LA SPEDIZIONE DEI MILLE

Il 5 maggio 2010 è prevista l’emissione del foglietto celebrativo del 150° anniversario della Spedizione dei Mille nel quadro delle ricorrenze commemorative relative all’Unità d’Italia, formato 120×90 mm. in rotocalcografia comprendente 4 valori di 40×30 mm., bozzetto a cura di Angelo Merenda.

Dopo la Seconda Guerra d’Indipendenza (aprile-luglio 1859) e il Trattato di Torino (marzo 1860), in Italia rimanevano tre stati politicamente sovrani: il Regno di Sardegna, con l’esclusione di Nizza e Savoia cedute alla Francia e con la recente acquisizione della Lombardia, dell’Emilia-Romagna e della Toscana; lo Stato della Chiesa che conservava il Lazio, l’Umbria e le Marche; il Regno delle Due Sicilie sotto i Borboni, mentre l’Austria  conservava il proprio dominio su Mantova, il Veneto, il Friuli e il Trentino. I conti con Francesco Giuseppe e Pio IX  saranno regolati rispettivamente nel 1866 e nella Grande Guerra con l’Austria-Ungheria e nel 1870 con il Papato. Nel frattempo l’attenzione si riversò verso il Regno delle Due Sicilie del giovane e inesperto Francesco II che non poteva più contare della protezione dell’Austria (appena sconfitta dai franco-piemontesi) e dove l’opposizione interna specie in Sicilia aveva raggiunto livelli significativi per attuare un’insurrezione armata in grande stile. Sia pur con molte riserve e con poca fiducia, Cavour vide nel “repubblicano” Giuseppe Garibaldi (che aveva mal digerito la cessione di Nizza) la persona adatta per fomentare una rivolta interna in modo da giustificare l’eventuale intervento dell’esercito piemontese contro i borbonici. Inoltre la brillante condotta di Garibaldi e dei suoi Cacciatori delle Alpi in Lombardia durante la guerra d’indipendenza convinse il re Vittorio Emanuele II a finanziare la spedizione.

Il 5 maggio 1860 un esercito di circa 1162 volontari s’imbarcò a Quarto (Genova) con le imbarcazioni Piemonte e Liguria acquistati dall’armatore Rubattino. Molti garibaldini erano di origine lombarda, soprattutto delle province di Bergamo e Brescia, ma non mancavano elementi provenienti da altre regioni e addirittura c’erano anche alcuni stranieri. Il francobollo di 60 centesimi presenta l’opera pittorica “Imbarco di Garibaldi a Quarto” di V. Azzola, conservata nel Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino.

Dopo gli scali a Talamone e a Porto S. Stefano ed eludendo la sorveglianza della flotta napoletana, Garibaldi sbarcò a Marsala l’11 maggio 1860 con 1089 garibaldini: il valore di 65 centesimi si riferisce proprio a questo avvenimento tramite l’opera “Lo sbarco a Marsala” di autore ignoto e conservata nel Museo Storico di Bergamo. Lo sbarco fu facilitato dallo spostamento delle guarnigioni borboniche da Marsala a Palermo e dalla presenza di due navi da guerra inglesi.

Il valore di 85 centesimi presenta la vittoria garibaldina sulle truppe borboniche del Generale Landi a Calatafimi il 15 maggio 1860 e l’evento storico è rappresentato dal dipinto “La Battaglia di Calatafimi” di Remigio Legat, conservato nel Museo del Risorgimento di Milano. In realtà si trattò di uno scontro non rilevante dal punto di vista bellico, ma strategicamente importante poiché scongiurò una ritirata garibaldina di fronte alla superiorità borbonica in termini di armi e di uomini. La leggenda risorgimentale attribuisce a Garibaldi la celebre frase rivolta al generale Bixio Nino, qui si fa l’Italia o si muore per impedire un eventuale ordine di ritirata. Tuttavia furono i borbonici a retrocedere probabilmente a causa delle conseguenze delle rivolte popolari siciliane che stavano scoppiando appena si diffuse la notizia dell’impresa dei Mille. Successivamente la vittoria a Milazzo e l’insurrezione a Palermo garantirono alle Camice Rosse il definitivo successo in Sicilia dove Garibaldi assunse una temporanea dittatura in nome di Vittorio Emanuele II.

Lo sbarco in Calabria, la fuga di Francesco II nella fortezza di Gaeta, l’entrata trionfale a Napoli, la vittoria nella Battaglia del Volturno ponevano Garibaldi nella condizione di poter attaccare lo Stato Pontificio, rischiando lo scontro con lo Stato Sabaudo che  voleva  evitare a tutti i costi un intervento francese a difesa del Papa. Garibaldi decise comunque di fermarsi e il francobollo di 1 euro presenta proprio l’incontro di Teano con Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860 dove l’eroico generale fece in pratica un atto di sottomissione, dopodichè si ritirò a Caprera. L’Italia meridionale, le Marche e l’Umbria furono annesse al Regno di Sardegna con dei plebisciti popolari nell’ottobre-novembre 1860. L’opera pittorica rappresentata nel valore è “L’incontro di Teano” di Pietro Aldi, conservata nel Palazzo Pubblico di Siena.

Le emissioni passate relative all’impresa risorgimentale garibaldina sono essenzialmente due: nell’aprile-dicembre 1910 abbiamo l’emissione della prima serie commemorativa italiana dedicata al 50° anniversario del Risorgimento in Sicilia e del Plebiscito nell’Italia Meridionale, 4 valori tipografati in fogli di 50 esemplari e venduti con un sopraprezzo di 5 centesimi a favore del Comitato delle celebrazioni del cinquantenario. La scansione mostra il valore di 5c. verde con l’effigie di Garibaldi e lo stemma siciliano, mentre l’altro tipo è dedicato al Plebiscito del 21 ottobre 1860; il 5 maggio 1960 furono emessi 3 valori per il centenario della Spedizione dei Mille dove sono rappresentati il proclama autografo di Garibaldi ai siciliani, l’incontro a Teano e l’imbarco a Quarto.

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Una risposta a LA SPEDIZIONE DEI MILLE

  1. marco stebel scrive:

    salve sig Luca.
    un complimento per qs pagina “storica” e per i dettagli artistici e letterari!
    cordiali saluti
    marco