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LE EMISSIONI DELLE GUERRE JUGOSLAVE: SERBIA, MONTENEGRO E KOSOVO

 A seguito della secessione della Slovenia, della Croazia e della Bosnia-Erzegovina che provocò lo scoppio della guerra civile (vedi i post precedenti), il 27 aprile 1992 la Serbia di Slobodan Milosevic e il Montenegro di Momir Bulatovic si unirono nella nuova Repubblica Federale di Jugoslavia ponendo fine formalmente allo stato socialista che era durato quasi cinquant’anni. Le truppe federali si trovarono quindi in conflitto contro i croati e i bosgnacchi per sostenere gli interessi territoriali dei serbi della Krajina-Slavonia e della Bosnia, ma l’idea politica di Milosevic era molto ambiziosa e riprendeva un vecchio cavallo da battaglia del nazionalismo serbo ovvero la creazione di una “Grande Serbia” che poteva essere realizzata solamente occupando quei territori dell’ex-Jugoslavia dove i serbi risultavano essere in minoranza e pianificando una strategia terroristica di pulizia etnica nei confronti dei croati e dei musulmani. Allo stesso tempo le province della Vojvodina e del Kosovo persero la propria autonomia e fu attuato un programma atto a favorire gli interessi politici ed economici della minoranza serba in questi due territori. Il coinvolgimento delle truppe serbo-montenegrine nella guerra civile, la partecipazione di reparti paramilitari ultranazionalisti e le corresponsabilità di Milosevic relativamente ai crimini perpetrati durante la guerra civile rappresentano dei fattori decisivi per capire la storia del nazionalismo serbo di quei anni. La pace di Dayton del 1995 non pose fine alla carriera politica di Milosevic: a partire dal 1996 il leader serbo si preoccupò di soffocare la guerriglia albanese dei separatisti dell’UCK nel Kosovo favorendo una dura repressione che ricordava i metodi incresciosi adottati contro la popolazione civile nella recente guerra in Bosnia. Nel 1999 l’operazione Allied Force della Nato mise in atto una serie di bombardamenti su obiettivi strategici nel Kosovo e in Serbia (inclusa Belgrado) e questa strategia favorì il ritiro delle truppe jugoslave e la creazione di un protettorato internazionale sul Kosovo (KFOR) per promuovere il processo di pacificazione tra serbi e albanesi, ma in realtà il rientro dei profughi kosovari avvenne parallelamente al contro-esodo di molti serbi per timore di rappresaglie e vendette. Il 17 febbraio 2008 il Kosovo proclamò ufficialmente la sua indipendenza dalla Serbia che ancora oggi rivendica questo territorio come una propria provincia. Nel frattempo Milosevic fu arrestato nel 2001 per essere processato all’Aja, nel 2003 la Repubblica Federale di Jugoslavia mutò il proprio nome in Confederazione di Serbia e Montenegro, infine nel 2006 un referendum sancì l’indipendenza del Montenegro dalla Serbia.

La proclamazione della Repubblica Federale di Jugoslavia non comportò stravolgimenti e cambiamenti eclatanti nei metodi e nelle tematiche relativamente all’emissione dei valori postali. L’amministrazione postale di Belgrado cercò di evitare riferimenti espliciti e diretti alla guerra civile in atto, piuttosto veniva posto l’accento sugli aspetti peculiari del patrimonio artistico e storico della cultura serbo-montenegrina inquadrandola in un ambito europeista. La tipologia dei francobolli emessi risultava quindi identica rispetto agli esemplari “socialisti” con la consueta dicitura PTT JUGOSLAVIJA. Il 5 maggio 1992 fu emesso il foglietto dell’Europa CEPT e due francobolli relativi al 500° anniversario della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, seguirono il 20 maggio i quattro valori che rappresentano alcune discipline sportive delle Olimpiadi estive di Barcellona: occorre ricordare che la Jugoslavia post-comunista fu ammessa a quei giochi non come nazione in senso stretto, bensì come partecipante olimpica indipendente a causa della guerra civile, mentre i francobolli delle Olimpiadi invernali di Lillehammer del 1994 ci ricordano che solo la Slovenia ebbe la possibilità di parteciparvi tra i paesi dell’ex-Jugoslavia. Il 1° giugno 1992 furono emessi i francobolli relativi al campionato europeo di calcio che ebbe luogo in Svezia: in questo caso la Jugoslavia fu esclusa dall’Uefa senza possibilità di appello e al suo posto partecipò la Danimarca che, per ironia della sorte, vinse il titolo in finale contro la Germania. Nel 1994 furono emessi i francobolli del campionato mondiale di calcio USA ’94, ma la Jugoslavia fu esclusa dalle qualificazioni, cosa che avvenne anche per gli europei di Inghilterra ’96. Dopo queste digressioni sportive strettamente condizionate dagli eventi bellici in questione, il 26 gennaio 1995 ecco due valori con dei soggetti che esaltano l’identità nazionale del paese in una fase importante della guerra, la bandiera e lo stemma con l’aquila bicipite. Nel 1999, in occasione dei bombardamenti della NATO, furono emessi i francobolli con un bersaglio per manifestare la protesta del popolo serbo contro questa aggressione avvenuta durante la guerra nel Kosovo. Questi avvenimenti furono poi ricordati dai dodici valori che presentano i ponti e gli edifici distrutti in Serbia dai bombardamenti. Con la fine della guerra, il Kosovo (che era ancora una provincia autonoma sotto la tutela delle forze internazionali) cominciò ad emettere francobolli propri con la serie di 5 esemplari dove la dicitura pace è riportata in inglese, albanese e serbo. Tra questi valori spiccano soprattutto quelli che hanno come soggetto la cartina geografica del Kosovo e la statua di Madre Teresa di Calcutta, nata a Skopje da genitori kosovari. Infine nel 2005 il Montenegro emise i suoi primi francobolli prima ancora del referendum che ne sancì l’ indipendenza: anche in questo caso abbiamo dei simboli nazionali che annunciano tra le righe la chiara volontà di sciogliere definitivamente il legame “federale” con la Serbia. I soggetti sono rappresentati dalla bandiera, dallo stemma, dalla nazione e dal parlamento di Podgorica.

 

 

LE EMISSIONI DELLE GUERRE JUGOSLAVE: BOSNIA E SRPSKA

La Repubblica della Bosnia-Erzegovina riuscì per un certo periodo ad evitare di essere coinvolta negli scontri che si stavano profilando tra serbi e croati, ma questa situazione non poteva durare a lungo poiché questa repubblica riuniva al suo interno tutte le comunità etniche e religiose che fino a quel momento avevano caratterizzato la popolazione della ex-Jugoslavia per cui sembrava imminente e scontato l’allargamento della guerra in territorio bosniaco. Le tensioni e gli scontri tra le tre etnie si erano già delineati nel corso del 1991, ma il culmine si raggiunse con il referendum del 29 febbraio-1° marzo 1992 indetto dal presidente musulmano Alija Izetbegovic che sancì la secessione della Bosnia-Erzegovina dalla Jugoslavia, nonostante l’opposizione dei serbo-bosniaci che volevano mantenere un legame indissolubile con la Serbia di Milosevic. La conseguenza naturale di questo evento fu la guerra civile a partire dal mese di aprile del 1992: all’inizio croati e bosgnacchi furono alleati contro le truppe federali della JNA e i serbo-bosniaci della Repubblica Srpska, in seguito scoppiarono le ostilità anche tra i croati riuniti nei territori dell’Hergeg-Bosna e i musulmani di Izetbegovic (1992-94). Tra il 1992 e il 1995 la Bosnia-Erzegovina fu protagonista di violenti scontri militari, eccidi e crimini inauditi che non si ricordavano dai tempi bui della seconda guerra mondiale e tutto questo nel cuore dell’Europa e con la sostanziale incapacità della comunità internazionale di attuare un piano di pace in quanto si riteneva troppo rischioso intervenire per obbligare le parti a una pacificazione imposta da forze militari esterne. La capitale Sarajevo fu posta sotto l’ assedio e il bombardamento delle milizie serbo-bosniache per tutta la durata della guerra, i massacri, gli stupri di guerra, le operazioni di pulizia etnica, i campi di concentramento, il cecchinaggio indiscriminato furono concepiti come atti di ordinaria amministrazione e ancora oggi rappresentano una vergogna per chi ha commesso quei crimini soprattutto contro la popolazione civile inerme e per chi ha dimostrato un immobilismo e un’inerzia paradossali di fronte a tali atrocità come nel caso degli Stati Uniti, della Comunità Europea e dell’ONU. Dopotutto anche per il genocidio che si stava perpetrando in Ruanda nello stesso periodo fu utilizzato lo stesso metro della passività. I tardivi raid aerei della NATO nel 1995 contro le postazioni militari serbo-bosniache favorirono le trattative di pace e alla fine si arrivò agli Accordi di Dayton firmati da Tudjman, Milosevic ed Izetbegovic che in pratica posero fine alle ostilità in Bosnia e sancirono l’unione della Federazione croato-musulmana (51% del territorio bosniaco) e della Repubblica Srpska (49% del territorio bosniaco) nel nuovo stato federale della Bosnia-Erzegovina con un sistema di ampie autonomie per ciascuna comunità etnica.

A partire dal 27 ottobre 1993 la Bosnia-Erzegovina secessionista e musulmana di Izetbegovic, che in quel momento era contrapposta ai serbi e ai croati, iniziò ad emettere valori postali propri: la prima serie definitiva consiste in 7 valori e presentano lo stemma nazionale, simbolo della nuova repubblica non più socialista, con sei gigli dorati su campo blu e divisi da una fascia bianca trasversale. In generale, occorre dire che i francobolli delle emissioni governative di Sarajevo risultano in molti casi incentrati su soggetti che esaltano la cultura, l’arte e le tradizioni della comunità bosniaco-musulmana senza soffermarsi sugli eventi bellici di quel periodo. Interessante fu la serie del 12 giugno 1995 dedicata al Palazzo delle Poste Centrali di Sarajevo che era stato seriamente danneggiato durante l’assedio. Quando la situazione si stava avviando lentamente a un epilogo positivo con i trattati di Dayton, il 31 dicembre 1995 fu emesso un valore significativo ovvero la rappresentazione simbolica del processo di pace attraverso la convivenza pacifica delle quattro religioni presenti nella Bosnia-Erzegovina. Il soggetto presenta infatti i luoghi di culto dell’Islam, dell’Ebraismo, del Cattolicesimo e della religione cristiano-ortodossa. Infine il francobollo del 25 novembre 1996 celebra il giorno della Bosnia-Erzegovina che coincide con l’anniversario degli accordi di Dayton e la fine della guerra civile.

 

Di fronte alla secessione della Croazia e della Slovenia, nel novembre del 1991 il Partito Democratico Serbo-bosniaco di Rodovan Karadzic promosse un referendum interetnico per sancire la volontà dei serbi di Bosnia di mantenere il legame con la Federazione Jugoslava capitanata dai serbi di Milosevic. Il 9 gennaio 1992 l’assemblea parlamentare proclamò la Repubblica serba di Bosnia-Erzegovina o Repubblica Srpska con la città di Banja Luka come capitale. La nuova repubblica non fu riconosciuta dalla Bosnia-Erzegovina di Izetbegovic e allo stesso modo il referendum del 1992 che sanciva la secessione della Repubblica di Bosnia-Erzegovina dalla Jugoslavia non fu riconosciuto dai serbo-bosniaci per cui si arrivò alla guerra civile. Le vicende belliche sono generalmente quelle che ho precedentemente citato, occorre aggiungere che le milizie serbo-bosniache di Ratko Mladic ebbero sostanzialmente una posizione di maggiore forza nel territorio bosniaco grazie al sostegno delle truppe federali serbo-montenegrine della JNA e dei reparti paramilitari cetnici e ultranazionalisti inviati da Belgrado. E’ in questo contesto che si può spiegare quindi una maggiore responsabilità dei serbi per quanto riguarda gli eccidi e i crimini contro l’umanità perpetrati nella Bosnia-Erzegovina durante la guerra, ma occorre sottolineare che anche i croati e i bosgnacchi furono corresponsabili degli stessi crimini: la pulizia etnica e la pratica programmata degli stupri, l’assedio interminabile di Sarajevo che provocò centinaia di vittime, il massacro dei musulmani a Srebrenica sono solo alcuni degli avvenimenti che sono ancora oggetto di trattazione presso la Corte Internazionale dell’Aja. Dopo i bombardamenti aerei della NATO nell’Operazione Delibarate Force e le pressioni di Milosevic, i serbo-bosniaci accettarono gli accordi di pace di Dayton e attualmente la Repubblica Srpska è una repubblica autonoma semipresidenziale con un proprio governo e un proprio parlamento facente parte della Bosnia-Erzegovina.

La Repubblica Srpska predispose delle proprie emissioni postali che ebbero inizio il 26 ottobre 1992 con la serie di 11 valori jugoslavi recanti la soprastampa Repubblica Srpska in cirillico e il nuovo valore facciale. La guerra in Bosnia era ormai cominciata da sei mesi e i serbo-bosniaci si affrettarono a rivendicare la propria identità e i propri diritti nella regione anche attraverso l’emissione di francobolli sia pur a carattere provvisorio. L’11 gennaio 1993 furono emessi i francobolli definitivi che presentano soggetti fortemente associati a simboli nazionali: i valori da 50 e 100 d. riportano lo stemma reale serbo rappresentato dall’aquila bicipite coronata e lo scudo crociato con le quattro S cirilliche; i valori da 10-20-30 d. presentano i violini tradizionali serbi della regione (gusle), mentre il francobollo di 500 d. raffigura il monastero di Zitomslic a Mostar, simbolo del patrimonio serbo e cristiano-ortodosso che occorreva difendere e salvaguardare nelle aree contese della Bosnia-Erzegovina. In occasione del referendum che respinse gli accordi di pace del piano Vance-Owen furono emessi i francobolli con lo stemma nazionale recanti la soprastampa in cirillico referendum, la data 15-16.05.’93. e il nuovo valore facciale. Il 9 gennaio 1994 fu emesso il francobollo per la festa nazionale della Serbia coincidente con il secondo anniversario della proclamazione della repubblica serba di Bosnia: il valore presenta l’icona sacra di S. Stefano patrono dei serbi e dei montenegrini e quindi un simbolo anche del patrimonio artistico e religioso serbo-bosniaco. A guerra conclusa, il 20 settembre 1996 fu emessa la serie di 5 valori dedicati alle stazioni e ai ponti che furono oggetto dei bombardamenti degli aerei della Nato nel 1995.

 

 

LA GUERRA DI SECESSIONE “POSTALE” AMERICANA – parte III

Al momento in cui fu realizzata la seconda emissione confederata all’inizio del 1862, i collegamenti postali regolari tra Nord e Sud erano ormai drasticamente interrotti a causa degli eventi bellici e dei blocchi territoriali e marittimi strategicamente attuati dai nordisti. Nel febbraio-marzo 1862 abbiamo la seconda ed ultima emissione litografica con tre valori stampati sempre dalla H&L di Richmond, fogli di 200 esemplari, disegno e incisione di Ludwig: 5c. blu Jefferson Davis (26 febbraio prima data d’uso), 10c. rosa o carminio Thomas Jefferson (10 marzo prima data d’uso), 2c. verde Andrew Jackson  ( 21 marzo prima data d’uso). Rispetto alla serie precedente, cambiano i colori del 5c. e 10c., mentre rappresenta una novità assoluta il valore di 2c. dedicato alla cosiddetta drop rate dove per la prima volta appaiono la sigla C.S.A. e il settimo presidente degli U.S.A. Andrew Jackson, un altro uomo del Sud nativo del South Carolina e trapiantato nel Tennessee. L’amministrazione confederata decise di utilizzare il colore blu per il valore di 5c. perché il pigmento verde utilizzato in precedenza era di difficile reperibilità a causa del blocco navale, per cui il blu fu utilizzato per il valore più comune a tariffa ordinaria mentre il verde per il drop stamp che aveva una tiratura assai più limitata.

Quasi contemporaneamente alla caduta di New Orleans in mano nordista, nell’aprile 1862 abbiamo la prima emissione tipografica con il valore di 5c. Già nell’ottobre 1861 il governo aveva inviato una missione in Inghilterra per procacciarsi viveri, armi e rifornimenti vari, al tempo stesso fu deciso di commissionare dei francobolli più “raffinati” dal punto di vista della qualità di stampa da contrapporre ai calcografici yankees’ stamps. Fu firmato un contratto con la nota tipografia Thomas De La Rue & Co. Ltd di Londra, fu realizzata una prima partita che però fu intercettata e sequestrata dai nordisti, infine la nave che trasportava una seconda partita con le matrici per la stampa riuscì a forzare il blocco navale e ad approdare a Wilmington nell’aprile del 1862. E così fu possibile mettere in vendita il 5c. blue London printing  con l’effigie di Jefferson Davis, stampa in fogli di 400, prima data d’uso 16 aprile, disegno e incisione di Jean-Ferdinand Joubert, tipologia assai differente rispetto ai litografici per la cornice decorativa con 4 stelle agli angoli  e per il ritratto maggiormente in primo piano. Dopo il cambio della tariffa ordinaria da 5 a 10 c. (1° luglio 1862), furono utilizzati i cliché londinesi per una nuova tiratura locale realizzata dalla ditta Archer&Daly di Richmond con la conseguente emissione del 5c. blue Richmond printing. All’inizio si utilizzò carta e inchiostro importati da Londra, in seguito la produzione fu totalmente autoctona dal punto di vista dei materiali utilizzati. La tiratura complessiva Londra-Richmond fu superiore ai 48 milioni. De La Rue aveva realizzato anche circa 400.000 esemplari del valore di 1c. giallo arancio con l’effigie del senatore John C. Calhoun, politico del South Carolina, vice-presidente con J.Q. Adams e Jackson e segretario di stato con Tyler, convinto antiabolizionista e paladino dei diritti degli stati del sud. Quando questi valori giunsero nella Confederazione ad aprile, non poterono essere emessi a causa del precedente aumento della drop rate attuato in occasione dell’emissione del 2c. litografico. In seguito furono inviati a Richmond i clichés per la stampa del 2c. Calhoun e del 10c. Davis, ma non furono mai usati ufficialmente fatta eccezione per delle emissioni private. Il 1862 si chiude con il proclama di Lincoln dell’abolizione della schiavitù negli stati del sud (22 settembre) e l’ultima vittoria importante dei sudisti nella battaglia di Fredericksburg (13 dicembre).

Mentre il generale Lee batteva i nordisti a Chancellorsville, nell’aprile 1863 ci fu l’emissione dei francobolli calcografici ovvero i cosiddetti steel-engraved stamps che qualitativamente si avvicinavano molto agli esemplari dell’Unione. Fortemente voluti dal p.m. Reagan, la realizzazione di questi valori fu affidata all’incisore newyorkese John Archer che già si era distinto per la stampa dei 5c. Richmond printing stamps del 1862. Il 10c. blu Jefferson Davis effigie con profilo a destra, disegno e incisione di John Archer, stampa di A&D di Richmond in fogli di 200, cornice decorativa con diciture THE CONFEDERATE STATES OF AMERICA / POSTAGE / 10 CENTS. Questo valore si caratterizza per quattro varietà importanti: il 10c. blu frame-line con quattro linee di cornice, stampa con lastre di rame su fogli di 100, prima data d’uso nota 19 aprile, uno dei più rari e costosi francobolli della Confederazione con una tiratura di 500.000 esemplari; il 10c. blu T-E-N, valore numerale in lettere, stampa con lastre di rame, prima data d’uso nota 23 aprile; il 10c. blu/verde steel printed tipo I (prima data d’uso 21 aprile) e il 10c. blu/verde steel printed tipo II  Halpin (prima data d’uso 1° maggio) con una tiratura complessiva di oltre 47 milioni. Di queste ultime due tipologie fu effettuata anche una produzione sperimentale con dentellatura 12 ½ , ma solo una piccola quantità ebbe un utilizzo postale. Per quanto riguarda il 10c. T-E-N, si diffuse la storia più o meno vera di un suo ritiro dalla vendita per volontà della consorte di Davis che riteneva l’effigie  somigliante al profilo di Lincoln piuttosto che a quello del marito.

L’altro valore emesso ad aprile riguardava la drop rate, il 2c. rosso marrone Andrew Jackson “red jack”, prima data d’uso 21 aprile, stampa A&D in fogli di 200, disegno e incisione di Frederick Halpin che già si era distinto per la realizzazione del 10c. tipo II, agli angoli valore numerale e sigla CS. L’ultimo calcografico è il 20c. verde George Washington, prima data d’uso 1° giugno 1863, stampa A&D, disegno e incisione di Halpin: questo valore ebbe uno scarso uso postale, fu utilizzato perlopiù per la Trans-Mississippi rate o frazionato a metà come 10c. o per sopperire alla mancanza di moneta nella circolazione di valuta di piccolo taglio. E’ interessante notare la tardiva scelta di inserire il primo presidente degli U.S.A. in un valore postale confederato, uomo del sud e virginiano ma probabilmente considerato troppo compromesso con i nordisti in quanto risulta il personaggio maggiormente ritratto nei francobolli dell’Unione. Proprio nell’Unione in occasione dell’aumento della drop rate da 1 a 2c fu emesso il 1° luglio 1863 il cosiddetto black jack, valore di 2c. nero Andrew Jackson, disegno di James MacDonough e incisione di Joseph  P. Ourdan. La tipologia stilistica è quella della serie del 1861, ma colpisce il ritratto largo e in primo piano del volto del presidente (cosa piuttosto insolita per i francobolli di quel periodo) che si contrappone a quello del red jack confederato. In quello stesso mese di luglio i sudisti subiscono due gravi sconfitte che segneranno il destino della Confederazione: la battaglia di Gettysburg in Pennsylvania e la caduta di Vicksburg nel Mississippi.

Nel 1864 inizia la parabola discendente sudista che culminerà il 2 settembre con la conquista di Sherman dell’importante città di Atlanta. Per timore di un’imminente caduta della capitale Richmond, i clichè del 10c. tipi I e II furono inviati a Columbia (South Carolina) presso la ditta Keatinge & Ball che si occupò della produzione di valuta e valori postali. Prima data d’uso nota dei due tipi risale al periodo settembre-ottobre 1864, la stampa durò fino al 17 febbraio 1865 quando anche questa città fu a sua volta conquistata da Sherman, la tiratura approssimativa è di circa 15 milioni. Nel 1865 la trionfale discesa di Sherman, le vittorie decisive di Grant, il collasso dell’economia sudista per l’efficace blocco commerciale attuato dal mese di luglio 1861 portarono all’evacuazione di Richmond il 2 aprile e alla resa di Lee ad Appomattox Courthouse (Virginia) il 7 aprile. Il 14 aprile Lincoln fu assassinato da un fanatico sudista e l’8 maggio Davis e Reagan furono arrestati in Georgia. Le ultime schermaglie di guerra  e gli ultimi esemplari postali noti della Confederazione risalgono al periodo maggio-giugno 1865. La posta federale ebbe una rapida restaurazione in tutto il Sud e l’U.S. Post Office Department si riappropriò delle strutture logistiche per promuovere il funzionamento del servizio postale negli stati ex-confederati.

Ultimo atto “postale” della guerra civile americana fu l’emissione del 15c. nero Abraham Lincoln il 21 aprile 1866 ( tariffa singola per Francia-Germania, disegno di MacDonough e incisione di Ourdan) per commemorare il primo anniversario della morte del presidente che aveva portato alla vittoria gli stati unionisti.

Parte I        http://filateliastamp.altervista.org/?p=977

Parte II     http://filateliastamp.altervista.org/?p=1059

LA GUERRA DI SECESSIONE “POSTALE” AMERICANA – Parte II

L’elezione di Lincoln come presidente degli U.S.A. significava la fine della politica democratica dei “compromessi” e al tempo stesso l’inizio di una spaccatura irreversibile tra Nord e Sud. Prima ancora che il neoeletto presidente prendesse ufficialmente l’incarico alla Casa Bianca, il 20 dicembre 1860 il South Carolina fu il primo stato a intraprendere la via della secessione dall’Unione, seguirono poi nel gennaio 1861 Mississippi, Florida, Alabama, Georgia, Louisiana. Il 4 febbraio 1861 la classe dirigente sudista di questi 6 stati si riunì a Montgomery (Alabama) per sancire l’unione negli Stati Confederati d’America (C.S.A.) e quindi fu costituito il governo centrale con sede nella capitale Montgomery, promulgata una costituzione provvisoria ed eletto come presidente provvisorio Jefferson Davis. Il 6 marzo anche il Texas entrò nella Confederazione dopo che aveva dichiarato la secessione il 1° febbraio. Occorre precisare che questi stati capostipiti degli CSA, come quelli che aderirono successivamente, di fatto furono per brevissimo tempo delle repubbliche indipendenti dalla data di secessione alla data di adesione alla Confederazione (il massimo fu il Tennessee per 57 giorni).

Di fronte al precipitare della situazione con ben 7 stati staccatisi dall’Unione, dopo l’insediamento del 4 marzo Lincoln corse ai ripari nominando suoi uomini di fiducia nei posti nevralgici del governo centrale tra cui Montgomery Blair il 5 marzo 1861 come nuovo Postmaster General dell’U.S. Post Office Department, ruolo che ricoprì per tutto il corso della guerra civile con rigorosa inflessibilità pronto a garantire il servizio postale negli stati lealisti e nelle zone di guerra e a prendere contromisure importanti nei confronti dell’amministrazione postale avversaria. La risposta sudista a questa nomina non si fece attendere poiché già la costituzione stabiliva la realizzazione di un servizio postale nazionale indipendente: il 6 marzo Davis nominò Postmaster General del C.S.A. Post Office Department (istituito il 21 febbraio) John H. Reagan con il compito principale di gestire la posta negli stati del sud e costruire un dipartimento autonomo ed operativo da contrapporre a quello nordista in quanto la guerra era oramai considerata da tutti un evento inevitabile.

Mentre in Europa assistiamo alla nascita di un nuovo stato unitario italiano dopo oltre un millennio di frazionamento territoriale, in America una giovane federazione di soli 85 anni andava incontro a una precoce e insanabile divisione: il 12 aprile 1861 la guerra ebbe inizio con il bombardamento sudista di Fort Sumter e il giorno dopo Reagan diede ordine ai direttori di posta locali di restituire i francobolli unionisti a Washington D.C., cosa che avvenne molto parzialmente poiché i  suddetti valori postali con le tariffe in vigore dal 1851 furono utilizzati negli stati confederati almeno fino al 31 maggio 1861. Il 17 aprile uno stato storicamente importante come la Virginia dichiarò la secessione ed entrò nella Confederazione il 7 maggio 1861 con Richmond nuova capitale. Seguirono a maggio Arkansas e North Carolina e a luglio il Tennessee. Il 1° giugno 1861 fu costituito il C.S.A. Postal Service Department che subentrò interamente nel sistema postale degli stati secessionisti invalidando l’uso dei francobolli unionisti e stabilendo nuove tariffe per la posta: 5c. per una lettera di ½ oncia fino a 500 miglia, 10c. oltre 500 miglia, 2c. per drop letters, circolari e giornali. Il 1° luglio 1862 la tariffa di 5c. fu sostituita con quella di 10c. come tariffa uniforme per ogni distanza. Furono anche previste tariffe speciali espresse di 50c. per la verità scarsamente utilizzate e la cosiddetta Trans-Mississippi rate di 40c. alla fine del 1863  per sostenere i costi di contrabbando della posta attraverso il blocco che i nordisti avevano attuato sull’intero corso inferiore del fiume Mississippi. Non essendo un’entità statale formalmente riconosciuta all’estero, conseguentemente non ci furono trattati postali internazionali e tariffe estere opportunamente stabilite per la corrispondenza.

Di fronte ai primi successi militari sudisti (battaglia di Bull Run 21 luglio), al rafforzamento della Confederazione con l’ingresso di nuovi stati secessionisti, all’intraprendenza “postale” della nuova amministrazione, il governo di Washington decise di demonetizzare ed invalidare tutti i valori emessi fino al 1861 per timore che i confederati finanziassero l’acquisto di armi con la vendita di contrabbando di intere partite di francobolli in giacenza. Per questo fu emessa una nuova serie di valori che i sudisti avrebbero tranquillamente definito come yankees’ stamps, la più antica serie del mondo ancora valida dal punto di vista postale. Si tratta di 8 valori che riprendono i valori facciali e i personaggi della serie del 1857-60, emessi tra il 17 e il 30 agosto 1861, stampa nazionale in fogli di 200, disegno di James MacDounough, incisione di Pease e Marshall, dentellatura 12: 1c. blu Franklin, 3c. rosa Washington, 5c. marrone Jefferson, 10c. verde Washington, 12c.nero  Washington, 24c. violetto Washington (tariffa unica per l’Inghilterra), 30c. arancio Franklin (tariffa doppia per Francia-Germania), 90c. blu Washington (emesso il 27 novembre-very long distance rate). Questi francobolli si differenziano stilisticamente dai precedenti per il disegno delle effigi e della cornice decorativa, per la presenza di U. S. agli angoli bassi e per la presenza del valore numerale agli angoli alti. I  yankees’ war stamps furono poi riproposti con nuove emissioni nel 1862-63 soprattutto per i valori di 5c. e 24c.

Gli Stati Confederati avevano un proprio organismo postale autonomo e delle tariffe preordinate, ma non ancora dei francobolli propri e la mancanza di tempestività nell’emissione di valori confederati creò qualche problema: fino al 31 maggio 1861 furono utilizzati valori dell’Unione, in seguito si utilizzò il vecchio metodo di pagamento della posta presso l’ufficio postale o si ricorse alle buste prepagate con bolli stampati a mano o diciture manoscritte indicanti data, tariffa e PAID (handstamp e manuscript paid covers). Nell’estate del 1861 i direttori di posta di molte città del sud ottennero il permesso di emettere e distribuire localmente e provvisoriamente francobolli e buste prepagate per venire incontro agli interessi economici e postali della comunità cittadina di appartenenza (local Postmaster provisional stamps e handstamp provisional covers). Numerose furono le località che presero l’iniziativa di emettere valori di posta, tra queste alcune grandi città come New Orleans, Memphis, Nashville. Occorre ricordare che tutti questi valori persero la loro validità al momento in cui iniziò l’emissione regolare dei francobolli confederati.

Il 16 ottobre 1861 iniziò l’emissione generale e ufficiale  con il valore di 5 c. verde Jefferson Davis  stampa litografica Hoyer & Ludwig di Richmond (Virginia) in fogli di 200, non dentellato, tiratura di oltre 9 milioni, disegno e incisione di Charles Ludwig. Il francobollo si caratterizza per l’effigie racchiusa in un medaglione ovale e le diciture POSTAGE / CONFEDERATE STATES OF AMERICA / FIVE CENTS e per stile e struttura riprende vagamente la tipologia del 1c. del 1851. Questo primo valore ha un significato politico molto importante poichè il soggetto è rappresentato dal primo presidente della Confederazione in modo da sottolineare il carattere ufficiale e legittimo del nuovo organismo statale, inoltre Davis è il primo personaggio vivente ritratto in un francobollo in terra americana. Il 6 novembre fu addirittura eletto presidente della Confederazione a titolo definitivo. L’8 novembre 1861 è la prima data d’uso a noi nota del valore di 10c. blu Thomas Jefferson, stesse caratteristiche tecniche del precedente e stampa litografica H&L, stesse diciture con l’aggiunta del valore numerale ai quattro angoli della cornice decorativa. Il valore fu poi stampato da J.T.Patterson & Co. di Augusta (Georgia), prima data d’uso 25 luglio 1862. La scelta non a caso  cadde verso il terzo presidente degli U.S.A., autentico virginiano dalle concezioni tipicamente antifederaliste. Nel novembre-dicembre 1861 Missouri e Kentucky furono ammessi nella Confederazione, sebbene ufficialmente questi stati rimasero unionisti. In precedenza si erano formati dei governi secessionisti e la tensione politica sfociò in un vero e proprio teatro di guerra dove i sudisti si assicurarono momentaneamente il controllo del Missouri meridionale e del Kentucky sud-occidentale. Gli stati aderenti nella Confederazione erano quindi arrivati a 13 (11 effettivi + 2 divisi).

Parte I                  http://filateliastamp.altervista.org/?p=977

Parte III             http://filateliastamp.altervista.org/?p=1094

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