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LA SAGA ISLANDESE DI NJALL

Il 15 settembre 2011 viene emesso un importante foglietto che celebra i mille anni dagli eventi raccontati nella saga islandese del rogo di Njall o Brennu-Njals Saga ovvero uno dei capolavori della produzione letteraria mediavale dell’isola nordica. Questa opera è considerata sicuramente la più importante tra le numerose saghe del medioevo perlopiù di autore ignoto e tramandate grazie alla memoria collettiva ed orale del popolo islandese che è sempre stato molto fiero delle proprie tradizioni storiche e della propria cultura.

Scritta nel XIII sec., la saga è ambientata tra il X e l’XI sec. nell’Islanda sud-orientale, presenta numerosi elementi di veridicità storica e narra principalmente le faide di sangue intercorse tra le varie comunità che popolavano l’isola, la conversione dell’Islanda al cristianesimo, l’arcaico sistema di leggi e consuetudini che aveva lo scopo di porre fine alle faide e aggregare le varie famiglie. La parte più importante dell’opera è quella rievocata dall’emissione ossia il rogo della dimora del protagonista Njall a Bergborshvoll come evento supremo e drammatico della faida in questione: qui trovano la morte il saggio Njall, sua moglie e i tre figli che avevano ucciso il fratello adottato dal padre, Hoskhuldur. Il genero Kari riesce a scampare al massacro e si attiva subito per vendicarsi contro la famiglia della vedova di Hoskhuldur che aveva causato il rogo. Alla fine ci sarà una completa riconciliazione tra le due famiglie che pone fine alla sanguinosa faida. Il foglietto con i tre francobolli presenta l’episodio tragico di questa saga medievale: l’assedio di circa 100 guerrieri al comando di Flosi, la morte di Njall e della sua famiglia nel rogo, la fuga di Kari…. Questa opera letteraria è considerata essenziale per poter capire la cultura e la storia degli islandesi e dei vichinghi durante l’Alto Medioevo. Il disegno del foglietto è di Kristin Ragna Gunnarsdottir.

LA STORIA DELLA NAZIONALE SPAGNOLA DI CALCIO

Il 19 settembre 2011 la posta spagnola metterà in vendita due interessanti foglietti composti da 5 valori e 1 vignetta ciascuno che ripercorrono la storia della nazionale di calcio di Spagna dal 1900 al 2010. Dopo le grandi vittorie della selezione rossa e i successi internazionali del Barcellona in questi ultimi anni, occorreva offrire un tributo postale al calcio spagnolo che risulta essere indubbiamente quello più spettacolare e vincente al momento attuale. A questo proposito i giocatori più rappresentativi del calcio spagnolo sono stati sapientemente ritratti in questi 10 francobolli da 0,80 € tenendo conto di alcuni eventi importanti e significativi che hanno dato lustro a tutto lo sport iberico per più di un secolo. Il foglietto che racconta la storia più recente e probabilmente più conosciuta della selezione spagnola pone in risalto personalità importanti come Iniesta e Torres e i successi guadagnati sul campo alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, nel campionato europeo del 2008 e infine nei mondiali sudafricani del 2010. Ma è sicuramente più interessante ripercorrere la storia dei primi 70 anni dove furono poste solide basi affinchè la Spagna potesse diventare l’attuale detentrice dei titoli europeo e mondiale.

Il primo francobollo presenta i felici anni ’20 con Pichichi, il soprannome attribuito al calciatore basco dell’Athletic Bilbao Rafael Moreno Aranzadi che portò la selecciòn ad aggiudicarsi la medaglia d’argento ai Giochi Olimpici del 1920 che si svolsero in Belgio. In suo onore ogni anno viene conferito il “Premio Pichichi” al miglior cannoniere della Liga spagnola e l’ultimo giocatore che si è aggiudicato questo trofeo è stato il portoghese Cristiano Ronaldo del Real Madrid.

L’esemplare relativo agli anni ’30 mostra il grande portiere catalano Ricardo Zamora, una leggenda del calcio spagnolo, imbattuto per ben 21 partite giocate con la nazionale, anch’egli presente nella rosa che partecipò alle Olimpiadi di Anversa del 1920. In suo onore venne istituito il “Trofeo Zamora” che ogni anno viene assegnato al miglior portiere della massima divisione spagnola.

Il valore relativo agli anni ’40 presenta il formidabile attaccante basco Zarra, bandiera dell’Atletico Bilbao, 20 presenze in nazionale e quarto ai mondiali brasiliani del 1950 dove segnò 4 gol. In suo onore il “Trofeo Zarra” viene conferito ogni anno al miglior marcatore spagnolo del campionato.

Il francobollo una excelente delantera ricorda i gloriosi anni ’50 con cinque giocatori che hanno fatto la storia del calcio mondiale: Miguel, forte attaccante dell’Atletico Madrid, giocò nella selecciòn 16 incontri. Kubala, di origine slovacca e nato a Budapest, fuggì dall’Ungheria comunista e dopo una breve parentesi italiana si trasferì nella Spagna di Franco dove ottenne la nazionalità giocando per molti anni nel Barcellona. Grande giocatore, realizzatore di tanti gol nelle file degli azul-grana, dal 1953 vestì la casacca rossa della selecciòn delle furie rosse. Alfredo di Stefano, il prodigioso attaccante italo-argentino naturalizzato spagnolo, la bandiera del Real Madrid con oltre 300 gol realizzati, giocò anche con la selecciòn dal 1957. Luisito Suarez, il forte centrocampista del Barcellona e dell’Inter di Helenio Herrera, vincitore di numerosi titoli, con la nazionale vinse i campionati europei del 1964 battendo in finale l’Unione Sovietica. Infine Francisco Gento, leggendario centrocampista del Real Madrid vincitore di ben 6 coppe dei campioni, 43 presenze nella selecciòn.

Il valore degli anni ’60 mostra un celebre gol di Marcelino, forte attaccante del Real Saragozza, vincitore degli europei spagnoli del 1964 dove nella finale di Madrid contro l’URSS segnò di testa la rete decisiva per la conquista del titolo.

L’ALHAMBRA DI GRANADA IN UN FOGLIETTO

Il complesso monumentale dell’Alhambra, il Palazzo di Generalife e il quartiere di Albayzin a Granada, in Andalusia, sono stati ormai da molti anni classificati dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità. L’amministrazione postale spagnola ha dedicato un foglietto che illustra un interno finemente e riccamente decorato dell’Alhambra, al centro è presente il francobollo circolare che riproduce la moneta commemorativa da 2 euro del 2011 con una rappresentazione del Cortile e della Fontana dei Leoni composta da 12 leoni marmorei che reggono una vasca dodecagonale.

L’ Alhambra è situata su una collina ed è una vera e propria cittadella fortificata indipendente da Granada che aveva al suo interno un complesso di scuole, moschee, botteghe, palazzi residenziali ecc… Il nucleo originario della Fortezza Rossa risale al XIII sec. per opera del primo sultano nasride Muhammad ibn Nasr, sovrano di Granada dal 1238, ma è soprattutto nel XIV sec. che il complesso palaziale andaluso ebbe un ampliamento e un completamento dal punto di vista architettonico e decorativo. Nel 1492 Granada fu riconquistata dai Re Cattolici e l’Alhambra divenne la residenza reale dei re castigliani. Il palazzo di Generalife era invece la residenza estiva dei sultani nasridi granadini poco distante dall’Alhambra e risalente al XIV sec., mentre il vecchio quartiere arabo di Albayzin è posto su una collina della città di fronte all’Alhambra.

 Partimonio mondiale   Alhambra  de Granada

 Data di emissione: 12 maggio 2011

Stampa: calcografia e offset

Dentellatura: 13 ½ circolare

Dimensioni: 104,5 x 150 mm (foglietto)

Valore facciale: 2 €

Tiratura: 280.000

LA SPEDIZIONE DEI MILLE

Il 5 maggio 2010 è prevista l’emissione del foglietto celebrativo del 150° anniversario della Spedizione dei Mille nel quadro delle ricorrenze commemorative relative all’Unità d’Italia, formato 120×90 mm. in rotocalcografia comprendente 4 valori di 40×30 mm., bozzetto a cura di Angelo Merenda.

Dopo la Seconda Guerra d’Indipendenza (aprile-luglio 1859) e il Trattato di Torino (marzo 1860), in Italia rimanevano tre stati politicamente sovrani: il Regno di Sardegna, con l’esclusione di Nizza e Savoia cedute alla Francia e con la recente acquisizione della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e della Toscana; lo Stato della Chiesa che conservava il Lazio, l’Umbria e le Marche; il Regno delle Due Sicilie sotto i Borboni, mentre l’Austria  conservava il proprio dominio su Mantova, il Veneto, il Friuli e il Trentino. I conti con Francesco Giuseppe e Pio IX  saranno regolati rispettivamente nel 1866 e nella Grande Guerra con l’Austria-Ungheria e nel 1870 con il Papato. Nel frattempo l’attenzione si riversò verso il Regno delle Due Sicilie del giovane e inesperto Francesco II che non poteva più contare della protezione dell’Austria (appena sconfitta dai franco-piemontesi) e dove l’opposizione interna specie in Sicilia aveva raggiunto livelli significativi per attuare un’insurrezione armata in grande stile. Sia pur con molte riserve e con poca fiducia, Cavour vide nel “repubblicano” Giuseppe Garibaldi (che aveva mal digerito la cessione di Nizza) la persona adatta per fomentare una rivolta interna in modo da giustificare l’eventuale intervento dell’esercito piemontese contro i borbonici. Inoltre la brillante condotta di Garibaldi e dei suoi Cacciatori delle Alpi in Lombardia durante la guerra d’indipendenza convinse il re Vittorio Emanuele II a finanziare la spedizione.

Il 5 maggio 1860 un esercito di circa 1162 volontari s’imbarcò a Quarto (Genova) con le imbarcazioni Piemonte e Liguria acquistati dall’armatore Rubattino. Molti garibaldini erano di origine lombarda, soprattutto delle province di Bergamo e Brescia, ma non mancavano elementi provenienti da altre regioni e addirittura c’erano anche alcuni stranieri. Il francobollo di 60 centesimi presenta l’opera pittorica “Imbarco di Garibaldi a Quarto” di V. Azzola, conservata nel Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.

Dopo gli scali a Talamone e a Porto S. Stefano ed eludendo la sorveglianza della flotta napoletana, Garibaldi sbarcò a Marsala l’11 maggio 1860 con 1089 garibaldini: il valore di 65 centesimi si riferisce proprio a questo avvenimento tramite l’opera “Lo sbarco a Marsala” di autore ignoto e conservata nel Museo Storico di Bergamo. Lo sbarco fu facilitato dallo spostamento delle guarnigioni borboniche da Marsala a Palermo e dalla presenza di due navi da guerra inglesi.

Il valore di 85 centesimi presenta la vittoria garibaldina sulle truppe borboniche del Generale Landi a Calatafimi il 15 maggio 1860 e l’evento storico è rappresentato dal dipinto “La Battaglia di Calatafimi” di Remigio Legat, conservato nel Museo del Risorgimento di Milano. In realtà si trattò di uno scontro non rilevante dal punto di vista bellico, ma strategicamente importante poiché scongiurò una ritirata garibaldina di fronte alla superiorità borbonica in termini di armi e di uomini. La leggenda risorgimentale attribuisce a Garibaldi la celebre frase rivolta al generale Bixio Nino, qui si fa l’Italia o si muore per impedire un eventuale ordine di ritirata. Tuttavia furono i borbonici a retrocedere probabilmente a causa delle conseguenze delle rivolte popolari siciliane che stavano scoppiando appena si diffuse la notizia dell’impresa dei Mille. Successivamente la vittoria a Milazzo e l’insurrezione a Palermo garantirono alle Camice Rosse il definitivo successo in Sicilia dove Garibaldi assunse una temporanea dittatura in nome di Vittorio Emanuele II.

Lo sbarco in Calabria, la fuga di Francesco II nella fortezza di Gaeta, l’entrata trionfale a Napoli, la vittoria nella Battaglia del Volturno ponevano Garibaldi nella condizione di poter attaccare lo Stato Pontificio, rischiando lo scontro con lo Stato Sabaudo che  voleva  evitare a tutti i costi un intervento francese a difesa del Papa. Garibaldi decise comunque di fermarsi e il francobollo di 1 euro presenta proprio l’incontro di Teano con Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860 dove l’eroico generale fece in pratica un atto di sottomissione, dopodichè si ritirò a Caprera. L’Italia meridionale, le Marche e l’Umbria furono annesse al Regno di Sardegna con dei plebisciti popolari nell’ottobre-novembre 1860. L’opera pittorica rappresentata nel valore è “L’incontro di Teano” di Pietro Aldi, conservata nel Palazzo Pubblico di Siena.

Le emissioni passate relative all’impresa risorgimentale garibaldina sono essenzialmente due: nell’aprile-dicembre 1910 abbiamo l’emissione della prima serie commemorativa italiana dedicata al 50° anniversario del Risorgimento in Sicilia e del Plebiscito nell’Italia Meridionale, 4 valori tipografati in fogli di 50 esemplari e venduti con un sopraprezzo di 5 centesimi a favore del Comitato delle celebrazioni del cinquantenario. La scansione mostra il valore di 5c. verde con l’effigie di Garibaldi e lo stemma siciliano, mentre l’altro tipo è dedicato al Plebiscito del 21 ottobre 1860; il 5 maggio 1960 furono emessi 3 valori per il centenario della Spedizione dei Mille dove sono rappresentati il proclama autografo di Garibaldi ai siciliani, l’incontro a Teano e l’imbarco a Quarto.

KATYN: LA STRAGE NASCOSTA

In occasione della giornata della memoria e per commemorare le vittime dell’eccidio di Katyn di cui ricorre il 70° anniversario, la posta polacca ha emesso il 7 aprile un blocco-foglietto e il FDC come doveroso ricordo di un massacro che troppo a lungo è rimasto sottaciuto e dissimulato nella polvere degli archivi segreti russi. Il foglietto con il valore di tre zloty mostra una croce assemblata con i bottoni delle divise militari dei soldati trucidati a Katyn e la dicitura “in memoria delle vittime del massacro di Katyn”. La stampa è in offset e il formato è di 70×90 mm.

Nell’agosto del 1939 il patto di non aggressione tedesco-sovietico tra i ministri degli esteri Ribbentrop e Molotov prevedeva anche un protocollo segreto aggiuntivo sulla spartizione della Polonia. Seguì l’invasione tedesca (1° settembre) e sovietica (17 settembre) e ad ottobre la Polonia cessava di essere uno stato nazionale indipendente. I territori annessi dalla Russia sovietica furono quelli della Polonia Orientale che attualmente corrispondono all’Ucraina e alla Bielorussia occidentali. I prigionieri civili e di guerra polacchi furono internati prevalentemente nei campi di concentramento di Kozielsk, Starobielsk e Ostashkov: nei primi due erano rinchiusi gli ufficiali dell’esercito e della riserva, mentre in altri campi di prigionia si trovavano soprattutto gendarmi, poliziotti, soldati e civili considerati controrivoluzionari e anticomunisti. Nel marzo del 1940 partì l’ordine di esecuzione dei prigionieri polacchi su iniziativa del capo della polizia segreta e responsabile degli affari interni Beria, con l’approvazione di Stalin e di alcuni membri del Poltiburo. Il piano prevedeva l’eliminazione sommaria della futura classe dirigente polacca in quanto i circa 8000 ufficiali detenuti ricoprivano ruoli di primo piano nei quadri militari ed erano tutti laureati; al tempo stesso si voleva liquidare la parte attiva della società polacca per facilitare la sovietizzazione della Polonia appena occupata, ma occorre anche ricordare che i polacchi di quei territori non costituivano una maggioranza schiacciante rispetto alla popolazione bielorussa ed ucraina per cui certi episodi vanno considerati nell’ambito di un processo di “depolonizzazione” dell’Ucraina e della Bielorussia occidentali attuato dalle autorità sovietiche e in effetti le famiglie degli internati uccisi furono in seguito deportate.

Il massacro di Katyn simboleggia in realtà un eccidio che ebbe vari scenari con dinamiche differenti e che portò al tragico bilancio di 22000 vittime. Tra il 3 aprile e il 19 maggio 1940 i reclusi di Starobielsk e Ostashkov furono eliminati nelle prigioni della NKVD (la polizia segreta sovietica), mentre circa 4500 ufficiali di Kozielsk furono portati nella foresta di Katyn, nei pressi di Smolensk in Russia, trucidati con un colpo di pistola alla nuca e sepolti in fosse comuni. Solo poche centinaia di persone sopravvissero a questa operazione di sterminio programmata nei minimi dettagli ed eseguita con la massima scrupolosità e con un’ efficienza quasi germanica.

Nell’aprile del 1940, mentre la strage veniva perpetrata dai carnefici di Stalin e Beria, fu emessa la serie di 5 valori per celebrare la “liberazione” dell’Ucraina e della Bielorussia occidentali e la loro riunificazione con le omonime repubbliche socialiste sovietiche. La scansione mostra l’esemplare più significativo, il 10k. Rosso carminio, che sintetizza il benvenuto della popolazione locale all’Armata Rossa.

Con l’Operazione Barbarossa, la Germania iniziò l’invasione della Russia e nel 1943 la Whermacht scoprì le fosse comuni di Katyn: Goebbels sfruttò questo episodio a fini propagandistici e per creare una “falla” nell’alleanza tra le potenze occidentali e l’Unione Sovietica. Stalin si giustificò affermando che i prigionieri polacchi erano stati catturati e giustiziati dai tedeschi nell’estate del 1941 durante l’invasione dei territori sovietici, ma si arrivò ugualmente a una rottura delle relazioni diplomatiche tra il governo polacco in esilio a Londra e le autorità sovietiche. Quando Katyn fu riconquistata dai russi, Stalin istituì una commissione speciale investigativa che ribadì la responsabilità nazista della strage. Churchill e Roosevelt sicuramente non credettero affatto a questa versione dei fatti, ma non fecero niente per appurare la verità poiché non volevano incrinare l’alleanza con Stalin in una fase cruciale della guerra. Nel periodo della Guerra Fredda la questione fu ulteriormente dissimulata con grande maestria: l’URSS era pur sempre una delle potenze vincitrici e un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non si cercò di portare alla luce l’eccidio di Katyn per non aggravare la già difficile tensione politica tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Nella Polonia comunista l’argomento era considerato un vero e proprio tabù fino a quando nel 1990 Gorbaciov ammise per la prima volta la responsabilità di Stalin, della NKVD e della Russia sovietica. Ulteriori prove e rivelazioni vennero alla luce  durante la presidenza di Eltsin e Putin, ma molti dettagli restano ancora oscuri e rimangono blindati negli archivi segreti russi. La diatriba russo-polacca consiste anche sul riconoscimento da parte russa di considerare katyn un vero e proprio genocidio e un crimine contro l’umanità. La recente visita ufficiale dei premiers Putin e Tusk in occasione della prima commemorazione comune di Katyn e il fatto che per la prima volta un leader russo si sia recato sul luogo dell’eccidio fanno sperare per il futuro in un riavvicinamento dei due paesi su tale questione. Ma la commemorazione del 70° anniversario delle vittime di Katyn è purtroppo caratterizzata da un triste evento: proprio oggi è pervenuta la notizia che l’aereo con a bordo il presidente polacco Lech Kaczynski, la delegazione politica al seguito e alcuni parenti degli ufficiali trucidati a Katyn si è schiantato nei pressi di Smolensk durante la fase di atterraggio e sembra che non ci siano superstiti.

Tra le emissioni passate che hanno come soggetto l’eccidio di Katyn, l’esemplare del 1990 ricorda il 50° anniversario e rappresenta uno dei primi atti della nuova Polonia post-comunista contro il muro di silenzio che aveva caratterizzato il lungo periodo precedente. Importante è anche il valore del 1991 dedicato alla commemorazione di tutte le vittime dello stalinismo.  Per un maggior approfondimento storico della vicenda, consiglio la visione del bellissimo film “Katyn” del regista polacco Andrzej Wajda.

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