LE EMISSIONI PARTIGIANE DEL C.L.N., L’ERINNOFILIA ANTIFASCISTA E LA BANDA CORBARI

Con le prime emissioni postali della RSI che iniziarono nel dicembre 1943, a partire dalla primavera-estate 1944 anche il C.L.N. decise di realizzare dei valori soprastampati da contrapporre agli esemplari repubblichini in corso di validità nell’Italia centro-settentrionale. Inizialmente si ebbero emissioni decise da editti, decreti e deliberazioni dei C.L.N. locali a livello provinciale e comunale o per iniziativa dei quadri dirigenziali dei movimenti partigiani nelle zone operative di guerriglia e nelle aree momentaneamente liberate dall’occupazione nazifascista. Queste emissioni avvennero perlopiù nella seconda metà del 1944 e nei primi mesi del 1945 e in generale non furono convalidate o ratificate da altre autorità proprio perché avvennero in tempi e in luoghi fortemente esposti alla repressione e all’occupazione delle forze militari nazifasciste. Molte emissioni locali risalgono invece al periodo della liberazione d’Italia durante i mesi di aprile-maggio 1945 in seguito alla convalida dei comitati provinciali del C.L.N. o di altre autorità preposte a questa specifica funzione. Nel 1944 le tabaccherie e gli uffici postali di varie località dell’Italia settentrionale furono particolarmente frequentati da distinti signori e dinamici giovani appassionati di filatelia per fare incetta di fogli interi di francobolli della RSI in modo da metterli a disposizione del C.L.N. per approntare la soprastampa antifascista. I francobolli maggiormente utilizzati furono quelli della “serie imperiale” del 1929-42, le due serie dei “monumenti distrutti” del 1944-45 e la serie dei Fratelli Bandiera emessa il 6 dicembre 1944. Nella maggior parte dei casi la soprastampa consiste nella dicitura C.L.N. e nella dicitura relativa al luogo di emissione, talvolta sono presenti la data di deliberazione e la cancellatura della simbologia fascista. Il procedimento di sovrastampa spesso veniva effettuato con metodi artigianali avvalendosi di torchi rudimentali.

Importante fu la produzione di questi valori nell’Italia nordoccidentale dove le tipografie clandestine operavano a pieno regime per realizzare francobolli soprastampati destinati al servizio postale nelle zone delle Alpi piemontesi e lombarde poste sotto il controllo dei partigiani, mentre in altre zone libere come in Val d’Ossola, nella Valle d’Aosta o nell’Alto Varesotto furono realizzate emissioni locali nell’agosto-ottobre 1944. Significativi sono gli esemplari non sovrastampati dell’Alto Varesotto con la caratteristica dicitura MORTE ai Tedeschi invasori e Fascisti traditori!

Un nucleo della formazione “Giustizia e Libertà” utilizzò dei valori C.L.N. per affrancare e spedire lettere minatorie ad alti esponenti neofascisti, a podestà, questori, prefetti, a ufficiali della GNR e dei reparti militari di Salò, a collaborazionisti e spie al soldo dei nazisti. Alcuni di questi valori furono soprastampati in una maniera del tutto particolare: oltre alla consueta dicitura C.L.N. o Comitato di Liberazione Nazionale era prevista la riproduzione di tre forche con la sottostante dicitura PRO MARTIRI e ciò stava a simboleggiare la chiara accusa di aver giustiziato dei patrioti combattenti per la libertà e al tempo stesso un monito e un regolamento dei conti a guerra finita. Si può senz’altro dire che il messaggio della missiva era già racchiuso compiutamente nel tipo di affrancatura che la caratterizzava. L’Ispettorato di Polizia Postatelegrafonica della GNR di Verona fu incaricata di scoprire gli autori di queste lettere, ma le indagini non portarono a grandi risultati poiché i nominativi dei mittenti risultavano sconosciuti all’anagrafe e frutto di pura fantasia per cui non esisteva alcun elemento utile che collegasse le lettere minatorie con i membri dei movimenti partigiani e della Resistenza.

Significativo fu anche il contributo delle etichette erinnofile alla causa antifascista. Alla fine del 1944 furono emesse a cura del C.L.N. otto marche chiudilettera di 1 lira a beneficio del Comitato Nazionale Pro Vittime Politiche il cui ricavato era destinato alle famiglie degli antifascisti militanti e dei membri della Resistenza caduti vittime del terrore del nazifascismo. Queste marche rappresentavano dei valori commemorativi a scopo filatelico ed erinnofilo cioè privo di valore postale: 8 esemplari color carminio e verde, stampa in rotocalco dell’Istituto Poligrafico di Stato, assenza di filigrana, dentellatura a blocco 14 ¼ x 14, emessi nell’Italia liberata quando ancora la guerra non si era conclusa. I personaggi rappresentati nelle vignette sono il leader comunista Antonio Gramsci, Rosa Guarnieri, il generale Martelli, Don Minzoni, Pilo Albertelli, Bruno Buozzi, Giacomo Matteotti, Don Morosini.

Nel 1945, dopo la liberazione del 25 aprile abbiamo l’emissione degli esemplari di 2 lire con le stesse caratteristiche tecniche e in diversi colori (carminio, verde, vermiglio, bruno, nocciola, azzurro), in tutto circa 70 marche dedicate a vari esponenti antifascisti e partigiani tra cui Giovanni Amendola, Salvo D’Acquisto, Carlo Rosselli, Leone Ginzburg.

Tutti questi chiudilettera furono utilizzati spesso al posto delle marche da bollo sulle ricevute e fu tollerato anche l’uso postale come francobolli nelle affrancature della corrispondenza almeno fino al 1947, specialmente in affrancature miste con i valori luogotenenziali e i primi valori repubblicani.

Nel quadro delle emissioni erinnofile del 1945 meritano un approfondimento le 4 marche dedicate ai componenti della Banda Corbari e alla resistenza forlivese. Abbiamo le effigi di Silvio Corbari, Iris Versari, Adriano Casadei e Tonino Spazzoli, il valore di 2 lire, la dicitura COMITATO NAZIONALE PRO VITTIME POLITICHE, infine la data e il luogo di uccisione dei partigiani.

Sirio Corbari, nome di battaglia Silvio, operaio meccanico e soldato in licenza di convalescenza dopo l’8 settembre 1943 si rifugiò nell’Appennino tosco-emiliano perché accusato di aver ucciso un fascista e nelle montagne del Samoggia formò un’unità partigiana antifascista che sarà poi nota con il nome di Banda Corbari. In seguito numerose furono le azioni contro i reparti nazifascisti tra il 1943 e il 1944, ma la banda fu decimata nel corso di un’offensiva tedesca durante la quale fu arrestata la famiglia di Iris Versari, compagna di Silvio (il padre di Iris morirà in un campo di concentramento nazista). La banda si riorganizzò fino ad arrivare a una cinquantina di componenti e in pratica divenne una vera e propria leggenda nel forlivese, nel ravennate e in tutta la Romagna per gli attacchi e le imboscate che i partigiani inflissero alle unità militari tedesche e repubblicane, vennero liberati paesi di montagna come Modigliana, alcuni presidi furono costretti alla resa o furono abbandonati, molte azioni compiute risultarono beffarde mettendo in ridicolo gli stessi militi di Salò, infine l’uccisione del comandante della G.N.R. Gustavo Marabini rappresentò una delle azioni più eclatanti della banda scatenando una vera e propria caccia all’uomo. La promessa di una ricompensa allettante per la cattura di Silvio Corbari provocò il tradimento e la delazione di un componente della banda: un gruppo di partigiani era in procinto di tentare un colpo di mano per liberare nel carcere di Forlì il compagno Tonino Spazzoli. L’azione fu ritardata poiché Iris si era ferita accidentalmente al ginocchio e non poteva muoversi per cui fu raggiunta da Silvio, Adriano Casadei e Arturo Spazzoli, fratello di Tonino. Il 18 agosto 1944 il traditore Franco Rossi guidò i soldati nazifascisti nel casolare di Ca’ Cornio di Tredozio, un ufficiale fu freddato prontamente da Iris, seguì un violento scontro a fuoco. L’unica possibilità di scampo era la fuga immediata e Iris, nell’impossibilità di muoversi, si suicidò per permettere ai compagni di salvarsi. Arturo Spazzoli fu ferito e catturato, poi ucciso durante il tragitto verso Castrocaro. Silvio precipitò in uno strapiombo ferendosi gravemente, fu raggiunto da Casadei e insieme cercarono di nascondersi nella boscaglia, ma furono scovati, violentemente percossi e impiccati sui portici di Castrocaro Terme. In seguito i corpi senza vita di Iris, Silvio, Adriano e Arturo furono portati a Forlì e appesi ai lampioni di Piazza Saffi come monito e nel vano tentativo di distruggere il mito che si era creato intorno alla Banda Corbari. Il 19 agosto Tonino Spazzoli fu portato in piazza affinché vedesse il corpo martoriato del fratello, il giorno dopo durante il tragitto verso Ravenna fu ucciso mentre tentava la fuga. Il sacrificio di Silvio, Iris, Adriano e dei fratelli Spazzoli non fece altro che alimentare l’odio nei confronti dei nazifascisti e la lotta partigiana in tutta la Romagna. Tutti i protagonisti rappresentati nelle marche furono insigniti della medaglia d’oro al valor militare alla memoria, mentre Arturo fu decorato con la medaglia d’argento.

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