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LE EMISSIONI DELLE GUERRE JUGOSLAVE: SERBIA, MONTENEGRO E KOSOVO

 A seguito della secessione della Slovenia, della Croazia e della Bosnia-Erzegovina che provocò lo scoppio della guerra civile (vedi i post precedenti), il 27 aprile 1992 la Serbia di Slobodan Milosevic e il Montenegro di Momir Bulatovic si unirono nella nuova Repubblica Federale di Jugoslavia ponendo fine formalmente allo stato socialista che era durato quasi cinquant’anni. Le truppe federali si trovarono quindi in conflitto contro i croati e i bosgnacchi per sostenere gli interessi territoriali dei serbi della Krajina-Slavonia e della Bosnia, ma l’idea politica di Milosevic era molto ambiziosa e riprendeva un vecchio cavallo da battaglia del nazionalismo serbo ovvero la creazione di una “Grande Serbia” che poteva essere realizzata solamente occupando quei territori dell’ex-Jugoslavia dove i serbi risultavano essere in minoranza e pianificando una strategia terroristica di pulizia etnica nei confronti dei croati e dei musulmani. Allo stesso tempo le province della Vojvodina e del Kosovo persero la propria autonomia e fu attuato un programma atto a favorire gli interessi politici ed economici della minoranza serba in questi due territori. Il coinvolgimento delle truppe serbo-montenegrine nella guerra civile, la partecipazione di reparti paramilitari ultranazionalisti e le corresponsabilità di Milosevic relativamente ai crimini perpetrati durante la guerra civile rappresentano dei fattori decisivi per capire la storia del nazionalismo serbo di quei anni. La pace di Dayton del 1995 non pose fine alla carriera politica di Milosevic: a partire dal 1996 il leader serbo si preoccupò di soffocare la guerriglia albanese dei separatisti dell’UCK nel Kosovo favorendo una dura repressione che ricordava i metodi incresciosi adottati contro la popolazione civile nella recente guerra in Bosnia. Nel 1999 l’operazione Allied Force della Nato mise in atto una serie di bombardamenti su obiettivi strategici nel Kosovo e in Serbia (inclusa Belgrado) e questa strategia favorì il ritiro delle truppe jugoslave e la creazione di un protettorato internazionale sul Kosovo (KFOR) per promuovere il processo di pacificazione tra serbi e albanesi, ma in realtà il rientro dei profughi kosovari avvenne parallelamente al contro-esodo di molti serbi per timore di rappresaglie e vendette. Il 17 febbraio 2008 il Kosovo proclamò ufficialmente la sua indipendenza dalla Serbia che ancora oggi rivendica questo territorio come una propria provincia. Nel frattempo Milosevic fu arrestato nel 2001 per essere processato all’Aja, nel 2003 la Repubblica Federale di Jugoslavia mutò il proprio nome in Confederazione di Serbia e Montenegro, infine nel 2006 un referendum sancì l’indipendenza del Montenegro dalla Serbia.

La proclamazione della Repubblica Federale di Jugoslavia non comportò stravolgimenti e cambiamenti eclatanti nei metodi e nelle tematiche relativamente all’emissione dei valori postali. L’amministrazione postale di Belgrado cercò di evitare riferimenti espliciti e diretti alla guerra civile in atto, piuttosto veniva posto l’accento sugli aspetti peculiari del patrimonio artistico e storico della cultura serbo-montenegrina inquadrandola in un ambito europeista. La tipologia dei francobolli emessi risultava quindi identica rispetto agli esemplari “socialisti” con la consueta dicitura PTT JUGOSLAVIJA. Il 5 maggio 1992 fu emesso il foglietto dell’Europa CEPT e due francobolli relativi al 500° anniversario della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, seguirono il 20 maggio i quattro valori che rappresentano alcune discipline sportive delle Olimpiadi estive di Barcellona: occorre ricordare che la Jugoslavia post-comunista fu ammessa a quei giochi non come nazione in senso stretto, bensì come partecipante olimpica indipendente a causa della guerra civile, mentre i francobolli delle Olimpiadi invernali di Lillehammer del 1994 ci ricordano che solo la Slovenia ebbe la possibilità di parteciparvi tra i paesi dell’ex-Jugoslavia. Il 1° giugno 1992 furono emessi i francobolli relativi al campionato europeo di calcio che ebbe luogo in Svezia: in questo caso la Jugoslavia fu esclusa dall’Uefa senza possibilità di appello e al suo posto partecipò la Danimarca che, per ironia della sorte, vinse il titolo in finale contro la Germania. Nel 1994 furono emessi i francobolli del campionato mondiale di calcio USA ’94, ma la Jugoslavia fu esclusa dalle qualificazioni, cosa che avvenne anche per gli europei di Inghilterra ’96. Dopo queste digressioni sportive strettamente condizionate dagli eventi bellici in questione, il 26 gennaio 1995 ecco due valori con dei soggetti che esaltano l’identità nazionale del paese in una fase importante della guerra, la bandiera e lo stemma con l’aquila bicipite. Nel 1999, in occasione dei bombardamenti della NATO, furono emessi i francobolli con un bersaglio per manifestare la protesta del popolo serbo contro questa aggressione avvenuta durante la guerra nel Kosovo. Questi avvenimenti furono poi ricordati dai dodici valori che presentano i ponti e gli edifici distrutti in Serbia dai bombardamenti. Con la fine della guerra, il Kosovo (che era ancora una provincia autonoma sotto la tutela delle forze internazionali) cominciò ad emettere francobolli propri con la serie di 5 esemplari dove la dicitura pace è riportata in inglese, albanese e serbo. Tra questi valori spiccano soprattutto quelli che hanno come soggetto la cartina geografica del Kosovo e la statua di Madre Teresa di Calcutta, nata a Skopje da genitori kosovari. Infine nel 2005 il Montenegro emise i suoi primi francobolli prima ancora del referendum che ne sancì l’ indipendenza: anche in questo caso abbiamo dei simboli nazionali che annunciano tra le righe la chiara volontà di sciogliere definitivamente il legame “federale” con la Serbia. I soggetti sono rappresentati dalla bandiera, dallo stemma, dalla nazione e dal parlamento di Podgorica.

 

 

LE EMISSIONI DELLE GUERRE JUGOSLAVE: BOSNIA E SRPSKA

La Repubblica della Bosnia-Erzegovina riuscì per un certo periodo ad evitare di essere coinvolta negli scontri che si stavano profilando tra serbi e croati, ma questa situazione non poteva durare a lungo poiché questa repubblica riuniva al suo interno tutte le comunità etniche e religiose che fino a quel momento avevano caratterizzato la popolazione della ex-Jugoslavia per cui sembrava imminente e scontato l’allargamento della guerra in territorio bosniaco. Le tensioni e gli scontri tra le tre etnie si erano già delineati nel corso del 1991, ma il culmine si raggiunse con il referendum del 29 febbraio-1° marzo 1992 indetto dal presidente musulmano Alija Izetbegovic che sancì la secessione della Bosnia-Erzegovina dalla Jugoslavia, nonostante l’opposizione dei serbo-bosniaci che volevano mantenere un legame indissolubile con la Serbia di Milosevic. La conseguenza naturale di questo evento fu la guerra civile a partire dal mese di aprile del 1992: all’inizio croati e bosgnacchi furono alleati contro le truppe federali della JNA e i serbo-bosniaci della Repubblica Srpska, in seguito scoppiarono le ostilità anche tra i croati riuniti nei territori dell’Hergeg-Bosna e i musulmani di Izetbegovic (1992-94). Tra il 1992 e il 1995 la Bosnia-Erzegovina fu protagonista di violenti scontri militari, eccidi e crimini inauditi che non si ricordavano dai tempi bui della seconda guerra mondiale e tutto questo nel cuore dell’Europa e con la sostanziale incapacità della comunità internazionale di attuare un piano di pace in quanto si riteneva troppo rischioso intervenire per obbligare le parti a una pacificazione imposta da forze militari esterne. La capitale Sarajevo fu posta sotto l’ assedio e il bombardamento delle milizie serbo-bosniache per tutta la durata della guerra, i massacri, gli stupri di guerra, le operazioni di pulizia etnica, i campi di concentramento, il cecchinaggio indiscriminato furono concepiti come atti di ordinaria amministrazione e ancora oggi rappresentano una vergogna per chi ha commesso quei crimini soprattutto contro la popolazione civile inerme e per chi ha dimostrato un immobilismo e un’inerzia paradossali di fronte a tali atrocità come nel caso degli Stati Uniti, della Comunità Europea e dell’ONU. Dopotutto anche per il genocidio che si stava perpetrando in Ruanda nello stesso periodo fu utilizzato lo stesso metro della passività. I tardivi raid aerei della NATO nel 1995 contro le postazioni militari serbo-bosniache favorirono le trattative di pace e alla fine si arrivò agli Accordi di Dayton firmati da Tudjman, Milosevic ed Izetbegovic che in pratica posero fine alle ostilità in Bosnia e sancirono l’unione della Federazione croato-musulmana (51% del territorio bosniaco) e della Repubblica Srpska (49% del territorio bosniaco) nel nuovo stato federale della Bosnia-Erzegovina con un sistema di ampie autonomie per ciascuna comunità etnica.

A partire dal 27 ottobre 1993 la Bosnia-Erzegovina secessionista e musulmana di Izetbegovic, che in quel momento era contrapposta ai serbi e ai croati, iniziò ad emettere valori postali propri: la prima serie definitiva consiste in 7 valori e presentano lo stemma nazionale, simbolo della nuova repubblica non più socialista, con sei gigli dorati su campo blu e divisi da una fascia bianca trasversale. In generale, occorre dire che i francobolli delle emissioni governative di Sarajevo risultano in molti casi incentrati su soggetti che esaltano la cultura, l’arte e le tradizioni della comunità bosniaco-musulmana senza soffermarsi sugli eventi bellici di quel periodo. Interessante fu la serie del 12 giugno 1995 dedicata al Palazzo delle Poste Centrali di Sarajevo che era stato seriamente danneggiato durante l’assedio. Quando la situazione si stava avviando lentamente a un epilogo positivo con i trattati di Dayton, il 31 dicembre 1995 fu emesso un valore significativo ovvero la rappresentazione simbolica del processo di pace attraverso la convivenza pacifica delle quattro religioni presenti nella Bosnia-Erzegovina. Il soggetto presenta infatti i luoghi di culto dell’Islam, dell’Ebraismo, del Cattolicesimo e della religione cristiano-ortodossa. Infine il francobollo del 25 novembre 1996 celebra il giorno della Bosnia-Erzegovina che coincide con l’anniversario degli accordi di Dayton e la fine della guerra civile.

 

Di fronte alla secessione della Croazia e della Slovenia, nel novembre del 1991 il Partito Democratico Serbo-bosniaco di Rodovan Karadzic promosse un referendum interetnico per sancire la volontà dei serbi di Bosnia di mantenere il legame con la Federazione Jugoslava capitanata dai serbi di Milosevic. Il 9 gennaio 1992 l’assemblea parlamentare proclamò la Repubblica serba di Bosnia-Erzegovina o Repubblica Srpska con la città di Banja Luka come capitale. La nuova repubblica non fu riconosciuta dalla Bosnia-Erzegovina di Izetbegovic e allo stesso modo il referendum del 1992 che sanciva la secessione della Repubblica di Bosnia-Erzegovina dalla Jugoslavia non fu riconosciuto dai serbo-bosniaci per cui si arrivò alla guerra civile. Le vicende belliche sono generalmente quelle che ho precedentemente citato, occorre aggiungere che le milizie serbo-bosniache di Ratko Mladic ebbero sostanzialmente una posizione di maggiore forza nel territorio bosniaco grazie al sostegno delle truppe federali serbo-montenegrine della JNA e dei reparti paramilitari cetnici e ultranazionalisti inviati da Belgrado. E’ in questo contesto che si può spiegare quindi una maggiore responsabilità dei serbi per quanto riguarda gli eccidi e i crimini contro l’umanità perpetrati nella Bosnia-Erzegovina durante la guerra, ma occorre sottolineare che anche i croati e i bosgnacchi furono corresponsabili degli stessi crimini: la pulizia etnica e la pratica programmata degli stupri, l’assedio interminabile di Sarajevo che provocò centinaia di vittime, il massacro dei musulmani a Srebrenica sono solo alcuni degli avvenimenti che sono ancora oggetto di trattazione presso la Corte Internazionale dell’Aja. Dopo i bombardamenti aerei della NATO nell’Operazione Delibarate Force e le pressioni di Milosevic, i serbo-bosniaci accettarono gli accordi di pace di Dayton e attualmente la Repubblica Srpska è una repubblica autonoma semipresidenziale con un proprio governo e un proprio parlamento facente parte della Bosnia-Erzegovina.

La Repubblica Srpska predispose delle proprie emissioni postali che ebbero inizio il 26 ottobre 1992 con la serie di 11 valori jugoslavi recanti la soprastampa Repubblica Srpska in cirillico e il nuovo valore facciale. La guerra in Bosnia era ormai cominciata da sei mesi e i serbo-bosniaci si affrettarono a rivendicare la propria identità e i propri diritti nella regione anche attraverso l’emissione di francobolli sia pur a carattere provvisorio. L’11 gennaio 1993 furono emessi i francobolli definitivi che presentano soggetti fortemente associati a simboli nazionali: i valori da 50 e 100 d. riportano lo stemma reale serbo rappresentato dall’aquila bicipite coronata e lo scudo crociato con le quattro S cirilliche; i valori da 10-20-30 d. presentano i violini tradizionali serbi della regione (gusle), mentre il francobollo di 500 d. raffigura il monastero di Zitomslic a Mostar, simbolo del patrimonio serbo e cristiano-ortodosso che occorreva difendere e salvaguardare nelle aree contese della Bosnia-Erzegovina. In occasione del referendum che respinse gli accordi di pace del piano Vance-Owen furono emessi i francobolli con lo stemma nazionale recanti la soprastampa in cirillico referendum, la data 15-16.05.’93. e il nuovo valore facciale. Il 9 gennaio 1994 fu emesso il francobollo per la festa nazionale della Serbia coincidente con il secondo anniversario della proclamazione della repubblica serba di Bosnia: il valore presenta l’icona sacra di S. Stefano patrono dei serbi e dei montenegrini e quindi un simbolo anche del patrimonio artistico e religioso serbo-bosniaco. A guerra conclusa, il 20 settembre 1996 fu emessa la serie di 5 valori dedicati alle stazioni e ai ponti che furono oggetto dei bombardamenti degli aerei della Nato nel 1995.

 

 

LE EMISSIONI DELLE GUERRE JUGOSLAVE: CROAZIA, KRAJINA E HERGEG-BOSNA

I delegati croati, insieme a quelli sloveni, furono coloro che abbandonarono il 14° ed ultimo congresso della Lega dei Comunisti di Jugoslavia nel gennaio 1990 in aperta contrapposizione nei confronti dei nazionalisti serbi comunisti di Milosevic, a marzo fu eletto presidente il nazionalista anticomunista Franjo Tudjman che portò la Croazia fuori dalla Federazione Jugoslava il 25 giugno 1991 e in seguito fu dichiarata ufficialmente l’indipendenza del paese l’8 ottobre 1991. Di fronte all’evolversi della situazione politica croata, i serbi della Krajna e della Slavonia non accettarono di essere inclusi in uno stato indipendente guidato da una classe dirigente croata per cui nell’agosto 1991 optarono per la secessione proclamando la Repubblica serba di Krajina ai confini con la Bosnia. Si arrivò inevitabilmente a una lunga guerra civile che durò dal 1991 al 1995 con duri combattimenti, eccidi, massacri, operazioni di pulizia etnica ed esecuzioni sommarie che colpirono soprattutto la popolazione civile. Nel 1992 la guerra si spostò nella Bosnia-Erzegovina dove erano presenti le enclavi croate che combatterono per un certo periodo contro i bosgnacchi musulmani (1992-94) e soprattutto contro i nemici storici serbi della Federazione Jugoslava e della Repubblica di Srpska. Nel 1993 fu proclamata la Repubblica croata dell’Hergeg-Bosna, ma gli accordi di Washington nel 1994 posero fine al conflitto croato-bosniaco con la creazione della Federazione di Bosnia-Erzegovina che prevedeva un sistema cantonale e la convivenza pacifica tra croati e musulmani. Continuava invece la guerra contro i serbi e nel 1995 le operazioni lampo e tempesta comportarono un successo croato contro le milizie serbe e la conseguente dissoluzione della Repubblica di Krajina.

Gli scontri bellici tra croati e serbi iniziarono nella primavera del 1991, l’indipendenza croata fu proclamata l’8 ottobre, il 9 settembre 1991 iniziò l’emissione dei valori postali con il primo francobollo definitivo di 1 dinaro ovvero l’esemplare di posta aerea che inaugura i tragitti postali aerei tra le città della nuova Repubblica della Croazia. In questo caso si tratta del percorso Zagabria-Dubrovnik e il valore mostra la cattedrale della capitale e una veduta aerea della città dalmata. Il primo francobollo commemorativo fu emesso il 10 dicembre 1991 per celebrare la dichiarazione d’indipendenza avvenuta due mesi prima e questo esemplare mostra un libro con le pagine a scacchiera che richiamano la bandiera e l’identità nazionale croata. La rivendicazione del proprio orgoglio nazionale e l’affermazione della legittimità del nuovo status politico furono ulteriormente ribaditi con il francobollo del 15 gennaio 1992 che presenta lo stemma ufficiale della Croazia. C’è in effetti una evidente volontà di essere riconosciuti e accettati dalla comunità internazionale, cosa che avvenne proprio il 15 gennaio 1992 da parte della Comunità Europea e il 22 maggio 1992 dall’Onu come testimonia il valore del 1993 che celebra l’anniversario dell’ingresso nelle Nazioni Unite. Nel 1992 fu emessa la serie dedicata ai grandi personaggi storici croati e sembra chiaro l’intento di compattare le varie comunità croate dell’ex-Jugoslavia per difendere l’indipendenza dall’aggressione serba. Vengono presi come esempi il bano Josip Jelacic, protagonista delle campagne militari nel biennio rivoluzionario 1848-49, il padre della patria Ante Starcevic e il politico indipendentista e martire Stjepan Radic. Tra il 1992 e il 1993 ebbe inizio l’emissione dei francobolli inclusi nella serie celebrativa delle città croate e tra queste risaltano all’attenzione le località protagoniste dei combattimenti in corso: Vukovar, città della Slavonia, oggetto di un pesante assedio e bombardamento serbo nel 1991; Dubrovnik, la splendida città dalmata, e Karlovac oggetto anch’esse di un lungo bombardamento; infine Knin, la città che fu proclamata capitale della Repubblica serba di Krajina e che i croati rivendicavano come propria poiché la consideravano l’antica città reale capitale del regno medievale croato. Il 10 settembre 1994 fu emesso il valore che celebra la visita di Papa Giovanni Paolo II a Zagabria, un evento importante per il popolo croato da un punto di vista religioso e politico: il Vaticano fu il primo stato a riconoscere l’indipendenza della cattolica Croazia, ma la visita di Papa Wojtila fu anche l’occasione per incoraggiare un processo di pace e la fine delle ostilità nella ex-Jugoslavia.

Il francobollo del 30 maggio 1995 ricorda il quinto anniversario della prima seduta del parlamento croato eletto dopo le libere elezioni e l’elezione di Tudjman come il primo presidente della Repubblica di Croazia. Il 30 maggio si festeggia infatti il giorno dell’indipendenza croata e l’emissione di questo esemplare assume un valore significativo in un periodo cruciale della guerra. Il francobollo del 16 agosto 1995 festeggia la liberazione della città di Knin da parte delle truppe croate durante l’operazione Tempesta: questo evento pose fine alla Krajina serba e gettò le basi di un dialogo per arrivare all’epilogo di questa lunga guerra combattuta tra croati e serbi. Il 16 dicembre 1995 fu emessa la serie di 6 valori dedicati alla liberazione di altre città durante le operazioni militari croate come Obrovac e Glina. Dopo gli accordi di Dayton e la fine della guerra, il 28 maggio 1996 fu emesso il francobollo del quinto anniversario della nascita della Guardia Nazionale Croata, l’esercito indipendentista voluto da Tudjman il 12 aprile 1991 la cui prima brigada fu costituita a Zagabria il 28 maggio. Da allora in poi la Guardia avrà un ruolo attivo e in primo piano nei teatri di guerra dell’ex-Jugoslavia.

Il 1° aprile 1991 la maggioranza serba della Slavonia e della Krajina si staccò dalla croazia dando vita alla Repubblica serba di Krajina con Knin come capitale e Milan Babic come primo presidente. La nuova repubblica non fu riconosciuta dalla comunità internazionale e subito i territori della Krajina-Slavonia furono oggetto di feroci combattimenti e violenze inaudite da parte delle milizie croate, serbe, cetniche e paramilitari. Tra i personaggi politici che si distinsero durante la guerra occorre ricordare Goran Hadzic, presidente della piccola repubblica nel 1992-94 e imputato per crimini di guerra contro l’umanità. La Repubblica di Krajina fu smantellata con le operazioni Lampo e Tempesta guidate dal generale croato Gotovina nell’estate del 1995, subito si scatenarono le rappresaglie croate che costrinsero i civili serbi ad un esodo verso la Serbia. Ai serbi di Croazia rimaneva la parte più orientale della Slavonia con Vukovar denominata Sremsko Baranjska Oblast che dopo gli accordi di Dayton fu posta sotto la supervisione delle Nazioni Unite per promuovere il processo di pacificazione. Alla fine anche questo territorio fu restituito pacificamente alla Croazia il 15 gennaio 1998.

Le emissioni postali della Repubblica di Krajina iniziarono il 24 marzo 1993 con una serie di 5 valori definitivi e con un soggetto significativo in particolare, lo stemma della nuova repubblica rappresentato dall’aquila bicipite serba con la corona reale e lo scudo crociato con iscritte le quattro S cirilliche. In quest’ultima emissione e in quella del 26 maggio 1993 abbiamo due valori dedicati alle città più importanti della regione (Vukovar e Knin). Dopo la guerra importanti furono il valore del 16 dicembre 1996 dedicato al noto geofisico e climatologo serbo di Croazia Milutin Milankovic e l’ultima emissione del 29 maggio 1997 relativa alla mostra filatelica mondiale di San Francisco.

Di fronte agli accadimenti bellici in Croazia, nel 1991 i croati della Bosnia-Erzegovina si organizzarono con il leader Mate Boban per creare un’area territoriale autonoma intorno a Mostar e prepararsi a fronteggiare un’eventuale offensiva serba in questa regione. Dopo che la Bosnia-Erzegovina di Izetbegovic optò per la secessione e l’indipendenza, nell’aprile 1992 l’esercito federale jugoslavo e i serbi-bosniaci si mobilitarono per aprire un nuovo fronte della guerra civile. Inizialmente croati e bosgnacchi musulmani erano alleati contro le unità militari serbe, in seguito scoppiarono le ostilità tra le prime due comunità e il 28 agosto 1993 fu proclamata ufficialmente la Repubblica croata dell’Hergeg-Bosna che non fu riconosciuta dalla comunità internazionale. Nel 1994 gli accordi di Washington attuarono la definitiva pacificazione tra le due etnie e i territori croati furono uniti a quelli controllati dai bosgnacchi nella cosiddetta Federazione di Bosnia-Erzegovina fondata su una struttura amministrativa cantonale. Anche in questo conflitto non mancarono gli eccidi, i massacri, la violenza gratuita, eventi che hanno purtroppo caratterizzato i molteplici aspetti delle varie guerre jugoslave.

Le emissioni nell’Hergeg-Bosna iniziarono nel 1993 e più precisamente il 12 maggio con l’esemplare dedicato alla Madonna di Medjugorje e alla chiesa parrocchiale di S. Giacomo situata nel piccolo villaggio dell’Erzegovina croata. La scelta di questo soggetto intende porre in risalto la cattolicità del popolo croato che in quel momento era contrapposto ai serbi ortodossi e ai bosniaci musulmani, si vuole propagandare un luogo di culto dall’alto valore simbolico che tuttavia non fu immune al conflitto interetnico e religioso. Il 15 maggio 1993 fu emesso il francobollo che raffigura il ponte di Mostar: la città era considerata la capitale nominale dell’Hergeg-Bosna, fu assediata e bombardata dai serbi nel 1992, poi contesa da croati e bosgnacchi nel 1993 con duri combattimenti. Il famoso ponte di pietra (stari most) del XVI sec. costruito dai turchi e simbolo della città fu distrutto dai croati il 9 novembre 1993. Lo stari most fu poi ricostruito e riaperto nel 2004. Nonostante l’odio dei croati-bosniaci verso questo simbolo della cultura musulmana, il francobollo comunque rappresenta la città di Mostar con il vecchio ponte che al momento dell’emissione era ancora integro sebbene danneggiato dai precedenti combattimenti. Significativo è anche il valore del 10 febbraio 1994 che presenta lo stemma della repubblica croata della Bosnia-Erzegovina in memoria della dichiarazione d’indipendenza del 28 agosto 1993. Come abbiamo visto, circa un mese dopo gli accordi di Washington posero fine a questa breve esperienza politica imponendo l’unione e la pacificazione tra croati e musulmani nella Federazione di Bosnia-Erzegovina.

LE EMISSIONI DELLE GUERRE JUGOSLAVE: LA DISSOLUZIONE

La recente cattura in Serbia dell’ex comandante militare delle truppe serbo-bosniache Ratko Mladic, accusato di aver commesso crimini di guerra contro l’umanità, pone in primo piano il ricordo dei terribili anni di guerra nei territori dell’ex-Jugoslavia. Gli eventi bellici e politici di quegli anni sono ancor oggi vivi, le ferite fisiche e morali di chi è sopravvissuto alla guerra non sono ancora rimarginate nonostante siano passati più di 15 anni dalla fine delle ostilità, il rancore e l’odio tra le varie etnie conviventi nella penisola balcanica sono solo apparentemente sopiti ma pronti ad esplodere in caso di un allentamento della vigilanza delle forze NATO ancora presenti in Bosnia e nel Kosovo. E’ interessante esaminare le dinamiche di questa guerra tenendo conto delle emissioni filateliche che molti paesi dell’ex-Jugoslavia si ostinarono a mantenere in un clima di apparente normalità soprattutto per esaltare il nazionalismo imperante di quei tempi e per affermare l’indipendenza di nuove realtà nazionali e consolidare al tempo stesso il diritto di avanzare rivendicazioni territoriali nelle aree contese.

La morte di Josip Broz Tito nel 1980 e la caduta del muro di Berlino nel 1989 avevano irrimediabilmente compromesso la solidità della Repubblica Federale Socialista Jugoslava, venne meno il fattore aggregante rappresentato dall’ideologia socialista e dalla forte personalità di un leader come Tito che avevano unito tutti i popoli slavi in una convivenza pacifica forzata e poco sincera. Due personaggi occorre ricordare durante la fase prebellica che caratterizzò gli ultimi anni della Jugoslavia socialista nata a seguito della vittoria sul nazifascismo nella seconda guerra mondiale: Slobodan Milosevic, dal 1987 presidente della Repubblica Socialista Serba, un nazionalista serbo che si preoccupò subito di limitare l’autonomia delle province della Vojvodina e del Kosovo; l’economista croato-bosniaco Ante Markovic, ultimo primo ministro della Federazione che dal febbraio 1989 ebbe il compito di superare i nazionalismi emergenti e di attuare una politica economica per far uscire la Jugoslavia dalla profonda crisi di quei tempi. La situazione precipitò in pochi mesi: l’ultimo congresso comunista del 1990 comportò una spaccatura insanabile tra croati, sloveni e serbi, seguì nel corso del 1991 la proclamazione formale dell’indipendenza della Slovenia, della Croazia e della Macedonia, infine anche la Bosnia-Erzegovina proclamò la propria indipendenza nell’aprile 1992. Di fronte alla dissoluzione della Jugoslavia titoista, la Serbia di Milosevic e il Montenegro del leader filo-serbo Bulatovic si unirono il 27 aprile 1992 nella nuova Repubblica Federale di Jugoslavia ponendo fine alla federazione socialista nata nel 1943 (che di fatto non esisteva più già da dicembre 1991). Tutto questo avvenne quando le guerre jugoslave erano già in corso dal 1991 prima in Slovenia e poi in Croazia.

Le emissioni più significative della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia nella fase finale della sua esistenza: l’ultima rappresentazione del Maresciallo Tito su un francobollo jugoslavo di regime, si tratta dell’esemplare emesso il 25 maggio 1990 per celebrare il 98° anniversario della nascita del celebre comandante della resistenza jugoslava, il soggetto presenta il busto del dittatore tratto da una statua bronzea dell’artista Augustincic che si trova nella città natale di Kumrovec in Croazia.

L’ emissione del 6 maggio 1991 dell’Europa CEPT, 2 valori dedicati all’utilizzo dei satelliti orbitanti nello spazio. La profonda crisi economica e politica del paese non traspare da un punto di vista filatelico, anzi si cerca di inquadrare maggiormente la Jugoslavia socialista post-titoista nell’ambito dell’Europa comunitaria e democratica secondo i piani programmatici del primo ministro Markovic nel vano tentativo di superare gli antagonismi nazionalisti.

Importante l’esemplare del 31 ottobre 1991 che ci fa capire tra le righe il mutamento dello scenario politico. Il valore celebra come ogni anno la giornata del francobollo, ma il soggetto ha un impronta velatamente nazionalista: si può notare il primo francobollo serbo (e non jugoslavo cioè di tutti gli slavi) emesso il 13 maggio 1866 nel Principato di Serbia, si tratta più precisamente del francobollo per giornali di 1 para verde con lo stemma principesco della dinastia Obrenovic. In risalto anche la statua equestre del principe Mihailo Obrenovic III che si trova a Belgrado.

Infine abbiamo i 4 valori emessi il 12 dicembre 1991 dedicati all’arte sacra della cultura e della tradizione serbo-montenegrina e cristiano-ortodossa e anche in questo caso si può cogliere una scelta mirata a sottolineare l’importanza del patrimonio culturale dei popoli che ancora facevano parte della federazione jugoslava.

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