I FRANCOBOLLI UNGHERESI TRA IL XIX E IL XX SECOLO

L’Ungheria è un paese che storicamente ha conosciuto varie vicissitudini proprio per la sua collocazione geografica nell’Europa Centrale che l’ha resa oggetto delle mire espansionistiche degli imperi ottomano e asburgico nei secoli XVI e XVII. Nel 1699 la Pace di Karlowitz chiuse la lunga guerra tra i turchi e la coalizione formata da Russia, Austria, Polonia e Venezia e in quell’occasione l’Ungheria propriamente detta e la Transilvania furono cedute dal sultano turco all’imperatore d’Austria Leopoldo I. Già nel 1687, durante la guerra, la Dieta di Presburgo aveva riconosciuto agli Asburgo il diritto ereditario alla corona d’Ungheria e in pratica cessò di esistere ogni barlume di autonomia statale in territorio magiaro. Il sentimento indipendentista ungherese contro l’assolutismo austriaco riaffiorò in tutto il suo vigore durante i moti rivoluzionari europei del 1848: a seguito della rivoluzione scoppiata a Vienna che portò alle dimissioni di Metternich e all’abdicazione dell’imperatore Ferdinando a favore del nipote Francesco Giuseppe I, i liberali ungheresi di Lajos Kossuth pretesero il diritto di autogovernarsi ed ottennero l’instaurazione di un regno parlamentare guidato da un vicerè e da un governo liberale (marzo 1848). Di fronte all’opposizione delle minoranze, in particolare dei croati del bano Jelacic, e ai sentimenti di rivincita dell’Austria, Kossuth prese in mano la situazione ponendosi alla testa di un Comitato di Difesa Nazionale per fronteggiare le truppe croate e austriache. Nel settembre 1848-agosto 1849 si combattè la guerra d’indipendenza durante la quale fu proclamata la Repubblica d’Ungheria, ma l’intervento russo comportò l’occupazione militare del paese e la fine dell’insurrezione. Kossuth si rifugiò all’estero e l’Austria riprese la sovranità sull’Ungheria sottomettendola a un regime poliziesco e centralizzatore.

Durante il glorioso tentativo kossuthiano di creare uno stato magiaro indipendente, le autorità governative disposero la realizzazione di un valore postale che avrebbe dovuto rappresentare il primo esemplare emesso in terra d’Ungheria, anticipando persino la prima emissione austriaca del 1° giugno 1850. L’artista Mor Than fu incaricato di disegnare il primo francobollo ungherese di 1 krajczar, ma gli eventi bellici del 1849 non permisero il compimento di questo progetto e la conseguente stampa ed emissione. Il disegno presenta l’emblema della nazione ungherese racchiuso in uno scudo coronato, due spighe di granoturco laterali caratterizzanti la natura rurale del paese, le diciture in lingua ungherese.

Dal 1850, anno in cui iniziarono le emissioni di valori postali nell’impero asburgico, in Ungheria abbiamo in circolazione unicamente francobolli austriaci, chiaro esempio della politica accentratrice attuata dal governo imperiale in terra magiara. L’opposizione e la resistenza ungherese  ai ripetuti tentativi di germanizzazione dell’Austria stavano indebolendo l’impero nel suo complesso e la sconfitta nella guerra austro-prussiana del 1866 indusse gli austriaci a considerare le rivendicazioni politiche magiare di una maggiore autonomia: il Compromesso del febbraio 1867 comportò la nascita dell’Impero Austro-Ungarico ovvero un impero con una struttura dualistica in cui l’imperatore Francesco Giuseppe era riconosciuto anche come re d’Ungheria. Gli ungheresi ebbero una propria Dieta e un proprio governo, mentre l’unità imperiale era garantita da un ministero comune che si occupava degli affari esteri, delle finanze e della guerra.

L’Ungheria ebbe anche un’amministrazione postale autonoma e distinta dall’Austria, ma inizialmente fu predisposta un’emissione congiunta con la stessa immagine dell’imperatore e lo stesso valore facciale (kreutzer-krajczar), la cui stampa fu curata dalla tipografia di stato viennese. Si tratta della prima emissione austro-ungarica con l’effigie di Francesco Giuseppe, in tutto 7 esemplari in colori differenti più il francobollo per giornali: i valori 2-3-5-10-15kr. furono emessi il 1° giugno 1867, mentre i valori più alti di 25 e 50kr. furono emessi il 1° settembre. Da notare che i suddetti valori non presentano simboli nazionali e diciture ungheresi ricollegabili al regno magiaro.

Un’importante anticipazione dei primi valori ungheresi di posta ordinaria  fu il francobollo per giornali di 1kr. di colore blu e non dentellato, emesso il 20 giugno 1868, dove sono presenti lo stemma con la croce e la corona di S.Stefano e la dicitura regno d’Ungheria-francobollo per giornali. Proprio nel 1868 l’Ungheria a sua volta attuò un compromesso con i croati che mal sopportavano la politica di magiarizzazione della nuova autorità governativa nei confronti delle varie minoranze, per cui la Croazia ebbe un governo locale autonomo pur restando unita all’Ungheria.

La svolta avvenne il 1° maggio 1871 con la prima ed effettiva emissione ungherese di sei valori di 2-3-5-10-15-25kr., stampa litografica della tipografia di stato di Buda, seguì l’emissione della serie calcografica e dei francobolli per giornale. Per la prima volta è presente l’emblema del regno con uno stemma coronato, oltre alla consueta effigie di Francesco Giuseppe racchiusa in un medaglione contornato da foglie d’alloro. Sul francobollo di giornale sono rappresentati il corno di posta e la corona di S. Stefano.

Nel 1874 fu emessa la serie di 5 valori senza l’effigie del sovrano e con un soggetto per certi aspetti innovativo: una busta per la corrispondenza, la corona di S.Stefano, il corno di posta e la corona d’alloro. Per la prima volta è presente la dicitura posta reale ungherese (magyar kir. posta). Nel 1875 l’amministrazione postale ungherese fu uno dei membri fondatori dell’Unione Postale Universale.

Nel 1900 il cambio di valuta dal fiorino alla corona contrassegnò un nuovo valore facciale per i francobolli ungheresi. Due tipologie estremamente interessanti caratterizzarono l’inizio del XX secolo: il valore con il leggendario Turul in volo (uccello mitologico dell’epopea magiara) e la corona di S.Stefano e il valore con l’effigie di un anziano Francesco Giuseppe recante la medesima corona.

Nel giugno del 1914 a Sarajevo furono assassinati l’erede al trono imperiale l’arciduca Francesco Ferdinando e la moglie Sofia e l’episodio scatenò inesorabilmente lo scoppio della prima guerra mondiale. Nel 1916 morì il sovrano all’età di 86 anni e il  nuovo imperatore e re d’Ungheria divenne il pronipote Carlo I. Per celebrare l’incoronazione di Carlo e della consorte Zita, furono emessi dei valori recanti le effigi dei due monarchi con l’indicazione della data della cerimonia 30 dicembre 1916.

 Significativi furono anche gli esemplari del 1916-17 che recavano come soggetti il tema rurale della mietitura e l’edificio del parlamento di Budapest. L’ultima serie ungherese nel quadro dell’Impero Austro-Ungarico fu quella emessa il 30 agosto 1918 ovvero 6 valori con le effigi dei sovrani Carlo (IV d’Ungheria) e Zita. Tutti questi valori li ritroveremo soprastampati nell’Ungheria post-bellica dell’immediato dopoguerra.

Nell’ottobre 1918 la disfatta degli Imperi Centrali sui vari fronti spinse l’imperatore Carlo a nominare come capo del governo ungherese il conte Mihaly Karolyi, uomo politico dai sentimenti antigermanici e indipendentisti: egli formò un governo di coalizione con l’obiettivo di attuare una rivoluzione democratica per staccare l’Ungheria dall’Austria e attuare una pace di compromesso con le forze dell’Intesa. L’Armistizio di Villa Giusti e l’abdicazione di Carlo comportarono il definitivo crollo dell’Impero e il 16 novembre fu proclamata la repubblica indipendente d’Ungheria (novembre 1918-marzo 1919) con lo stesso Karolyi presidente provvisorio. Nel frattempo la Croazia, la Slavonia e la Slovenia si staccarono dall’Ungheria e si unirono in seguito con la Serbia nel cosiddetto Regno di Jugoslavia, la Transilvania si unì alla Romania, la Slovacchia e la Rutenia furono occupate dai cechi che costituirono il nuovo stato della Cecoslovacchia, mentre la questione di Fiume e dei territori rivendicati dall’Italia rimaneva ancora in sospeso.. Durante i quattro mesi di vita della repubblica furono emessi i valori dell’ultimo periodo austro-ungarico con soprastampa nera koztarsasag (repubblica): nelle scansioni si può notare la soprastampa dei  valori relativi ai mietitori e all’effige della regina Zita dell’ultima emissione imperiale.

 Karolyi svolse il difficile  ruolo del traghettatore verso la costituzione di una repubblica democratica moderata, ma il vento rivoluzionario della Russia bolscevica e le mutilazioni territoriali favorirono una nuova svolta politica: il socialdemocratico transilvano Bela Kun era stato prigioniero di guerra in Russia e fu liberato durante la Rivoluzione d’Ottobre nel 1917. Dopo aver acquisito la fiducia di Lenin, ritornò in Ungheria nel novembre 1918 e qui fondò il Partito Comunista che, alleatosi con i socialdemocratici, riuscì ad abbattere la repubblica karolyiana il 21 marzo 1919 e a formare una dittatura sovietica che prese il nome di Repubblica dei Consigli (marzo-agosto 1919). Seguì un periodo di terrore atto a perseguire gli elementi controrivoluzionari e antibolscevichi, mentre in politica estera Bela Kun intendeva riprendere le province slovacche e la Transilvania. I francobolli emessi in questo periodo ebbero la soprastampa rossa magyar tanacs koztarsasag (repubblica ungherese dei consigli) come si può notare dall’esemplare tipo mietitori.

Importante fu anche l’emissione della serie di 5 valori senza soprastampa dedicata ai padri fondatori dell’ideologia socialcomunista Marx ed Engels e a tre patrioti ungheresi di un passato meno recente.

Nel maggio 1919 a Szeged si formò un governo nazionalista antirivoluzionario che esprimeva i sentimenti conservatori e reazionari della classe aristocratica latifondista e militare. In questo governo l’ammiraglio Miklos Horthy entrò come ministro della guerra: personaggio autorevole e di grande prestigio Horthy era stato l’ultimo comandante in capo della marina militare austro-ungarica e  in quel momento si pose al comando dell’esercito nazionale controrivoluzionario per debellare la minaccia bolscevica in terra magiara.. Anche nell’Ungheria di Szeged furono emessi francobolli con soprastampa magyar nemzeti kormany (governo nazionale ungherese)-Szeged 1919 come si può notare dall’esemplare relativo ai mietitori.

L’esercito romeno non aspettò l’offensiva comunista ungherese in Transilvania e invase l’Ungheria, occupando Budapest il 3 agosto 1919. Bela Kun esiliò in Unione Sovietica dove rimase vittima delle purghe staliniste degli anni ’30, mentre in Ungheria si scatenò il Terrore Bianco dei governi di destra contro i comunisti e i loro simpatizzanti. Nel frattempo le truppe romene evacuarono la capitale lasciandola all’esercito nazionale di Horthy nel novembre 1919 e nel gennaio 1920 si svolsero le elezioni per l’Assemblea Nazionale in un clima di reazione e di vendetta. In questo periodo di transizione la controrivoluzione si espresse “postalmente” soprastampando i valori della Repubblica dei Consigli con un fascio di grano di colore nero che aveva il chiaro scopo di deturpare i simboli e le diciture ricollegabili all’epoca comunista.

Il 1° marzo 1920 l’Assemblea Nazionale elesse l’ammiraglio Horthy Reggente di un regno senza monarca e il 4 giugno fu firmato il trattato di pace nel Palazzo del Trianon a Versailles  che sostanzialmente confermava la perdita dei territori ex-ungheresi inaugurando il ventennio di rivendicazioni nazionaliste per creare la “Grande Ungheria”. L’Ungheria fu in pratica ridotta a un terzo della sua superficie del 1914 e circa tre milioni di ungheresi passarono sotto il dominio straniero, creando un clima di tensione nell’Europa centrale.  Proprio nel marzo 1920 fu emessa la serie di tre valori a favore dei prigionieri di guerra di ritorno in patria.

I successivi governi del conte Paul Teleki (1920-21) e del conte Istvan Bethlen (1921-31) avviarono il graduale processo di normalizzazione e di consolidamento politico del regime conservatore di Horthy. Nel 1921 l’ex-imperatore Carlo e i legittimisti tentarono invano per due volte di riconquistare con la forza la corona ungherese, ma l’Ungheria aveva ormai voltato pagina e non era più disposta a farsi guidare da un sovrano austriaco che apparteneva a un passato da dimenticare. Con l’inizio della reggenza di Horthy, significativa risulta la serie del 1921-25 che ha come soggetto la Madonna e il Bambino racchiusi in un medaglione con i simboli della nazione magiara, la dicitura latina patrona hungariae e la riesumata dicitura ungherese magyar kir. posta. Da notare il valore facciale in corone notevolmente aumentato a causa della spinta inflazionistica dell’immediato dopoguerra.

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