica latifondista e industriale leale al nazismo al momento della sua ascesa al potere nel 1933.

 

 

 

Creative Commons License
This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License. Protected by Copyscape Online Plagiarism Tool Questo blog non rappresenta un prodotto editoriale o una testata giornalistica, ai sensi della legge 62 del 7/3/2001, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità predefinita.

filateliastamp è pubblicato sotto una licenza Creative Commons. E' vietato copiare gli articoli su altri siti o blog. E' ammessa la citazione parziale dei testi a condizione di attribuire e linkare la fonte a filateliastamp.

L'autore non si dichiara responsabile dei commenti lasciati nel blog dai vari visitatori. I commenti dal contenuto non idoneo alla pubblicazione verranno rimossi. I contenuti nei commenti e nei post non costituiscono dei pareri di consulenza professionale in quanto l'autore scrive a titolo personale in base ai propri studi, alle proprie ricerche ed analisi, alla propria esperienza.