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IL MAGNIFICO BIENNIO E IL 15 c. LITOGRAFICO

Il 29 marzo è stato emesso in Italia un francobollo autoadesivo particolarmente interessante in occasione dell’inaugurazione della Mostra filatelica e storico-postale “Quel magnifico biennio 1859-1861” che si tiene nel palazzo Montecitorio a Roma (29 marzo-5 aprile 2011). Il valore è di 60 centesimi stampato in rotocalcografia in fogli di 70 esemplari dal Polo Produttivo Salario, la nuova sede dell’Officina Carte Valori dell’I.P.Z.S.
Il soggetto mostra un esemplare “storico” significativo atto a rappresentare l’intento celebrativo della mostra e del 150° anniversario dell’unità d’Italia: si tratta del 15 c. azzurro non dentellato del 1863 riproducente l’effigie di Vittorio Emanuele II con diciture FRANCO BOLLO POSTALE ITALIANO, un esemplare quindi innovativo e con un alto valore simbolico poiché per la prima volta si utilizza una parola che ha un preciso riferimento alla nuova nazione che era nata ufficialmente appena due anni prima. Oltre alla dicitura, è differente anche la tipologia stilistica rispetto ai tradizionali valori dell’ex-Regno di Sardegna: la stampa di Matraire é esclusivamente litografica, l’effigie è volta a sinistra, agli angoli troviamo l’indicazione del valore al posto degli ornati. Il francobollo autoadesivo presenta il 15 c. del I tipo del febbraio 1863 con la C. chiusa e la linea continua sotto la Q di quindici. In aprile fu emesso il valore del II tipo con il disegno leggermente modificato.
Anche per la Mostra filatelica “Il Regno d’Italia” che si tenne alla Camera dei Deputati nel febbraio 2006 fu emesso un valore che riproduce il 15 c. litografico insieme ad altri 3 francobolli rappresentativi del regno dei Savoia, il 5 c. verde del 1879 con l’effigie di Umberto I, il 10 c. carminio con Vittorio Emanuele III tipo floreale del 1901 e il 20 c. arancio del 1930 con le nozze del principe Umberto e Maria José.
La mostra che si svolge in questi giorni è la quarta manifestazione filatelica realizzata nel Parlamento italiano.

GIUSEPPE GARIBALDI

Giuseppe Garibaldi è senza dubbio il personaggio più celebre del Risorgimento italiano nel mondo e questa sua popolarità si può spiegare dal fatto che fu una figura temeraria che visse un’esistenza avventurosa e indomabile. Nato a Nizza nel 1807, come Mazzini fu quindi cittadino della Repubblica di Genova che fu poi annessa al Regno di Sardegna nel 1815. Marinaio e navigatore come da tradizione familiare, navigò con vari mercantili per tutto il Mediterraneo e fu proprio durante questi viaggi che fu influenzato dalle teorie politiche saintsimoniane e dalle tesi mazziniane sull’unità d’Italia aderendo alla Giovine Italia nel 1833. Nel 1834, quando era di leva nella marina sarda, fu costretto a fuggire da Genova verso Marsiglia dopo un fallito tentativo insurrezionale mazziniano. Da qui si imbarcò per il Sud America nel 1835 e a Rio de Janeiro entrò subito in contatto con i mazziniani: corsaro della Repubblica del Rio Grande do Sul contro le navi imperiali brasiliane, protagonista nella guerra dei Ferrapos contro le milizie imperiali brasiliane, corsaro della marina uruguayana contro gli argentini nel Paranà, comandante della Legione Italiana con le tipiche divise rosse, l’incontro e il matrimonio con la brasiliana Anita, tutti questi eventi del 1836-48 resero celebre il condottiero italiano in tutta l’America Latina. Allo scoppio della prima guerra d’indipendenza nel 1848, Garibaldi tornò in Italia per combattere gli austriaci in Lombardia e i francesi in difesa della Repubblica Romana del triumviro Mazzini (1849), in seguito la fuga da Roma verso San Marino nel vano tentativo di raggiungere Venezia ancora in mano agli insorti, la morte di Anita nelle valli di Comacchio, di nuovo all’estero sui mercantili navigando in varie parti del mondo.

 Negli anni ’50 il ritorno in Europa, il distacco politico da Mazzini e l’insediamento a Caprera furono gli eventi antesignani alla seconda guerra d’indipendenza dove il patriota, dopo l’incontro con Cavour, fu al comando dei “Cacciatori delle Alpi” che combatterono gli austriaci in Lombardia nel 1859. Nel 1860 la cessione di Nizza ai francesi non impedì l’intrepida spedizione dei Mille che portò alla fine del regno borbonico e all’unificazione dell’Italia sotto i Savoia nel 1861. Nel 1862 l’anticlericale Garibaldi tentò di sferrare un attacco con i suoi garibaldini allo Stato Pontificio per liberare Roma partendo dalla Sicilia, ma fu fermato e ferito dai bersaglieri sabaudi sull’Aspromonte in quanto il re d’Italia intendeva mantenere i rapporti di alleanza con la Francia napoleonica che difendeva gli interessi politici del Papa nella penisola. Per questo Garibaldi fu arrestato e poi amnistiato, nel 1866 guidò i corpi volontari in Trentino durante la terza guerra d’indipendenza sconfiggendo gli austriaci a Bezzecca. Nel 1867 fu nuovamente arrestato per la questione romana e costretto al ritiro coatto sorvegliato a Caprera, in seguito scappò per organizzare la spedizione contro i pontifici, ma venne fermato dai francesi a Mentana. Il generale partecipò anche alla guerra franco-prussiana del 1870-71 per aiutare il neonato governo provvisorio post-napoleonico, combattendo egregiamente contro i tedeschi durante la battaglia di Digione. L’indomito condottiero anticlericale e massone morì a Caprera nel 1882.

La fama di Garibaldi in Italia e nel mondo lo ha reso popolare anche da un punto di vista filatelico se consideriamo soprattutto la prima serie commemorativa italiana del 1910 che fu dedicata al cinquantenario del Risorgimento in Sicilia e del plebiscito nell’Italia meridionale, 4 valori tipografici emessi in fogli di 50, disegno di L. Morandi e incisione di A. Repettati. Due sono le tipologie di questi esemplari: un’effigie dell’eroe con il volto in primo piano sui valori venduti in Sicilia e il busto del condottiero in una cornice ovale con dicitura ITALIA E VITTORIO EMANUELE sui valori messi in vendita nelle province napoletane. Come si può notare, la storia del Risorgimento nel Sud Italia è strettamente e indissolubilmente connessa con la figura di Garibaldi, il cui merito di aver dato un contributo decisivo alla causa dell’unificazione italiana non poteva certo essere messo in discussione dalla monarchia sabauda.

Nel 1932, in occasione del cinquantenario della morte, il regime fascista tributò una solenne celebrazione al patriota con una importante serie commemorativa di 17 valori di posta ordinaria e posta aerea dove vennero ripercorsi i luoghi e gli eventi più significativi che contrassegnarono la vita di Garibaldi. Sicuramente il valore simbolico di questa serie è rappresentato dal valore più alto di posta ordinaria, il 5 L.+ 1 L. rosso bruno, che presenta il ritratto in camicia rossa che il disegnatore Chiapelli ricavò da una celebre foto dell’epoca. Inoltre in questa serie troviamo i primi espressi aerei emessi a livello mondiale.

Nello stesso anno anche la Repubbblica di San Marino dedicò all’eroe una serie calcografica di 8 valori in due tipologie: l’effigie di Garibaldi con l’ordine del giorno del 31 luglio 1849 e l’ingresso del generale e dei garibaldini a S. Marino. Otto anni prima la posta sanmarinese aveva emesso un’altra serie di 5 valori litografici per il 75° anniversario della ritirata nella repubblica del Titano, dove oltre alla consueta effigie spicca l’allegoria simbolica di un eroe affranto (Garibaldi in fuga da Roma) protetto dalla Libertà repubblicana (S. Marino). La ritirata a S. Marino fu riproposta nel 1949 in occasione del centenario con una serie di 13 valori dove gli esemplari di posta ordinaria presentano i ritratti dei protagonisti della fuga, mentre quelli di posta aerea raffigurano Garibaldi ed Anita a cavallo lungo la strada di S. Marino e nello sfondo un’aquila che sorvola il Monte Titano. Importante fu quindi l’attenzione che la piccola repubblica tributò al patriota italiano non solo per la nota vicenda storica della ritirata, ma anche per il riconoscimento attribuitogli in vita nel 1861 con la cittadinanza onoraria. A questo proposito, nel 1957 fu emessa la serie per il 150° anniversario della nascita dove i 7 valori ripropongono gli stessi ritratti dei personaggi effigiati nel 1949, mentre nel 2007 per il bicentenario della nascita abbiamo 3 valori stampati in minifogli di 12 che presentano le vicende storiche relative all’ingresso a S. Marino, allo sbarco di Marsala e all’incontro di Teano.

Torniamo all’Italia con l’ emissione repubblicana del 1957 (150° anniversario della nascita e 75° anniversario della morte), 2 valori calcografici che presentano l’effigie dell’eroe tratta da un disegno dell’epoca e la statua equestre di Siena, e quella del 1960 (centenario della spedizione dei Mille) di 3 valori che mettono in risalto il proclama ai siciliani, l’incontro a Teano e l’imbarco a Quarto. Nel 1970 è la volta del centenario della partecipazione di Garibaldi alla guerra franco-prussiana con 2 valori che hanno come soggetto il generale a cavallo durante la battaglia di Digione.

Nel 1982 fu emesso il valore di 200 L. per il centenario della morte che presenta il ritratto dell’eroe in camicia rossa ripreso da una celebre immagine del 1860; nel 2007 abbiamo il valore di 0,65 € per il bicentenario della nascita con l’effigie di Garibaldi e una veduta della città di Nizza. Infine nel 2010 il foglietto con 4 valori dedicato alla celebrazione del 150° anniversario della spedizione dei Mille che viene presentato in dettaglio nell’articolo http://filateliastamp.altervista.org/?p=770 .

Rilevante fu la considerazione filatelica che l’eroe dei due mondi ebbe anche all’estero soprattutto in quei paesi che lo videro protagonista durante i lunghi viaggi marittimi. Negli U.S.A. Garibaldi arrivò nel 1850 dove a New York abitò con l’inventore e patriota Antonio Meucci e lavorò nella sua fabbrica di candele di Clifton. Nel 1960 abbiamo l’emissione della serie relativa ai “campioni della libertà”, 2 valori di 4 e 8 cents con l’effigie di Garibaldi in un medaglione e un chiaro riferimento all’unificazione italiana.

Nel 2007 il Brasile e l’Uruguay celebrarono il bicentenario della nascita dell’eroe: l’esemplare uruguayano mostra il brigantino che affrontò le navi argentine dell’ammiraglio Brown nel Paranà, mentre il francobollo brasiliano mostra il condottiero italiano a cavallo con la bandiera della Repubblica Riograndense e l’imbarcazione trainata via terra per raggiungere Laguna e attaccare di sorpresa le navi imperiali (1839). Anche il Perù celebrò Garibaldi in camicia rossa con un valore del 2007 per ricordare la nascita e al tempo stesso la visita dell’eroe a Callao e a Lima nel 1851.

L’U.R.S.S. dedicò grande attenzione nei confronti del condottiero italiano considerandolo un vero e proprio rivoluzionario sensibile alle problematiche e alle rivendicazioni delle classi lavoratrici. Questa valutazione fu facilitata probabilmente dal fatto che le formazioni partigiane comuniste che combatterono in Italia nella Resistenza al nazifascismo presero il nome del celebre patriota. Inoltre Garibaldi era legato alla Russia in maniera particolare poiché proprio nei porti di Odessa e Taganrog entrò in contatto con i mazziniani nel 1833. Il valore policromo di 40 copechi del 1957 celebra il 150° anniversario della nascita, mentre nel 1982 fu emesso un nuovo valore per commemorarne la morte.

GIUSEPPE MAZZINI

Il 2011 è l’anno delle celebrazioni relative al 150° anniversario dell’unità d’Italia, ufficialmente sancita con la proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861 a seguito dei noti avvenimenti risorgimentali del 1859-60 (2° guerra d’indipendenza e spedizione dei Mille). A questo proposito, alcuni personaggi del Risorgimento italiano furono protagonisti di importanti emissioni filateliche commemorative che furono ideate per delineare il profilo storico ed umano degli eroi e dei padri della nostra giovane patria. Sicuramente il personaggio risorgimentale più effigiato sui valori postali non solo italiani risulta per ovvi motivi l’uomo d’azione Giuseppe Garibaldi, tuttavia vorrei iniziare questo articolo con l’ideologo politico dello stato unitario italiano e dell’Italia repubblicana, Giuseppe Mazzini.

DIO E POPOLO – PENSIERO E AZIONE

Genovese, classe 1805, avvocato e giornalista, fervente patriota e fautore dell’Italia libera e unita, carbonaro, rivoluzionario e credente, antifederalista, una passione genuina per Foscolo e il suo Jacopo Ortis, Mazzini finì presto in esilio a Marsiglia dove fondò La Giovine Italia nel 1831, un movimento politico che aveva come obiettivo la costituzione di un’Italia unita e repubblicana attraverso l’insurrezione popolare e la rivolta contro i domini stranieri e i regimi monarchici dispotici e illiberali. In seguito, a Berna nel 1835, egli fondò con altri rivoluzionari La Giovine Europa, un movimento che aspirava alla libertà di tutte le nazioni europee attraverso un modello rigidamente repubblicano e un’idea embrionale di un’Europa unita e democratica. La sfortunata esperienza nella Repubblica Romana con Saffi e Armellini e il fallimento dei moti del 1848-49 rilanciarono la teoria dinastica che poneva i Savoia alla guida del movimento di riunificazione con l’appoggio della Francia imperiale. Dopo la proclamazione del Regno d’Italia, Mazzini continuò il suo status di esule a Londra perchè era stato condannato a morte dalla giustizia dell’ex-Regno di Sardegna che lo considerava un pericoloso cospiratore antimonarchico, ma soprattutto perchè era un convinto repubblicano che non voleva venire a patti con la monarchia sabauda. Dopo una breve permanenza a Lugano, Mazzini fu amnistiato ed ebbe la possibilità di rientrare in Italia nel 1870 dove subito cercò di organizzare una rivolta popolare in Sicilia che avrebbe dovuto portare alla liberazione dello Stato Pontificio. Fu arrestato a Palermo, nuovamente costretto all’esilio, rientrò in Italia sotto falsa identità e si nascose a Pisa presso l’abitazione dell’amico Pellegrino Rosselli dove morì nel 1872.

La prima serie commemorativa italiana dedicata al grande rivoluzionario risale al 20 settembre 1922 in occasione del cinquantenario della morte, 3 valori venduti negli uffici postali di Genova, Roma e Bologna e validi per l’affrancatura in tutta l’Italia, stampa tipografica dello Stabilimento Arti Grafiche Petiti di Roma in fogli di 50, disegno di V. Grassi e incisione di A. Blasi, una tiratura complessiva di 300.000 serie con validità fino al 31 ottobre 1922. Questa serie rappresenta l’ultima emissione postale del regno prima dell’avvento di Mussolini al potere come capo del governo e della conseguente instaurazione del regime fascista. Il valore di 50 c. bruno rosso presenta l’allegoria relativa alla spada della Giustizia forgiata dal fuoco dell’amore per la patria. Il riconoscimento da parte dell’amministrazione postale regia dell’importanza di Mazzini nel quadro degli avvenimenti risorgimentali italiani può sembrare per certi aspetti inopportuno, considerando che proprio la giustizia sabauda lo aveva costretto all’esilio e a una morte indecorosa e in incognito sul suolo patrio. Il valore di 40 c. violetto bruno presenta l’effigie di Mazzini, mentre l’esemplare di 80 c. azzurro raffigura la tomba in stile neoclassico al cimitero monumentale di Staglieno a Genova, opera dell’architetto Gaetano Vittorio Grasso.

L’11 luglio 1944 furono emesse nella RSI le cartoline postali recanti la marca prestampata di 30 c. con l’effigie dell’eroe rivoluzionario, il fascio e la dicitura POSTE REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA. Il regime mussoliniano intendeva celebrare Mazzini come il padre spirituale del nuovo stato repubblicano e sociale da contrapporre alla monarchia dei Savoia che aveva tradito i valori e gli ideali del fascismo e del Risorgimento italiani. L’ uso strumentale dell’iconografia risorgimentale fu una delle caratteristiche propagandistiche più importanti della RSI per legittimare la nascita di una nuova realtà statale che avrebbe dovuto sostituire il regno sabaudo in tutta la penisola italica alla fine della guerra.

Nel 1949, dopo 3 anni dalla vittoria della Repubblica nel referendum istituzionale, abbiamo 2 esemplari significativi: il valore di 100 L. del 18 maggio 1949 (dedicato al centenario della Repubblica Romana, stampa in rotocalco in fogli di 50, disegno di C. Mezzana) presenta la villa del Vascello sul Gianicolo a Roma dove si concentrò la resistenza all’assalto delle truppe francesi nell’ultimo atto del Triumvirato Mazzini-Saffi-Armellini che vide come protagonista anche Garibaldi, mentre il valore di 20 L. del 1° giugno 1849 (stampa in rotocalco in fogli di 60, disegno di E. Pizzi) ha come soggetto il monumento a Mazzini di Ettore Ferrari che fu inaugurato a Roma sull’Aventino il 2 giugno in occasione dell’anniversario della nascita della Repubblica Italiana. Dopo la serie dedicata al centenario dei moti rivoluzionari del 1848, la posta repubblicana non esitò a tributare il massimo degli onori a colui che è considerato l’ideologo e il precursore politico del nuovo stato nato dalle ceneri dell’Italia fascista e sabauda.

Il 31 dicembre 1955, in occasione del 150° anniversario della nascita di Mazzini, fu emesso il valore di posta aerea di 100 L. verde azzurro (stampa in rotocalco in fogli di 50, disegno di F. M. Caruso) raffigurante l’effigie del patriota e la “Lanterna” di Genova, il faro portuale simbolo della città. Curiosamente fu scelto un valore singolo di posta aerea anziché un francobollo di posta ordinaria di più larga diffusione.

La serie di 5 valori del 27 giugno 1959 relativa al centenario della 2° Guerra d’Indipendenza presenta il valore di 15 L. nero (stampa calcografica in fogli di 50) dove Mazzini è ritratto insieme alle effigi dei padri della Patria. E’ chiaro il significato simbolico di porre il rivoluzionario genovese accanto a personaggi come Cavour e il primo re d’Italia, ma in realtà erano forti i motivi di contrasto tra Mazzini e i fautori della riunificazione italiana sotto l’egida dei Savoia.

Il 12 giugno 1971 Mazzini viene riproposto con una serie di 2 valori in occasione del 25° anniversario della Repubblica (stampa in rotocalco in fogli di 100, disegno di A. Quieti): gli esemplari di 50 e 90 L. presentano l’effigie di Mazzini sullo sfondo tricolore della bandiera italiana. Ancora una volta l’indiscusso padre spirituale della Repubblica Italiana venne scelto come soggetto per questa serie celebrativa, mentre per il 50° anniversario del 1996 si optò per l’emblema repubblicano.

L’anno successivo, il 10 marzo 1972, si commemorò il centenario della morte del patriota con una serie di 3 valori (stampa calcografica e in offset in fogli di 100, disegno di E. Donnini) recanti il ritratto di Mazzini. Infine il 10 novembre 2005 per il 200° anniversario della nascita abbiamo l’emissione del 0,45 € (stampa in rotocalco in fogli di 50) che presenta le due facce della medaglia commemorativa dedicata all’ ”Umanità” coniata in occasione del bicentenario della nascita di Mazzini.

LA SPEDIZIONE DEI MILLE

Il 5 maggio 2010 è prevista l’emissione del foglietto celebrativo del 150° anniversario della Spedizione dei Mille nel quadro delle ricorrenze commemorative relative all’Unità d’Italia, formato 120×90 mm. in rotocalcografia comprendente 4 valori di 40×30 mm., bozzetto a cura di Angelo Merenda.

Dopo la Seconda Guerra d’Indipendenza (aprile-luglio 1859) e il Trattato di Torino (marzo 1860), in Italia rimanevano tre stati politicamente sovrani: il Regno di Sardegna, con l’esclusione di Nizza e Savoia cedute alla Francia e con la recente acquisizione della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e della Toscana; lo Stato della Chiesa che conservava il Lazio, l’Umbria e le Marche; il Regno delle Due Sicilie sotto i Borboni, mentre l’Austria  conservava il proprio dominio su Mantova, il Veneto, il Friuli e il Trentino. I conti con Francesco Giuseppe e Pio IX  saranno regolati rispettivamente nel 1866 e nella Grande Guerra con l’Austria-Ungheria e nel 1870 con il Papato. Nel frattempo l’attenzione si riversò verso il Regno delle Due Sicilie del giovane e inesperto Francesco II che non poteva più contare della protezione dell’Austria (appena sconfitta dai franco-piemontesi) e dove l’opposizione interna specie in Sicilia aveva raggiunto livelli significativi per attuare un’insurrezione armata in grande stile. Sia pur con molte riserve e con poca fiducia, Cavour vide nel “repubblicano” Giuseppe Garibaldi (che aveva mal digerito la cessione di Nizza) la persona adatta per fomentare una rivolta interna in modo da giustificare l’eventuale intervento dell’esercito piemontese contro i borbonici. Inoltre la brillante condotta di Garibaldi e dei suoi Cacciatori delle Alpi in Lombardia durante la guerra d’indipendenza convinse il re Vittorio Emanuele II a finanziare la spedizione.

Il 5 maggio 1860 un esercito di circa 1162 volontari s’imbarcò a Quarto (Genova) con le imbarcazioni Piemonte e Liguria acquistati dall’armatore Rubattino. Molti garibaldini erano di origine lombarda, soprattutto delle province di Bergamo e Brescia, ma non mancavano elementi provenienti da altre regioni e addirittura c’erano anche alcuni stranieri. Il francobollo di 60 centesimi presenta l’opera pittorica “Imbarco di Garibaldi a Quarto” di V. Azzola, conservata nel Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.

Dopo gli scali a Talamone e a Porto S. Stefano ed eludendo la sorveglianza della flotta napoletana, Garibaldi sbarcò a Marsala l’11 maggio 1860 con 1089 garibaldini: il valore di 65 centesimi si riferisce proprio a questo avvenimento tramite l’opera “Lo sbarco a Marsala” di autore ignoto e conservata nel Museo Storico di Bergamo. Lo sbarco fu facilitato dallo spostamento delle guarnigioni borboniche da Marsala a Palermo e dalla presenza di due navi da guerra inglesi.

Il valore di 85 centesimi presenta la vittoria garibaldina sulle truppe borboniche del Generale Landi a Calatafimi il 15 maggio 1860 e l’evento storico è rappresentato dal dipinto “La Battaglia di Calatafimi” di Remigio Legat, conservato nel Museo del Risorgimento di Milano. In realtà si trattò di uno scontro non rilevante dal punto di vista bellico, ma strategicamente importante poiché scongiurò una ritirata garibaldina di fronte alla superiorità borbonica in termini di armi e di uomini. La leggenda risorgimentale attribuisce a Garibaldi la celebre frase rivolta al generale Bixio Nino, qui si fa l’Italia o si muore per impedire un eventuale ordine di ritirata. Tuttavia furono i borbonici a retrocedere probabilmente a causa delle conseguenze delle rivolte popolari siciliane che stavano scoppiando appena si diffuse la notizia dell’impresa dei Mille. Successivamente la vittoria a Milazzo e l’insurrezione a Palermo garantirono alle Camice Rosse il definitivo successo in Sicilia dove Garibaldi assunse una temporanea dittatura in nome di Vittorio Emanuele II.

Lo sbarco in Calabria, la fuga di Francesco II nella fortezza di Gaeta, l’entrata trionfale a Napoli, la vittoria nella Battaglia del Volturno ponevano Garibaldi nella condizione di poter attaccare lo Stato Pontificio, rischiando lo scontro con lo Stato Sabaudo che  voleva  evitare a tutti i costi un intervento francese a difesa del Papa. Garibaldi decise comunque di fermarsi e il francobollo di 1 euro presenta proprio l’incontro di Teano con Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860 dove l’eroico generale fece in pratica un atto di sottomissione, dopodichè si ritirò a Caprera. L’Italia meridionale, le Marche e l’Umbria furono annesse al Regno di Sardegna con dei plebisciti popolari nell’ottobre-novembre 1860. L’opera pittorica rappresentata nel valore è “L’incontro di Teano” di Pietro Aldi, conservata nel Palazzo Pubblico di Siena.

Le emissioni passate relative all’impresa risorgimentale garibaldina sono essenzialmente due: nell’aprile-dicembre 1910 abbiamo l’emissione della prima serie commemorativa italiana dedicata al 50° anniversario del Risorgimento in Sicilia e del Plebiscito nell’Italia Meridionale, 4 valori tipografati in fogli di 50 esemplari e venduti con un sopraprezzo di 5 centesimi a favore del Comitato delle celebrazioni del cinquantenario. La scansione mostra il valore di 5c. verde con l’effigie di Garibaldi e lo stemma siciliano, mentre l’altro tipo è dedicato al Plebiscito del 21 ottobre 1860; il 5 maggio 1960 furono emessi 3 valori per il centenario della Spedizione dei Mille dove sono rappresentati il proclama autografo di Garibaldi ai siciliani, l’incontro a Teano e l’imbarco a Quarto.

IL “GIUSTO TRA I GIUSTI” GIORGIO PERLASCA

Centenario della nascita di Giorgio Perlasca

ITALIA

31-01-2010

Formato:   40 x 30 mm; foglio di 50 esemplari.

Metodo di stampa:   rotocalcografia.

Autore:   Maria Carmela Perrini (disegno).

Tematica:   commemorazione personaggio storico.

Valore in euro:   0,60.

Dopo la lunga “pausa natalizia” (ultima emissione in data 31 ottobre 2009), la posta italiana inaugura il nuovo anno filatelico con una prestigiosa emissione che celebra il centenario della nascita di un personaggio illustre e indimenticabile: Giorgio Perlasca. Nato a Como il 31 gennaio 1910, cresciuto a Maserà in provincia di Padova, in gioventù fu un convinto fascista “dannunziano” e combettè come volontario in Africa Orientale e in Spagna. Tornato in patria nel 1939, cominciò a mostrare un atteggiamento critico verso il regime fascista per il suo dissenso nei confronti delle leggi razziali e dell’alleanza con la Germania. Durante la seconda guerra mondiale fu inviato da una ditta italiana in Jugoslavia ed Ungheria per commerciare carne da distribuire all’esercito italiano impegnato sui vari fronti. L’armistizio dell’8 settembre 1943 fu l’occasione per manifestare apertamente il proprio dissenso verso il fascismo: a Budapest rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e, quando i tedeschi presero il potere in Ungheria nell’ottobre del 1944, si rifugiò nell’ambasciata spagnola per evitare una probabile deportazione in Germania. Sfruttando i legami e le circostanze favorevoli che aveva avuto durante il periodo spagnolo, riuscì ad ottenere una falsa cittadinanza con tanto di passaporto ed iniziò a collaborare con l’ambasciatore Sanz Briz per fornire dei salvacondotti ai cittadini ungheresi di religione ebraica e tenerli al sicuro in apposite case “protette”. In quel periodo lo zelo persecutore dei tedeschi e dei collaborazionisti ungheresi delle Croci Frecciate aveva come obiettivo finale l’eliminazione e la deportazione in massa di tutti gli ebrei dall’Ungheria, per questo motivo le autorità diplomatiche di paesi neutrali si attivarono subito per organizzare un piano di salvezza. Con il precipitare degli eventi bellici, nel novembre del 1944 l’ambasciatore spagnolo lasciò Budapest per evitare di essere costretto a seguire il governo filonazista di Szalasi nella fuga verso il versante occidentale della nazione magiara. Da quel momento “Jorge” Perlasca prese l’iniziativa coraggiosa di fingersi come il rappresentante diplomatico pro tempore della Spagna in Ungheria mediante dei documenti falsi, assicurando la protezione nelle case protette di migliaia di ebrei ungheresi dai rastrellamenti delle Croci Frecciate. Addirittura insieme al diplomatico svedese Wallemberg riuscì a salvare con dei salvacondotti numerose persone che alla stazione stavano per essere deportate nei campi di sterminio. Più di 5000 ebrei furono letteralmente strappati dalla deportazione nel periodo dicembre 1944-gennaio 1945 su un totale di 200.000 sopravvissuti, mentre quasi 600.000 furono coloro che trovarono la morte. Perlasca fu poi trattenuto dai russi e rilasciato, dopo cinque mesi rientrò in Italia dove riprese la sua vita quotidiana nel silenzio, nella riservatezza, nell’umiltà, senza onori né tributi di alcun genere. Solo negli anni ’80, grazie alle testimonianze dei sopravvissuti, la vicenda di Perlasca venne alla luce e da quel momento gli furono riconosciuti i meriti per il suo coraggio e il suo altruismo. Morì a Padova il 15 agosto 1992.

Soggetto:    l’immagine ritrae un giovane Perlasca ai tempi della sua permanenza in Ungheria. Sullo sfondo il filo spinato, tragico simbolo di campi di sterminio, e dei bambini ebrei internati in un lager.

Cenni storici:   l’Ungheria del reggente Horthy entrò in guerra a fianco dell’Asse nel giugno del 1941. Dopo le rovinose sconfitte patite in Russia, nel 1943 il governo ungherese iniziò il negoziato per un armistizio con gli alleati, ma i tedeschi furono pronti ad occupare il paese nel marzo del 1944 per mantenere un’area dell’Europa centrale strategicamente importante. Nell’ottobre del 1944 il regime di Horthy fu definitivamente abbattuto e sostituito con il governo filonazista e collaborazionista guidato dal partito delle Croci Frecciate di Ferenc Szalasi. L’antisemitismo e la brutalità delle Croci Frecciate provocò quasi 40.000 vittime e 80.000 deportati in poco più di tre mesi nella sola Budapest. Il terrore nazista durò fino alla metà di gennaio del 1945 con l’arrivo nella capitale delle truppe sovietiche che costrinsero Szalasi e i suoi carnefici a ritirarsi verso il confine occidentale con l’Austria dove continuarono i loro eccidi fino all’aprile del 1945. Szalasi e i maggiori responsabili delle Croci Frecciate furono processati e giustiziati a Budapest per crimini di guerra ed alto tradimento.

Un cenno particolare merita lo svedese Raoul Wallemberg: come altri diplomatici di paesi neutrali operanti a Budapest, Wallemberg si prodigò per salvare migliaia di ebrei ungheresi e si può senz’altro affermare che fu il grande organizzatore di un progetto di sicurezza condiviso con le altre ambasciate. Mostrò innumerevoli volte un coraggio a viso aperto e un atteggiamento sprezzante del pericolo tali da far rimanere interdetti persino gli stessi nazisti tedeschi ed ungheresi. Aiutò gli ebrei non solo con i rifugi protetti, ma anche organizzando scuole, orfanotrofi, presidi ospedalieri, cucine da campo e impedì la “marcia della morte” degli ebrei verso ovest e la distruzione dei ghetti. Come Perlasca, fu arrestato dai sovietici perché sospettato di essere una spia al soldo degli americani e invece di appurare la verità dei fatti fu trasferito in Russia dove morì in circostanze ancora misteriose presumibilmente nel carcere della Lubianka nel 1947. Nella scansione, il francobollo dedicato a Wallemberg emesso negli Stati Uniti nel 1997.

 

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