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LA GUERRA D’ALGERIA

Nell’ambito delle guerre coloniali francesi del secondo dopoguerra gli accadimenti che si sono susseguiti in Algeria tra gli anni ’50 e gli anni ’60 del XX° secolo assumono un’importanza rilevante per poter comprendere il processo storico di decolonizzazione globale di quel periodo. Dopo la batosta incassata dai francesi in Indocina che culminò con la battaglia di Dien Bien Phu nel 1954, in Algeria si stava ormai consolidando un movimento indipendentista che aveva come obiettivo primario l’affrancamento dal giogo coloniale e la piena autodeterminazione come stato sovrano e nazionale: il F.L.N. (Fronte di Liberazione Nazionale) aveva conquistato il predominio politico sulle altre formazioni politiche rivoluzionarie ed indipendentiste, contava di un apparato clandestino logistico e paramilitare efficace e capillare su quasi tutto il territorio algerino grazie all’azione dell’A.L.N. (Armata di Liberazione Nazionale, il braccio armato del F.L.N.) e dal mese di novembre del 1954 si moltiplicarono gli attentati terroristici, gli attacchi militari, le tattiche di guerriglia contro le postazioni militari e di polizia, la rete infrastrutturale e i cosiddetti Pieds-Noirs ovvero la comunità civile europea e in prevalenza francese che viveva da generazioni in Algeria soprattutto nelle aree metropolitane. Dopo la perdita dell’Indocina, la Francia del presidente Coty e del primo ministro Mendès-France dichiarò l’impossibilità di accettare un’Algeria indipendente perchè storicamente questa era considerata parte indissolubile ed inalienabile della madrepatria transalpina.

Con i fatti cruenti di guerriglia algerina e la repressione militare francese durante il primo anno di guerra, gli effettivi francesi arrivarono a circa 160.000 alla fine del 1955 e questo numero andò sempre più ad aumentare con il passar degli anni tra soldati dell’esercito regolare, Harkis algerini e militanti dei movimenti ultranazionalisti a favore dell’Algeria francese (FAF e OAS). A questo proposito fu deciso di istituire nel gennaio del 1956 un servizio di posta militare, la Poste aux Armées, per garantire il recapito della corrispondenza nelle varie zone di guerra e la franchigia militare ai soldati impegnati in una vero e proprio conflitto bellico: ad Algeri, oltre alla Direzione Generale, era presente l’Ufficio Q postale di frontiera, mentre diversi uffici postali militari erano diramati nel resto del paese con i relativi codici identificativi dei settori postali di competenza. Il timbro caratteristico di franchigia presenta la dicitura in nero POSTE AUX ARMEES con data e sigla A.F.M. (Afrique Française du Nord), spesso sulla corrispondenza veniva apposta a penna la sigla F.M. (Franchise Militaire), sovente era l’utilizzo di timbri di franchigia di colore rosso riconducibili ai reparti amministrativi militari dislocati nei vari dipartimenti del territorio algerino.

Il 1° novembre 1954 inizia ufficialmente il conflitto franco-algerino con la dichiarazione dell’insurrezione armata da parte del F.L.N. al popolo algerino e con i primi atti ostili contro gli obiettivi francesi. L’amministrazione coloniale franco-algerina emise l’11 novembre il valore dedicato al 16° centenario della nascita di Sant’Agostino, il santo vescovo e teologo di etnia berbera ma di cultura romana nato e vissuto in Algeria tra il IV e il V secolo d. C. Il 5 dicembre furono emessi 6 francobolli con sovrapprezzo a favore dei terremotati di Orléansville (attuale Chlef) a seguito del terremoto del 7° grado della scala Richter che devastò la regione il 9 settembre 1954 con circa 1500 morti.

Nel 1955, con Soustelle come governatore generale e la proclamazione dello stato di emergenza, abbiamo in agosto il massacro di Pieds-Noirs e algerini lealisti nella zona di Costantina seguita dalla durissima repressione francese che provocò migliaia di morti. E’ il primo evento eclatante che mostra il profilo di una guerra cruenta e spietata che non risparmiava neppure le vittime civili. In quel difficile anno la posta coloniale si concentrava sul 30° Congresso di Medicina che si teneva ad Algeri in aprile in una situazione esplosiva di emergenza generale. Significativo è anche il valore raffigurante il paesaggio della Grande Cabilia del pittore F. de Buzon, un’area interna e montuosa dell’Algeria ostica e insidiosa per le truppe francesi a causa delle efficaci offensive dei guerriglieri indipendentisti che spesso riuscivano ad assicurarsi il controllo di quel territorio.

Nel 1956 il conflitto si inasprisce con attentati e attacchi militari, il primo ministro Mollet, fautore inizialmente di una veloce soluzione della questione algerina, venne fischiato durante la sua visita ad Algeri e la conseguenza fu la nomina a governatore di Lacoste vicino alle posizioni dei Pieds-Noirs, l’aumento dell’impegno militare francese nella colonia e la concessione di poteri speciali all’esercito e ai corpi di polizia impegnati nel conflitto. Nel 1956 fu emesso il francobollo a favore della Legione Straniera Francese dove viene raffigurata la casa di pensionamento del Legionario a Sidi Bel Abbes che era anche la sede del quartier generale del celebre corpo militare: i reggimenti legionari furono particolarmente attivi in Algeria sin dal 1832 e largamente impiegati durante la guerra in corso. In Francia il 15 settembre furono emessi i primi due francobolli dedicati all’Europa. Mentre la guerra imperversava nell’Algeria martoriata da un escalation militare in grande stile, il governo francese era impegnato a promuovere l’integrazione europea tra i paesi della CECA che porterà in seguito alla firma dei trattati di Roma nel 1957. In questi valori è rappresentata una torre formata dalle lettere della parola Europa e contornata da dalle impalcature a simboleggiare un’unione politica ed economica in via di costruzione. La Francia offriva il suo prezioso contributo a costruire un’Europa unita, ma al tempo stesso cercava strenuamente di mantenere i propri possedimenti coloniali nell’Africa Settentrionale.

Nel 1957 la Battaglia di Algeri segnò il culmine della strategia guerrigliera e terroristica degli indipendentisti algerini cui seguirono la repressione, le esecuzioni e i metodi di tortura indiscriminati utilizzati dalla 10° Divisione Paracadutisti del generale Massu. Il 1° dicembre furono emessi tre francobolli recanti il sovrapprezzo a favore dell’assistenza sociale dell’esercito francese: questi valori presentano opere di celebri pittori francesi con soggetto relativo alla pittura orientalista conservate nel Museo d’Algeri. Il francobollo di posta aerea da 200 F. presenta la diga di Beni Badhel nella provincia di Tlemcen, una monumentale opera ingegneristica costruita tra il 1935 e il 1940.

Nel 1958 la situazione in Algeria era esplosiva e stava creando gravi ripercussioni politiche persino in Francia. Di fatto il governatorato generale in Algeria non esisteva più e tutti i poteri furono conferiti all’esercito di Massu e Salan, la Quarta Repubblica era sull’orlo del collasso e la grave crisi istituzionale fu risolta richiamando il generale Charles De Gaulle a ricoprire un ruolo attivo in politica come primo ministro e in seguito come presidente della nuova Quinta Repubblica francese. In questo anno abbiamo l’emissione del francobollo con sovrapprezzo a favore della Fondazione Maresciallo de Lattre de Tassigny creata nel 1954 per aiutare le vittime di guerra, i veterani e il personale militare francese impegnato nei vari teatri bellici.

Nel 1959 De Gaulle auspicava una soluzione della spinosa questione algerina affermando il diritto degli algerini all’autodeterminazione, cosa che indignò enormemente la comunità francese d’Algeria che naturalmente precludeva ogni possibilità di “sganciamento” dell’Algeria dalla Francia. Nel triennio 1959-61 non si ebbero emissioni da parte dell’amministrazione postale franco-algerina e ciò sta a significare un sintomo tangibile dei drammatici eventi della guerra che si profilavano in quegli anni. In Francia fu emesso il 14 dicembre il valore dedicato al 10° anniversario della fondazione della NATO: la Francia era uno dei paesi fondatori del Patto Atlantico e il quartier generale dell’organizzazione militare aveva sede proprio a Parigi. In effetti gli Stati Uniti e gli altri paesi membri della NATO cercarono sempre di attuare una politica neutrale e non ingerente nei confronti della questione algerina consapevoli del fatto che la Francia rappresentava una pedina essenziale nel quadro generale della guerra fredda. Il 23 maggio furono emessi due francobolli relativi alla serie sulle grandi realizzazioni tecniche francesi, in particolare i giacimenti petroliferi di Hassi Messaoud nel Sahara algerino scoperti nel 1956 (che contribuirono a rafforzare il mantenimento dell’occupazione coloniale sull’Algeria per garantire l’autonomia energetica della Francia) e la diga di Foum el Gherza costruita nel 1948-50 per garantire la riserva d’acqua in una regione desertica del paese.  L’intento propagandistico di questi esemplari intendeva sottolineare l’aspetto positivo dell’amministrazione politica francese sull’Algeria intesa a favorire l’idea di un processo di sviluppo economico e di modernizzazione del paese da contrapporre ai fini distruttivi e destabilizzatori del movimento indipendentista algerino.

Nel 1960 il malcontento franco-algerino per la nuova politica gollista sfociò nella settimana delle barricate ad Algeri che fu una vera e proprio insurrezione. Nel frattempo iniziarono i primi negoziati a Melun causando la furia degli oltranzisti franco-algerini che non volevano assolutamente arrivare ad una soluzione pacifica con un esito a favore dei “ribelli”. Il 16 gennaio furono emessi due valori dedicati a dei luoghi caratteristici dell’Algeria: il francobollo che presenta le gole di Kherrata vinse il Gran Premio dell’Arte Filatelica del 1960, mentre l’altro esemplare mostra la Grande Moschea di Tlemcen risalente al 1136. Anche dal punto di vista filatelico si cercava di tenere alta l’attenzione sulla questione algerina in una fase decisiva per la guerra in corso.

Nel 1961 il referendum sull’autodeterminazione dell’Algeria vide la vittoria del Sì e questo risultato di fatto riconosceva il principio dell’indipendenza del paese nordafricano. L’OAS e gli altri gruppi ultras di Pieds-Noirs ed elementi influenti dell’esercito si organizzarono per rovesciare la nuova situazione politica algerina, ma il Putsch dei Generali contro De Gaulle fallì e in breve tempo la situazione fu ripristinata ad Algeri, mentre i numerosi attentati dell’OAS non cambiarono l’evoluzione degli eventi in corso verso un processo di graduale demilitarizzazione e decolonizzazione dell’Algeria. In quell’anno fu emesso il valore che presenta l’opera di P. Saoli sulle antiche porte di Lodi a Médéa.

Nel 1962, nonostante gli attentati e la strategia terroristica, i negoziati per il cessate il fuoco continuarono e il 18 marzo gli accordi di Evian proclamarono la fine delle ostilità e il diritto all’autodeterminazione del popolo algerino. Dopo la rivolta dei Pieds-Noirs asserragliati nel quartiere di Bab el Oued ad Algeri, i franco-algerini, i coloni, gli Harkis che avevano combattuto a fianco dell’esercito francese e gli algerini lealisti iniziarono l’esodo verso la Francia per paura di vendette e ritorsioni. Il referendum sull’indipendenza dell’Algeria portò alla proclamazione ufficiale il 3 luglio 1962. La nuova amministrazione postale decise di soprastampare alcuni francobolli francesi con la sigla E. A. (Etat Algérien) cancellando la dicitura République Française: la prima serie EA fu emessa il 4 luglio con la Moissonneuse, la Marianne di Decaris e i tre francobolli francesi sui paesaggi e i luoghi algerini del 1960-61 di cui sopra. Il primo francobollo propriamente algerino fu emesso il 1° novembre e commemora l’8° anniversario dell’inizio della rivoluzione: è un valore da 1 F. con un sovrapprezzo di 9 F. a favore dei bambini di Chouhadas e mostra la bandiera della Repubblica Algerina con la carta geografica dell’Africa dove risulta evidenziata l’Algeria. E’ sicuramente il primo francobollo di questo paese dove sono riconoscibili unicamente degli elementi riconducibili alla cultura arabo-islamica. La tiratura risultò limitata per questo valore per cui tutti gli esemplari furono velocemente venduti e fu quindi necessario emettere altri cinque francobolli relativi ai paesaggi e alle costruzioni algerine sul tipo dei valori francesi del 1959-61 ma con dicitura République Algerienne.

Il 9 dicembre 1989 fu emesso dall’amministrazione postale francese il francobollo in ricordo degli Harkis algerini definiti come veri e propri soldati francesi. La circolazione e l’utilizzo di questo valore fu severamente proibito dal governo algerino sul proprio territorio nazionale poiché ancora oggi gli Harkis sono considerati traditori e collaborazionisti. Nel 1997 abbiamo il francobollo emesso in onore dei combattenti francesi impegnati nei conflitti dell’Africa Settentrionale tra il 1952 e il 1962: circa 400.000 effettivi dell’esercito regolare furono impiegati e i caduti furono oltre 24.000. Infine consiglio la visione di due importanti film per comprendere maggiormente il clima di quei lunghi anni di guerra: il classico ed intramontabile La Battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, una pellicola del 1966 che narra gli episodi più significativi basati su attacchi di guerriglia urbana, attentati terroristici e dura repressione francese; invece nel più recente L’ennemi intime di Florent Emilio Siri il conflitto viene ambientato sulle alture della Cabilia mostrando l’impossibilità dell’esercito francese di esercitare il pieno controllo su un territorio periferico e impervio contro gli agguerriti fellaga algerini, nonostante l’uso del napalm e il ricorso alla tortura e a metodi terroristici di repressione.

L’UNESCO E GLI AMMUTINATI DEL BOUNTY

Tre interessanti francobolli sono stati emessi in questi giorni dall’amministrazione postale francese. Il 20 ottobre 2011 due valori dell’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, presentano dei soggetti degni di rappresentare il patrimonio ambientale e naturale del nostro pianeta.

Il valore da € 0,77 è dedicato al cammello bactriano, come lo definì il noto naturalista svedese Linneo nel 1758, il mammifero ruminante con due gobbe originario dell’Asia centrale e diffuso nelle zone desertiche del continente asiatico. Animale forte e in grado di resistere alle temperature torride dei deserti e alle forti escursioni termiche, infaticabile e prezioso mezzo di trasporto delle popolazioni nomadi e dei mercanti che fin dai tempi più remoti lo utilizzavano per il commercio delle pregiate mercanzie provenienti dall’Asia orientale. Un doveroso tributo a una specie che ha avuto un ruolo storico importantissimo paragonabile al cavallo delle zone più temperate della terra, una specie considerata a rischio d’estinzione secondo i criteri dell’Unione Internazionale per la conservazione della Natura e quindi inserita nella lista delle specie protette. Questo animale si trova frequentemente raffigurato in molti francobolli della Mongolia dove è ancora possibile trovarlo allo stato selvatico nelle aree steppose del paese e nel famigerato deserto dei Gobi.

Il secondo francobollo raffigura uno scorcio del Milford Sound, una delle località naturali più visitate della Nuova Zelanda, un fiordo situato nell’isola meridionale di una bellezza sconvolgente circondato da montagne piuttosto alte che creano uno straordinario connubio tra paesaggio marino e montano. Il Milford Sound sicuramente ricorda il paesaggio di alcuni fiordi norvegesi e la cosiddetta ”ottava meraviglia del mondo”, come lo definì lo scrittore Kipling, è stata inclusa nel patrimonio mondiale dell’UNESCO insieme ai vicini parchi nazionali neozelandesi. Naturalmente la posta neozelandese ha più volte dedicato dei francobolli a questa attrattiva naturale e turistica come testimonia il valore Postage&Revenue del 1898.

Il francobollo della Polinesia Francese emesso il 19 ottobre celebra i 50 anni delle riprese del lungometraggio “Gli ammutinati del Bounty”: il film, uscito nel 1962, fu girato nelle isole della Polinesia soprattutto a Thaiti. La regia fu di Lewis Millestone con la straordinaria interpretazione di due colossi del cinema mondiale, Marlon Brando e Richard Harris. L’amministrazione postale che ha maggiormente ricordato le vicende del HMS Bounty è stata quella delle Isole Pitcairn: il francobollo del 1940 mostra l’effigie di Giorgio VI, il capitano William Bligh che con la sua condotta intransigente causò l’ammutinamento del secondo ufficiale Fletcher Christian e della ciurma, infine il vascello mentre fa rotta proprio verso l’inaccessibile Pitcairn per sfuggire alla giustizia britannica. Gli attuali abitanti delle isole sono i discendenti degli ammutinati inglesi e delle donne polinesiane che nel 1789 si rifugiarono a Pitcairn.

LE EMISSIONI FILATELICHE DELLA LVF

Il Regime di Vichy del maresciallo Pétain, nato nel luglio 1940 a seguito della débacle francese contro le truppe corazzate tedesche, si era posto su un piano di sostanziale “neutralità” dal punto di vista militare, nonostante l’orientamento chiaramente collaborazionista che aveva assunto sul fronte interno nei confronti della Germania nazista. Prevaleva l’opinione diffusa tra le alte gerarchie del regime di non coinvolgere il nuovo Stato Francese in una guerra continentale che avrebbe favorito unicamente gli interessi del Terzo Reich e dopotutto lo stesso Hitler era propenso a mantenere la Francia disarmata e militarmente inoperativa sui vari fronti di guerra. Ma gli ambienti ultracollaborazionisti, che erano particolarmente influenti a Parigi e nella zona occupata, premevano per un coinvolgimento militare francese nelle vicende belliche europee a fianco dell’alleato tedesco e denunciavano l’atteggiamento ambiguo che il governo di Vichy aveva assunto su questo tema. Il 22 giugno 1941 scattò l’Operazione Barbarossa che dava avvio al piano d’invasione tedesca dell’Unione Sovietica: questa offensiva fu considerata una vera e propria crociata contro il comunismo e diede l’occasione ai filo-nazisti di promuovere la costituzione di un reparto militare francese da inviare al fronte russo. L’8 luglio 1941 fu creata la Légion des Volontaires Français contre le Bolchevisme (L.V.F.) per iniziativa dei maggiori esponenti dei movimenti fascisti francesi come Marcel Déat, Jacques Doriot, Eugène Deloncle, Marcel Bucard. In sostanza si trattava di una organizzazione volontaria e militare combattente composta da militanti dei vari partiti fascisti, da ex-prigionieri di guerra che avevano optato per il collaborazionismo militare e da avventurieri e delinquenti senza scrupoli. Il reclutamento interessò sia la zona occupata che quella libera della Francia e il raggruppamento dei volontari giudicati idonei avvenne nella caserma Borgnis-Desbordes a Versailles: non fu assolutamente un reclutamento di massa (circa 6000 soldati) per il semplice fatto che la popolazione francese si dimostrò diffidente nei confronti di un corpo militare posto sotto il comando germanico con il nome di 638° Reggimento di Fanteria della Wermacht e che utilizzava divise e armamenti tedeschi. Unici elementi distintivi, la bandiera di combattimento tricolore e lo scudo francese posto sull’elmetto e sulla manica destra della divisa. Il reggimento fu assegnato al comando del colonnello Roger Labonne (agosto 1941) e inviato al campo di addestramento in Polonia (settembre 1941). In novembre due battaglioni di quasi 2300 uomini erano già impegnati sul fronte orientale al seguito della 7° Divisione di Fanteria Bavarese della Wermacht, ma in generale i tedeschi non dimostrarono mai una grande fiducia verso questa milizia straniera che doveva essere impiegata nei combattimenti in prima linea.

Nel frattempo furono delineati i mezzi propagandistici per promuovere il reclutamento e pubblicizzare l’ideologia fascista francese: tra le varie cose, il Comitato Centrale della LVF decise di realizzare delle emissioni filateliche che dovevano avere uno scopo strettamente propagandistico e che avrebbero contribuito al finanziamento della Legione attraverso una sovrattassa. Per iniziativa del consigliere filatelico della LVF Bachelet, il 21 ottobre 1941 fu emesso il blocco-foglietto Orso, stampa calcografica con dentellatura di 12 ½ , disegno di Vinay e incisione di Degorce. Sul foglio la dicitura rossa blocco di franchigia del corpo di spedizione della Legione dei Volontari Francesi contro il Bolscevismo. Il valore presenta la F di franchigia + 100 frs. di sovrattassa per la sottoscrizione a favore del reclutamento, un orso bianco con la stella rossa come allegoria del bolscevismo sovietico da debellare con la spada legionaria, un villaggio russo in fiamme. Da notare in alto a destra, la francisca (simbolo del regime di Vichy) con dicitura LVF. La vendita dei foglietti fu effettuata sotto forma di sottoscrizione ed ebbe un discreto successo nella capitale dove furono venduti diverse migliaia di esemplari (circa 25000 tra sottoscrizione e vendita al pubblico).

I primi ingaggi in battaglia della LVF avvennero nel dicembre 1941 nei pressi  del Lago Djukovo e Borodino (proprio il luogo dove Napoleone sconfisse i russi nel 1812) durante i combattimenti intorno a Mosca nel vano tentativo tedesco di conquistare la capitale russa. A Djukovo la Legione fu decimata per le gravi perdite subite in battaglia contro l’Armata Rossa.

E’ in questo contesto, quando troviamo la Legione impegnata negli scontri bellici tra il 1941e il 1942, che fu decisa la realizzazione dei francobolli per l’affrancatura della corrispondenza. In realtà questi 9 francobolli non ebbero un uso propriamente postale poiché i soldati della LVF avevano a disposizione la franchigia militare per inoltrare la propria corrispondenza tramite il servizio di trasporto postale tedesco per cui non erano tenuti ad adottare francobolli speciali per la spedizione verso la Francia. Inoltre l’utilizzo di francobolli di posta aerea era praticamente improprio poiché la Feldpost non effettuava servizi di trasporto aereo postale dalla Russia. Si tratta quindi di emissioni strettamente filateliche  per affrancature di “cortesia” ovvero i collezionisti inviavano i francobolli ai legionari che li rispedivano indietro tramite la corrispondenza con i timbri di annullo circolari neri e rossi della Deutsche Feldpost (la posta militare tedesca) che presentavano il caratteristico emblema dello stato nazista (svastica sormontata dall’aquila imperiale). Queste emissioni LVF furono realizzate nella speranza di poter avere un riconoscimento ufficiale dall’amministrazione postale francese e quindi una importante legittimazione del corpo da parte delle autorità di Vichy, allo stesso tempo permanevano lo scopo propagandistico e la finalità di finanziare la Legione impegnata sul fronte orientale. I francobolli per posta LVF consistono di due serie per un totale di 9 esemplari.

La serie Aviazione del 1941-42, stampa calcografica con dentellatura 12×12 ½ , il bordo di foglio recanti la Francisca e diciture LVF in corsivo, due tipologie di francobolli di posta aerea con dicitura Corpo di spedizione della Legione dei Volontari Francesi contro il Bolscevismo:

Courrier officiel par avion dicitura in rosso, F. di franchigia, disegno di Bonhotal e incisione di Gandon. Il soggetto presenta un bombardiere bimotore visto dall’alto e la cartina della Russia con una stella rossa stilizzata che indica la città di Mosca posta sotto assedio.

– Courrier spécial par avion dicitura blu, F+10 frs.tassa aerea per sottoscrizione, disegno di Vinay e incisione di Degorce. Il soggetto presenta un aereo che vola verso ovest in un cielo nebuloso, la carta dell’Europa con in evidenza la torre Eiffel e il Cremlino.

Entrambi i tipi furono emessi nel novembre-dicembre 1941 senza soprastampa e con una tiratura di 450.000 esemplari per tipo di cui circa 1/3 venduti per sottoscrizione. Nel gennaio 1942 furono emessi gli esemplari con soprastampa FRONT DE L’EST OSTFRONT, tiratura di 300.000 esemplari per tipo molti dei quali venduti per sottoscrizione. Le varietà riguardano essenzialmente la soprastampa decentrata, l’assenza di dentellatura e l’omissione della dicitura colorata.

La serie Borodino del 2 aprile 1942, stampa in rotocalco con dentellatura di 13, tiratura di un milione di cui circa la metà venduti per sottoscrizione, 5 esemplari con il bordo di foglio recante l’emblema della LVF. Tutti gli esemplari presentano la dicitura La Legione dei Volontari Francesi contro il Bolscevismo, F+1f per sottoscrizione e lo scudo tricolore con dicitura France. Diversa è la tipologia dei soggetti: una vedetta in trincea che osserva gli edifici di una città che potrebbe essere Mosca (violetto); legionari in azione durante una fase di cannoneggiamento (verde); l’offensiva dei panzer (nero); due legionari con il tricolore e i soldati napoleonici protagonisti della Campagna di Russia del 1812 (azzurro); reparto di legionari a piedi e a cavallo in un villaggio russo (carminio). Oltre a commemorare il 130° anniversario della Battaglia di Borodino, questi esemplari intendevano celebrare i combattimenti che la LVF stava affrontando sul fronte russo  dal mese di dicembre 1941.

Dopo i combattimenti di dicembre, seguì la dispersione dei soldati francesi in varie unità militari tedesche e la riorganizzazione della Legione che fu impegnata nelle retrovie in azioni contro le formazioni partigiane russe. Nel giugno 1942 il governo di Vichy prese l’iniziativa di costituire un corpo militare francese che prese il nome di Legione Tricolore. A differenza della LVF, questo reparto doveva essere sotto il controllo militare e politico delle autorità di Vichy e doveva utilizzare uniformi francesi, ma l’occupazione italo-tedesca della zona libera vanificò la realizzazione di questo progetto per cui si decise il potenziamento della LVF già impegnata sul fronte orientale. Il 12 ottobre 1942 questo evento fu celebrato ufficialmente dalla posta francese  con l’emissione di un trittico tricolore commemorativo in cui sono presenti due valori di colore rosso e blu validi fino al 25 maggio 1943 per l’affrancatura della corrispondenza all’interno della Francia, mentre l’esemplare bianco è stampato in rilievo: stampa in rotocalco, disegno di Eric e incisione di Pierre Gandon. Il soggetto presenta il profilo di un legionario e nello sfondo lo schieramento dei granatieri napoleonici impegnati in Russia, le diciture Légion tricolore e postes françaises, il valore di 1F20+8F80 di sottoscrizione a favore della Legione. Anche in questo caso lo stretto accostamento con l’esercito napoleonico sta a simboleggiare la ferma volontà di una rivincita contro l’”orso” russo e sovietico. Da notare che l’emblema raffigurato sul basco del legionario è quello della LVF.

Fino ad allora il regime di Vichy aveva assunto un atteggiamento freddo nei confronti della LVF poiché era consapevole di non poterla avere sotto il proprio controllo, ma l’occupazione tedesca della zona libera (11 novembre 1942) favorì il processo di legittimazione di questo corpo militare.

Nel 1943 fu riorganizzata la LVF con il comandante Edgar Puaud e da quel momento la Legione fu prevalentemente impiegata nella lotta antipartigiana e in azioni repressive e di rappresaglia contro la popolazione civile in Bielorussia e in Ucraina. Con la ritirata dalla Russia, Himmler decise lo smantellamento dei reggimenti stranieri e il loro accorpamento nei reparti Waffen SS, per cui la LVF fu ufficialmente sciolta il 1° settembre 1944 e inglobata nella 33° Divisione Charlemagne che fu impegnata nei durissimi scontri in Pomerania (febbraio-marzo 1945). Gli ultimi legionari francesi li ritroveremo a Berlino nella difesa della città durante l’ultimo atto che decretò la fine del Terzo Reich. I pochi sopravvissuti finirono nei campi di prigionia sovietici, mentre coloro che furono arrestati in Francia vennero condannati a morte o a lunghe pene detentive con l’accusa di collaborazionismo e alto tradimento.

IL TRATTATO DI TORINO DEL 1860

Il 24 marzo 2010 si è celebrato il 150° anniversario del Trattato di Torino che sancì formalmente l’annessione di Nizza e Savoia alla Francia. La posta francese ha dedicato due francobolli a questo storico trattato per ricordare in particolare il ricongiungimento di questi territori alla Francia. I valori di 56 centesimi hanno un formato di 40 x 30 mm., stampa rotocalcografica, il disegno è di Claude Jumelet. Il soggetto presenta il paesaggio montano savoiardo con l’esemplare cartaceo del Trattato di Torino e la città costiera di Nizza tra il Mar Mediterraneo e le Alpi Marittime.

 La Savoia è la regione che dà il nome alla dinastia che regnò in Italia dal 1861 al 1946: nell’XI sec. il capostipite Umberto I Biancamano ricevette per i suoi servigi alcuni territori dal re di Borgogna Rodolfo III e dall’imperatore Corrado II il Salico, dando origine alla Contea di Savoia e all’omonima casa dinastica. Nella seconda metà del XIV sec. il conte “rosso” Amedeo VII acquisì la Contea di Nizza, il territorio delle Alpi Marittime sul Mar Mediterraneo. Nel 1416 l’imperatore Sigismondo concesse il titolo di duca ad Amedeo VIII detto il Pacifico e il Ducato di Savoia durò fino al 1713 quando la Pace di Utrecht chiuse la Guerra di Successione Spagnola e portò il titolo di re di Sicilia a Vittorio Amedeo II. Nel 1720 quest’ultimo divenne re di Sardegna. Nel 1796 la Campagna d’Italia di Napoleone Bonaparte costrinse Vittorio Amedeo III a firmare l’Armistizio di Cherasco  che decretò la cessione di Nizza e della Savoia alla Francia. I territori furono restituiti ai Savoia nel 1814 con il crollo dell’Impero Napoleonico. Si passa poi agli eventi risorgimentali che vedono come protagonisti il Regno di Sardegna e Camillo Benso conte di Cavour: dopo essere stato ministro dell’agricoltura e delle finanze con D’Azeglio, nel 1852 Cavour divenne Presidente del Consiglio del cosiddetto Grande Ministero grazie al connubio tra il centro-destra e il centro-sinistra di Rattazzi. Nello stesso anno in Francia, un plebiscito istituzionale proclamò il secondo impero ereditario sotto Luigi Napoleone che prese il nome di Napoleone III. Da quel momento in poi Cavour operò costantemente in politica estera per attirare l’attenzione delle potenze europee più progressiste come la Francia e l’Inghilterra sulla Questione Italiana in chiave antiaustriaca. E’ in questo contesto che bisogna considerare nel 1855 l’intervento di un corpo di spedizione in Crimea a fianco degli anglo-francesi contro la Russia e nel Congresso di Parigi del 1856 Cavour ebbe la possibilità di creare i presupposti per una futura alleanza con la Francia. In effetti gli accordi segreti di Plombières del 1858 rappresentarono la base preliminare di un’intesa strategica che si concretizzò nel gennaio del 1859 con un trattato d’alleanza e con il matrimonio tra Clotilde di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele II, e Gerolamo Bonaparte, cugino dell’imperatore francese. Cavour vedeva nella Francia un prezioso strumento per poter realizzare un regno unificato in Italia sotto l’egida dei Savoia e la forte inclinazione antiaustriaca di Napoleone III facilitò i piani del primo ministro piemontese. Il trattato prevedeva l’intervento militare francese a fianco del Regno di Sardegna in caso di attacco dell’Austria contro l’alleato italiano, in cambio il Regno di Sardegna avrebbe ceduto alla Francia i territori di Nizza e Savoia. Cavour ebbe l’abilità di provocare l’intervento austriaco in un conflitto con la Seconda Guerra d’Indipendenza (aprile-luglio 1859): dopo le vittorie delle truppe franco-piemontesi (Magenta, Solferino, S. Martino), Napoleone III firmò con l’imperatore Francesco Giuseppe l’Armistizio di Villafranca l’11 luglio 1859, ritirandosi da una guerra che aveva provocato molti caduti tra le truppe francesi. Questo epilogo provocò la caduta del governo Cavour e in novembre la Pace di Zurigo chiuse ufficialmente la guerra tra la Francia e l’Austria: la Lombardia venne ceduta alla Francia che la consegnò al re di Sardegna, il Veneto e la provincia di Mantova rimasero sotto la sovranità austriaca, i sovrani italiani  sarebbero dovuti tornare nei rispettivi possedimenti, ma in realtà gli antichi stati dell’Italia centrale vennero poi annessi al Regno di Sardegna. Il 24 marzo 1860, con il Trattato di Torino, la Savoia e la Contea di Nizza (con l’esclusione di Briga e Tenda che vennero ricongiunte alla Francia nel 1947) vennero cedute alla Francia come era stato stabilito dai precedenti accordi. Il trattato fu reso pubblico il 30 marzo, seguirono in aprile il proclama del re Vittorio Emanuele II alle popolazioni di Nizza e della Savoia e i plebisciti che a larghissima maggioranza decretarono il ricongiungimento alla Francia. A maggio iniziò la Spedizione dei Mille di Garibaldi e il 17 marzo 1861 fu ufficialmente proclamato il Regno d’Italia. Dal 15 giugno del 1860 l’antico territorio della Savoia forma i dipartimenti francesi della Savoia e dell’Alta Savoia con i centri importanti di Chambery e Annecy, mentre la Contea di Nizza forma il dipartimento delle Alpi Marittime.

Un importante precedente filatelico è rappresentato dai due esemplari emessi il 26 marzo 1960 per celebrare il centenario del ricongiungimento di Nizza e Savoia alla Francia: il soggetto è graficamente migliore rispetto ai francobolli del 2010 grazie ai disegni di Clément Serveau che presentano in primo piano due donne in abiti tradizionali, la decorazione floreale e nello sfondo il paesaggio montano savoiardo e la costa mediterranea nizzarda. Nessun riferimento al trattato, quasi a voler sottolineare le caratteristiche paesaggistiche e folcloristiche dei territori ricongiunti.

Le emissioni postali dei paesi storicamente coinvolti nella seconda guerra d’indipendenza e nei successivi trattati vedono come protagonisti i rispettivi sovrani:

– In Francia abbiamo l’esemplare di 1c. di colore verde oliva su fondo azzurro del 1° novembre 1860, con l’effigie di Napoleone III profilo volto a sinistra, non dentellato, stampa tipografica, disegno e incisione di Désiré-Albert Barre.

– Nel Regno di Sardegna, la quarta emissione del 1855-63 con l’effigie in rilievo di Vittorio Emanuele II profilo volto a destra, 6 valori non dentellati, stampa tipografica di Francesco Matraire in fogli di 50 esemplari.

– Nel Regno Lombardo-Veneto, la seconda emissione austriaca del 1859-62 con l’effigie di Francesco Giuseppe II tipo e diciture in rilievo, 5 valori con dentellatura 15 a blocco, stampa tipografica in fogli di 240 esemplari.

LE EMISSIONI DI VICHY NEL 1940-41

La Terza Repubblica francese, che ebbe origine nel 1871 all’indomani della sconfitta contro la Prussia e della fine del Secondo Impero di Napoleone III, ebbe come drastica conclusione la disfatta militare all’inizio della seconda guerra mondiale che portò alla costituzione del regime di Vichy nel luglio 1940. L’ultima emissione della Terza Repubblica è rappresentata da due francobolli tipicamente repubblicani emessi il 20 giugno 1940, appena due giorni prima dell’armistizio che chiuse formalmente la Battaglia di Francia. Il valore di 1F rosso presenta come  soggetto Iris, la figura mitologica greca messaggera degli dei raffigurata come una donna alata con una torcia accesa. Il valore è relativo all’affrancatura della lettera semplice all’interno del paese, il formato è di 17 x 21 mm., dentellatura di 14 x 13 ½, stampa tipografica in fogli di 100 esemplari, disegno e incisione  di Georges Hourriez. Precedentemente erano già stati emessi due esemplari della serie Iris rispettivamente il 24 maggio 1939 (1F verde) e l’8 gennaio 1940 (1F30 oltremare) e anche durante il periodo iniziale di Vichy si darà una continuità alla serie con le emissioni del 2 dicembre 1940 (80c. bruno) e del 25 gennaio 1941 (1F50 arancio). Dopodichè non fu più riproposto e solo nel settembre-novembre 1944 fu emessa la seconda serie di 8 valori quando il regime si era già dissolto e i suoi patrocinatori si erano rifugiati in Germania.

L’altro esemplare è il valore di 2F50 blu oltremare che presenta  Cerere, la dea romana del raccolto e dell’agricoltura, simbolo materno della terra e della fertilità e al tempo stesso simbolo della libertà e della repubblica. Il valore è relativo all’affrancatura della lettera semplice destinata all’estero, il formato è sempre di 17 x 21 mm., dentellatura di 14 x 13 ½ , stampa tipografica in fogli di 100, incisione a cura dell’Atelier du Timbre. Il disegno è tratto da quello originario di Jacques- Jean Barre dei primi francobolli francesi del 1849-50 (Seconda Repubblica), poi riproposti negli anni ’70 del XIX sec. dopo la caduta dell’impero di Napoleone III a seguito della guerra franco-prussiana. Nel 1937-39 erano stati emessi diversi valori del tipo Cerere, mentre nel periodo iniziale di Vichy abbiamo altri tre esemplari soprastampati con il valore di 1F (1940-41). In seguito fu probabilmente considerato un soggetto troppo compromesso con la Francia repubblicana, nonostante il grande prestigio che ancora oggi riveste poiché rappresenta il primo francobollo francese emesso in data 1° gennaio 1849, per cui l’amministrazione postale di Vichy non ritenne più opportuno riproporre questo soggetto che fu prepotentemente rimpiazzato dai vari tipi recanti l’effigie del maresciallo Pétain a partire dal gennaio 1941. Per ritrovare la dea Cerere occorre aspettare il secondo dopoguerra con i nuovi esemplari disegnati da Charles Mazelin del 1945-47.

Ma analizziamo l’antefatto storico che portò alla svolta politica del 1940. A seguito dell’aggressione tedesca della Polonia, la Francia dichiarò guerra alla Germania il 3 settembre 1939 unitamente alla Gran Bretagna. Il 10 maggio 1940 iniziò l’offensiva tedesca sul fronte occidentale con l’invasione del Belgio, dell’Olanda e del Lussemburgo; per questo motivo le truppe anglo-francesi si riversarono a nord per contrastare l’avanzata tedesca, ma lo sfondamento dei Panzerdivisionen di Guderian nelle Ardenne creò i presupposti per una manovra di accerchiamento. A questo punto il governo Reynaud richiamò dalla Spagna il maresciallo Pétain che il 18 maggio fu nominato vicepresidente del consiglio: Paul Reynaud, uomo di destra e ministro delle finanze nel governo Daladier, succedette a quest’ultimo nel marzo 1940, fautore di una stretta intesa con l’Inghilterra, con il precipitare degli eventi bellici di maggio richiamò l’anziano ottantaquattrenne Henri Philippe Omer Pétain, il maresciallo di Francia, l’eroe della Grande Guerra, il “vincitore di Verdun”, il grande riorganizzatore dell’esercito, uomo politico di grande prestigio e molto stimato dai francesi, ambasciatore nella Spagna del caudillo Franco dal 1939 con Daladier al governo. Pétain non poteva risollevare le sorti della guerra con il suo spirito difensivista e le sue concezioni strategiche antiquate e completamente superate, senza contare la palese inferiorità militare francese in termini di armamento e di equipaggiamento. Il risultato fu l’accerchiamento delle truppe anglo-francesi  a Dunkerque (che furono evacuate con un ponte navale verso l’Inghilterra tra il 27 maggio e il 4 giugno nell’Operazione Dynamo) e lo sfondamento del fronte sulla Somme e sull’Aisne il 5-12 giugno che apriva la via verso Parigi alle divisioni corazzate tedesche. La “guerra lampo” di Hitler si era dimostrata un successo completo in Polonia, Danimarca, Norvegia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Francia (settembre 1939- giugno 1940). Il 10 giugno il governo decise di abbandonare la capitale e trasferirsi a Bordeaux: qui Reynaud avanzò la proposta di continuare la guerra nelle colonie dove intendeva trasferire il proprio governo, ma il maresciallo Pétain sfruttò tutta la sua influenza per opporsi a questo progetto e grazie all’appoggio del comandante in capo dell’esercito Weygand, dell’ammiraglio Darlan e del politico Pierre Laval riuscì a mettere in minoranza Reynaud e a costringerlo alle dimissioni il 16 giugno (nel frattempo Parigi era caduta due giorni prima). Il 17 giugno il Presidente della Repubblica Albert Lebrun diede l’incarico allo stesso Pétain di formare un nuovo gabinetto e il primo atto dell’ultimo governo della Terza Repubblica fu la richiesta dell’armistizio. Alla data dell’ultima emissione della Terza Repubblica più della metà del territorio francese risultava occupato dai tedeschi. Dall’altra parte, il generale Charles De Gaulle, sottosegretario di stato alla guerra nel governo Reynaud, aveva raggiunto Londra da Dunkerque e il 18 giugno annunciò la continuazione della resistenza francese con il movimento “Francia Libera” e la continuazione della guerra a fianco dell’Inghilterra, ma questi appelli lanciati da Radio Londra non trovarono grandi consensi in Francia almeno nella fase iniziale del regime di Vichy. Il 22 giugno fu firmato l’armistizio a Rethondes, piccolo centro della foresta di Compiégne, nello stesso luogo e nello stesso vagone ferroviario dove fu firmato l’armistizio dell’11 novembre 1918 che pose fine al primo conflitto mondiale. La Francia fu divisa in due parti da una linea di demarcazione, la zona occupata dai tedeschi (che comprendeva il nord e la costa atlantica) e la zona libera a sud della Loira. L’Alsazia e la Lorena furono annesse alla Germania, due dipartimenti del Nord furono posti sotto l’amministrazione militare tedesca, fu imposto il disarmo all’esercito francese, la flotta militare fu resa non operativa e richiamata nelle basi atlantiche e mediterranee, in compenso furono salvaguardate le colonie e i possedimenti francesi.

Pétain intendeva salvare il salvabile ovvero evitare l’umiliante capitolazione delle forze armate e la conseguente riduzione della Francia in una sorta di protettorato retto da un governatore del Reich (come era accaduto in Polonia) o in uno stato-fantoccio come nel caso della Norvegia di Quisling. Inoltre Pétain giudicava indispensabile mantenere sotto la sovranità francese la flotta (sia pur disarmata) e le colonie per ricostruire una nuova entità statale dalle ceneri di una pesante sconfitta militare, tutto questo nella convinzione che la guerra sarebbe finita presto con una probabile vittoria germanica. Occorreva quindi ricostituire la nuova Francia con un programma condiviso dal punto di vista politico. La capitale nominale era sempre Parigi, ma essendo questa situata in territorio occupato, il governo e il parlamento si trasferirono nella tranquilla cittadina termale di Vichy il 29 giugno 1940. L’enorme prestigio che in quel tempo godeva Pétain, l’acredine della maggioranza dei francesi verso la Terza Repubblica considerata la sola responsabile della disfatta militare, gli intrighi del ministro di stato Laval dai sentimenti anglofobi e filogermanici, l’affondamento degli inglesi di una parte della flotta francese a Mers-el-Kebir il 3 luglio sono tutti elementi che favorirono una vera e propria svolta politica: il 10 luglio l’Assemblea Nazionale votò a gran maggioranza la legge costituzionale che dava pieni poteri straordinari al maresciallo Pétain, abrogava la costituzione del 1875 decretando formalmente la fine della Terza Repubblica, sanciva una nuova costituzione che non fu mai promulgata, congedava sine die il parlamento che non fu mai convocato. In pratica il 10 luglio 1940 rappresenta l’atto costitutivo del nuovo regime che prese ufficialmente il nome di Stato Francese con Pétain Capo di Stato fino al 20 agosto 1944 e Primo Ministro fino al 18 aprile 1942. Il 16 luglio Pierre  Laval fu nominato vicepresidente del consiglio con poteri di governo fino al 13 dicembre 1940 quando fu sostituito da Flandin. Lo Stato Francese fu sostanzialmente un regime autoritario, paternalistico, corporativo ispirato dai principi nazional-cattolici della “Rivoluzione Nazionale” il cui motto lavoro, famiglia, patria sostituì quello repubblicano di libertà, eguaglianza, fraternità. La sua esistenza non poteva comunque prescindere dalla collaborazione con la Germania nazista, per cui la sua autonomia nelle decisioni politiche fu assai limitata sin dagli inizi. L’occupazione militare tedesca della zona libera di Vichy (11 novembre 1942) dimostrò chiaramente la vulnerabilità e la scarsa consistenza del regime del maresciallo.

La prima emissione postale dopo l’instaurazione dello Stato Francese avvenne il 12 ottobre 1940 con il valore di 50F del capitano Guynemer, pilota e asso dell’aviazione militare francese durante la prima guerra mondiale, appartenente alla gloriosa Squadra delle Cicogne, 53 abbattimenti di aerei tedeschi, pluridecorato e morto in combattimento nel 1917 a soli 23 anni. Il francobollo ha un formato di 21,45 x 36 mm., dentellatura di 13, stampa rotocalcografica in fogli di 50, l’autore è Achille Ouvré. Da notare in questa prima emissione post-repubblicana la commemorazione di un eroe di guerra che aveva inflitto pesanti perdite all’aviazione tedesca. Sono passati tre mesi dalla costituzione del regime di Vichy e questo esemplare di ottobre come i successivi del 1940 danno il segno della continuità: non si denota alcun cambiamento stilistico, stesse diciture (RF, Republique Française, Postes), assenze di soprastampe, i soggetti  non si distaccano da quelli trattati precedentemente. Sembra che niente sia accaduto nella Francia del 1940: l’occupazione tedesca, la sconfitta militare, la divisione dello stato in due parti, la nascita di un regime autoritario sono elementi storici e politici che non possono essere estrapolati dall’analisi di questi esemplari. Eppure nell’ottobre del 1940 furono emanati il primo statuto e la legge che decretavano l’esclusione degli ebrei dalle funzioni pubbliche e dalle cariche amministrative e l’internamento immediato degli ebrei stranieri. Il 20 ottobre Pétain incontrò Hitler a Montoire e dieci giorni dopo il maresciallo tenne un discorso che apriva la strada al collaborazionismo con la Germania. Erano episodi che ben sottolineavano il profondo cambiamento politico e sociale che la Francia stava attraversando in quei mesi. Tutto questo però non traspare nelle emissioni della seconda metà del 1940, non fu eliminata o soprastampata la dicitura RF e non furono inseriti soggetti o simboli del nuovo regime. E’ in questo contesto che occorre considerare i tre valori della 5° serie pro-disoccupati intellettuali e gli esemplari a favore delle vittime della guerra e del Soccorso Nazionale.

Avvenne poi un significativo cambiamento: il 1° gennaio 1941 fu emesso il valore di 1F rosso con l’effigie del maresciallo Pétain tipo Piel, formato di 21,45 x 36 mm., dentellatura di 13, stampa rotocalcografica, disegno e incisione di Jules Piel. L’effigie di Pétain indica per la prima volta un elemento chiaro e distintivo del regime su un valore postale. Inoltre, dopo Luigi Napoleone, viene raffigurato un capo di stato contravvenendo al principio repubblicano di non apporre effigi di personalità in vita. Le diciture RF e postes sono sostituite con postes françaises. Nel corso del 1941 furono emessi altri 4 valori tipo Piel, di cui uno con sovrattassa di 10c. Tuttavia nel 1941 continuarono le emissioni con dicitura RF, molti esemplari di tipo classico (tipi Pace, Cerere, Mercurio, Seminatrice) furono soprastampati per cancellare il valore facciale originario, in generale i soggetti non erano immediatamente riconducibili all’iconografia propagandistica di Vichy. Il cambiamento decisivo avvenne a luglio.

Il francobollo del 17 luglio 1941 relativo alla Francia d’Oltremare rappresenta uno “spartiacque” indiscutibile tra le emissioni repubblicane e le emissioni di Vichy: il soggetto presenta la carta geografica del mondo con le colonie francesi in evidenza e si ricollega all’esemplare emesso il 15 aprile 1940 di colore rosso. Il valore facciale di 1F + 1F di sovrattassa a favore delle Opere Coloniali, il formato di 36 x 21,45 mm., dentellatura di 13, stampa rotocalcografica in tre colori, disegno e incisione di Jules Piel. Questo esemplare non reca alcun simbolo del regime, ma nel piccolo medaglione in basso la dicitura RF è stata sostituita con postes françaises e da quel momento in poi tutti i valori emessi nel periodo di Vichy non presentano più alcun elemento riconducibile alla Francia repubblicana, salvo qualche eccezione come nel caso del tipo Mercurio. E’ una svolta importante e storicamente ciò può essere spiegato con l’involuzione maggiormente autoritaria e collaborazionista dello Stato Francese nel corso del 1941: su pressioni tedesche, Pétain fu costretto a sostituire il moderato Flandin con l’ammiraglio Darlan come vicepresidente del consiglio e ministro degli affari esteri (febbraio); fu creato il Commissariato delle Questioni Ebraiche (marzo) e inasprita la legislazione e la persecuzione antiebraica (luglio); i gruppi ultracollaborazionisti filotedeschi di Parigi ebbero un maggior peso nell’influenzare le decisioni governative e a luglio fu costituita la Legione dei Volontari Francesi contro il bolscevismo (LVF), un’unità speciale militare che andò a combattere con i tedeschi in Russia; infine sempre a luglio fu nominato ministro dell’interno Pierre Pucheu, il fondatore delle famigerate Sezioni Speciali che si occupavano delle condanne sommarie dei membri della resistenza francese, facilitando le azioni di rappresaglia dei tedeschi.

E’ in questo contesto che si susseguirono nel 1941 le emissioni con l’effigie del maresciallo Pétain, formato di 17 x 21 mm., dentellatura di 14 x 13 ½, stampa tipografica, in tre tipologie differenti:

tipo Hourriez 1F rosso del 12 agosto 1941, disegno di Paul-Pierre Lemagny e incisione di Georges Hourriez. Seguirono altri 4 valori in differenti colori.

– tipo Bersier a partire dal 14 ottobre 1941, disegno di Jean Eugène Bersier e incisione di Jules Piel, in tutto 4 valori in differenti colori.

tipo Prost 30c rosso del 25 ottobre 1941, disegno e incisione di Jean Vital Prost. Seguirono altri due valori in differenti colori.

Complessivamente 17 esemplari di Pétain furono emessi nel 1941 in 4 tipi diversi. In quell’anno meritano di essere ricordati anche i due valori sui prigionieri di guerra del 1° gennaio, la prima serie di 14 valori relativi alle arme delle città francesi del 15 dicembre, i valori per pacchi postali del 28 luglio e l’emissione filatelica della LVF.

Per quanto riguarda l’Italia, la non belligeranza del 1939 venne meno quando fu dichiarata guerra alla Francia e all’Inghilterra il 10 giugno 1940. Conscio dell’impreparazione militare delle proprie armate, Mussolini  decise comunque di intervenire per non correre il rischio di rimanere a mani vuote in caso di un veloce vittoria della Germania, ma la guerra lampo di Hitler si arenò nella Battaglia d’Inghilterra e i successivi eventi conseguenti all’invasione della Russia sovietica, alla perdita della colonie africane e all’intervento degli U.S.A. complicarono notevolmente i piani opportunistici del duce. La “pugnalata alla schiena” della Francia non ebbe gli effetti sperati: dopo un’iniziale tattica attendistica, il 16 giugno scattò l’offensiva che si concretizzò nella Battaglia delle Alpi Occidentali. L’avanzata italiana fu arrestata dopo una manciata di chilometri dall’efficiente linea difensiva francese con un numero di morti ben più alto rispetto a quelli di parte transalpina. Ma ormai i giochi erano fatti, Parigi era già stata occupata, l’Armistizio di Rethondes era già stato firmato, per cui fu siglato l’armistizio tra Francia e Italia il 24 giugno 1940 a Villa Incisia (Roma) dal generale Charles Huntziger e il maresciallo Pietro Badoglio. In termini di vantaggi territoriali, furono ceduti all’Italia i territori conquistati in Savoia, Alte e Basse Alpi, Alpi Marittime (comprese Mentone e Fontan) per un totale di poco più di 800 kmq e una popolazione di 28.000 persone. Briciole rispetto alle rivendicazioni di Mussolini sull’intera Savoia e il dipartimento di Nizza (cedute dal Regno di Sardegna alla Francia nel 1860 con il Trattato di Torino) e sulla Corsica (ceduta dalla Repubblica di Genova alla Francia nel 1768). La prima emissione italiana dopo l’entrata in guerra è rappresentata dalla serie relativa alla fratellanza d’armi italo-tedesca in due tipologie (30 gennaio-2 aprile 1941), stampa in rotocalco in fogli di 50, con le effigi dei due dittatori. Questi esemplari intendevano consacrare l’alleanza in guerra dei due regimi che ebbe come importanti presupposti il Patto d’Acciaio del maggio 1939 e il Patto Tripartito del settembre 1940. In quel momento l’Italia era impegnata in tre fronti: Balcani, Africa Settentrionale e Africa Orientale.

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