LE EMISSIONI DI VICHY NEL 1940-41

La Terza Repubblica francese, che ebbe origine nel 1871 all’indomani della sconfitta contro la Prussia e della fine del Secondo Impero di Napoleone III, ebbe come drastica conclusione la disfatta militare all’inizio della seconda guerra mondiale che portò alla costituzione del regime di Vichy nel luglio 1940. L’ultima emissione della Terza Repubblica è rappresentata da due francobolli tipicamente repubblicani emessi il 20 giugno 1940, appena due giorni prima dell’armistizio che chiuse formalmente la Battaglia di Francia. Il valore di 1F rosso presenta come  soggetto Iris, la figura mitologica greca messaggera degli dei raffigurata come una donna alata con una torcia accesa. Il valore è relativo all’affrancatura della lettera semplice all’interno del paese, il formato è di 17 x 21 mm., dentellatura di 14 x 13 ½, stampa tipografica in fogli di 100 esemplari, disegno e incisione  di Georges Hourriez. Precedentemente erano già stati emessi due esemplari della serie Iris rispettivamente il 24 maggio 1939 (1F verde) e l’8 gennaio 1940 (1F30 oltremare) e anche durante il periodo iniziale di Vichy si darà una continuità alla serie con le emissioni del 2 dicembre 1940 (80c. bruno) e del 25 gennaio 1941 (1F50 arancio). Dopodichè non fu più riproposto e solo nel settembre-novembre 1944 fu emessa la seconda serie di 8 valori quando il regime si era già dissolto e i suoi patrocinatori si erano rifugiati in Germania.

L’altro esemplare è il valore di 2F50 blu oltremare che presenta  Cerere, la dea romana del raccolto e dell’agricoltura, simbolo materno della terra e della fertilità e al tempo stesso simbolo della libertà e della repubblica. Il valore è relativo all’affrancatura della lettera semplice destinata all’estero, il formato è sempre di 17 x 21 mm., dentellatura di 14 x 13 ½ , stampa tipografica in fogli di 100, incisione a cura dell’Atelier du Timbre. Il disegno è tratto da quello originario di Jacques- Jean Barre dei primi francobolli francesi del 1849-50 (Seconda Repubblica), poi riproposti negli anni ’70 del XIX sec. dopo la caduta dell’impero di Napoleone III a seguito della guerra franco-prussiana. Nel 1937-39 erano stati emessi diversi valori del tipo Cerere, mentre nel periodo iniziale di Vichy abbiamo altri tre esemplari soprastampati con il valore di 1F (1940-41). In seguito fu probabilmente considerato un soggetto troppo compromesso con la Francia repubblicana, nonostante il grande prestigio che ancora oggi riveste poiché rappresenta il primo francobollo francese emesso in data 1° gennaio 1849, per cui l’amministrazione postale di Vichy non ritenne più opportuno riproporre questo soggetto che fu prepotentemente rimpiazzato dai vari tipi recanti l’effigie del maresciallo Pétain a partire dal gennaio 1941. Per ritrovare la dea Cerere occorre aspettare il secondo dopoguerra con i nuovi esemplari disegnati da Charles Mazelin del 1945-47.

Ma analizziamo l’antefatto storico che portò alla svolta politica del 1940. A seguito dell’aggressione tedesca della Polonia, la Francia dichiarò guerra alla Germania il 3 settembre 1939 unitamente alla Gran Bretagna. Il 10 maggio 1940 iniziò l’offensiva tedesca sul fronte occidentale con l’invasione del Belgio, dell’Olanda e del Lussemburgo; per questo motivo le truppe anglo-francesi si riversarono a nord per contrastare l’avanzata tedesca, ma lo sfondamento dei Panzerdivisionen di Guderian nelle Ardenne creò i presupposti per una manovra di accerchiamento. A questo punto il governo Reynaud richiamò dalla Spagna il maresciallo Pétain che il 18 maggio fu nominato vicepresidente del consiglio: Paul Reynaud, uomo di destra e ministro delle finanze nel governo Daladier, succedette a quest’ultimo nel marzo 1940, fautore di una stretta intesa con l’Inghilterra, con il precipitare degli eventi bellici di maggio richiamò l’anziano ottantaquattrenne Henri Philippe Omer Pétain, il maresciallo di Francia, l’eroe della Grande Guerra, il “vincitore di Verdun”, il grande riorganizzatore dell’esercito, uomo politico di grande prestigio e molto stimato dai francesi, ambasciatore nella Spagna del caudillo Franco dal 1939 con Daladier al governo. Pétain non poteva risollevare le sorti della guerra con il suo spirito difensivista e le sue concezioni strategiche antiquate e completamente superate, senza contare la palese inferiorità militare francese in termini di armamento e di equipaggiamento. Il risultato fu l’accerchiamento delle truppe anglo-francesi  a Dunkerque (che furono evacuate con un ponte navale verso l’Inghilterra tra il 27 maggio e il 4 giugno nell’Operazione Dynamo) e lo sfondamento del fronte sulla Somme e sull’Aisne il 5-12 giugno che apriva la via verso Parigi alle divisioni corazzate tedesche. La “guerra lampo” di Hitler si era dimostrata un successo completo in Polonia, Danimarca, Norvegia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Francia (settembre 1939- giugno 1940). Il 10 giugno il governo decise di abbandonare la capitale e trasferirsi a Bordeaux: qui Reynaud avanzò la proposta di continuare la guerra nelle colonie dove intendeva trasferire il proprio governo, ma il maresciallo Pétain sfruttò tutta la sua influenza per opporsi a questo progetto e grazie all’appoggio del comandante in capo dell’esercito Weygand, dell’ammiraglio Darlan e del politico Pierre Laval riuscì a mettere in minoranza Reynaud e a costringerlo alle dimissioni il 16 giugno (nel frattempo Parigi era caduta due giorni prima). Il 17 giugno il Presidente della Repubblica Albert Lebrun diede l’incarico allo stesso Pétain di formare un nuovo gabinetto e il primo atto dell’ultimo governo della Terza Repubblica fu la richiesta dell’armistizio. Alla data dell’ultima emissione della Terza Repubblica più della metà del territorio francese risultava occupato dai tedeschi. Dall’altra parte, il generale Charles De Gaulle, sottosegretario di stato alla guerra nel governo Reynaud, aveva raggiunto Londra da Dunkerque e il 18 giugno annunciò la continuazione della resistenza francese con il movimento “Francia Libera” e la continuazione della guerra a fianco dell’Inghilterra, ma questi appelli lanciati da Radio Londra non trovarono grandi consensi in Francia almeno nella fase iniziale del regime di Vichy. Il 22 giugno fu firmato l’armistizio a Rethondes, piccolo centro della foresta di Compiégne, nello stesso luogo e nello stesso vagone ferroviario dove fu firmato l’armistizio dell’11 novembre 1918 che pose fine al primo conflitto mondiale. La Francia fu divisa in due parti da una linea di demarcazione, la zona occupata dai tedeschi (che comprendeva il nord e la costa atlantica) e la zona libera a sud della Loira. L’Alsazia e la Lorena furono annesse alla Germania, due dipartimenti del Nord furono posti sotto l’amministrazione militare tedesca, fu imposto il disarmo all’esercito francese, la flotta militare fu resa non operativa e richiamata nelle basi atlantiche e mediterranee, in compenso furono salvaguardate le colonie e i possedimenti francesi.

Pétain intendeva salvare il salvabile ovvero evitare l’umiliante capitolazione delle forze armate e la conseguente riduzione della Francia in una sorta di protettorato retto da un governatore del Reich (come era accaduto in Polonia) o in uno stato-fantoccio come nel caso della Norvegia di Quisling. Inoltre Pétain giudicava indispensabile mantenere sotto la sovranità francese la flotta (sia pur disarmata) e le colonie per ricostruire una nuova entità statale dalle ceneri di una pesante sconfitta militare, tutto questo nella convinzione che la guerra sarebbe finita presto con una probabile vittoria germanica. Occorreva quindi ricostituire la nuova Francia con un programma condiviso dal punto di vista politico. La capitale nominale era sempre Parigi, ma essendo questa situata in territorio occupato, il governo e il parlamento si trasferirono nella tranquilla cittadina termale di Vichy il 29 giugno 1940. L’enorme prestigio che in quel tempo godeva Pétain, l’acredine della maggioranza dei francesi verso la Terza Repubblica considerata la sola responsabile della disfatta militare, gli intrighi del ministro di stato Laval dai sentimenti anglofobi e filogermanici, l’affondamento degli inglesi di una parte della flotta francese a Mers-el-Kebir il 3 luglio sono tutti elementi che favorirono una vera e propria svolta politica: il 10 luglio l’Assemblea Nazionale votò a gran maggioranza la legge costituzionale che dava pieni poteri straordinari al maresciallo Pétain, abrogava la costituzione del 1875 decretando formalmente la fine della Terza Repubblica, sanciva una nuova costituzione che non fu mai promulgata, congedava sine die il parlamento che non fu mai convocato. In pratica il 10 luglio 1940 rappresenta l’atto costitutivo del nuovo regime che prese ufficialmente il nome di Stato Francese con Pétain Capo di Stato fino al 20 agosto 1944 e Primo Ministro fino al 18 aprile 1942. Il 16 luglio Pierre  Laval fu nominato vicepresidente del consiglio con poteri di governo fino al 13 dicembre 1940 quando fu sostituito da Flandin. Lo Stato Francese fu sostanzialmente un regime autoritario, paternalistico, corporativo ispirato dai principi nazional-cattolici della “Rivoluzione Nazionale” il cui motto lavoro, famiglia, patria sostituì quello repubblicano di libertà, eguaglianza, fraternità. La sua esistenza non poteva comunque prescindere dalla collaborazione con la Germania nazista, per cui la sua autonomia nelle decisioni politiche fu assai limitata sin dagli inizi. L’occupazione militare tedesca della zona libera di Vichy (11 novembre 1942) dimostrò chiaramente la vulnerabilità e la scarsa consistenza del regime del maresciallo.

La prima emissione postale dopo l’instaurazione dello Stato Francese avvenne il 12 ottobre 1940 con il valore di 50F del capitano Guynemer, pilota e asso dell’aviazione militare francese durante la prima guerra mondiale, appartenente alla gloriosa Squadra delle Cicogne, 53 abbattimenti di aerei tedeschi, pluridecorato e morto in combattimento nel 1917 a soli 23 anni. Il francobollo ha un formato di 21,45 x 36 mm., dentellatura di 13, stampa rotocalcografica in fogli di 50, l’autore è Achille Ouvré. Da notare in questa prima emissione post-repubblicana la commemorazione di un eroe di guerra che aveva inflitto pesanti perdite all’aviazione tedesca. Sono passati tre mesi dalla costituzione del regime di Vichy e questo esemplare di ottobre come i successivi del 1940 danno il segno della continuità: non si denota alcun cambiamento stilistico, stesse diciture (RF, Republique Française, Postes), assenze di soprastampe, i soggetti  non si distaccano da quelli trattati precedentemente. Sembra che niente sia accaduto nella Francia del 1940: l’occupazione tedesca, la sconfitta militare, la divisione dello stato in due parti, la nascita di un regime autoritario sono elementi storici e politici che non possono essere estrapolati dall’analisi di questi esemplari. Eppure nell’ottobre del 1940 furono emanati il primo statuto e la legge che decretavano l’esclusione degli ebrei dalle funzioni pubbliche e dalle cariche amministrative e l’internamento immediato degli ebrei stranieri. Il 20 ottobre Pétain incontrò Hitler a Montoire e dieci giorni dopo il maresciallo tenne un discorso che apriva la strada al collaborazionismo con la Germania. Erano episodi che ben sottolineavano il profondo cambiamento politico e sociale che la Francia stava attraversando in quei mesi. Tutto questo però non traspare nelle emissioni della seconda metà del 1940, non fu eliminata o soprastampata la dicitura RF e non furono inseriti soggetti o simboli del nuovo regime. E’ in questo contesto che occorre considerare i tre valori della 5° serie pro-disoccupati intellettuali e gli esemplari a favore delle vittime della guerra e del Soccorso Nazionale.

Avvenne poi un significativo cambiamento: il 1° gennaio 1941 fu emesso il valore di 1F rosso con l’effigie del maresciallo Pétain tipo Piel, formato di 21,45 x 36 mm., dentellatura di 13, stampa rotocalcografica, disegno e incisione di Jules Piel. L’effigie di Pétain indica per la prima volta un elemento chiaro e distintivo del regime su un valore postale. Inoltre, dopo Luigi Napoleone, viene raffigurato un capo di stato contravvenendo al principio repubblicano di non apporre effigi di personalità in vita. Le diciture RF e postes sono sostituite con postes françaises. Nel corso del 1941 furono emessi altri 4 valori tipo Piel, di cui uno con sovrattassa di 10c. Tuttavia nel 1941 continuarono le emissioni con dicitura RF, molti esemplari di tipo classico (tipi Pace, Cerere, Mercurio, Seminatrice) furono soprastampati per cancellare il valore facciale originario, in generale i soggetti non erano immediatamente riconducibili all’iconografia propagandistica di Vichy. Il cambiamento decisivo avvenne a luglio.

Il francobollo del 17 luglio 1941 relativo alla Francia d’Oltremare rappresenta uno “spartiacque” indiscutibile tra le emissioni repubblicane e le emissioni di Vichy: il soggetto presenta la carta geografica del mondo con le colonie francesi in evidenza e si ricollega all’esemplare emesso il 15 aprile 1940 di colore rosso. Il valore facciale di 1F + 1F di sovrattassa a favore delle Opere Coloniali, il formato di 36 x 21,45 mm., dentellatura di 13, stampa rotocalcografica in tre colori, disegno e incisione di Jules Piel. Questo esemplare non reca alcun simbolo del regime, ma nel piccolo medaglione in basso la dicitura RF è stata sostituita con postes françaises e da quel momento in poi tutti i valori emessi nel periodo di Vichy non presentano più alcun elemento riconducibile alla Francia repubblicana, salvo qualche eccezione come nel caso del tipo Mercurio. E’ una svolta importante e storicamente ciò può essere spiegato con l’involuzione maggiormente autoritaria e collaborazionista dello Stato Francese nel corso del 1941: su pressioni tedesche, Pétain fu costretto a sostituire il moderato Flandin con l’ammiraglio Darlan come vicepresidente del consiglio e ministro degli affari esteri (febbraio); fu creato il Commissariato delle Questioni Ebraiche (marzo) e inasprita la legislazione e la persecuzione antiebraica (luglio); i gruppi ultracollaborazionisti filotedeschi di Parigi ebbero un maggior peso nell’influenzare le decisioni governative e a luglio fu costituita la Legione dei Volontari Francesi contro il bolscevismo (LVF), un’unità speciale militare che andò a combattere con i tedeschi in Russia; infine sempre a luglio fu nominato ministro dell’interno Pierre Pucheu, il fondatore delle famigerate Sezioni Speciali che si occupavano delle condanne sommarie dei membri della resistenza francese, facilitando le azioni di rappresaglia dei tedeschi.

E’ in questo contesto che si susseguirono nel 1941 le emissioni con l’effigie del maresciallo Pétain, formato di 17 x 21 mm., dentellatura di 14 x 13 ½, stampa tipografica, in tre tipologie differenti:

tipo Hourriez 1F rosso del 12 agosto 1941, disegno di Paul-Pierre Lemagny e incisione di Georges Hourriez. Seguirono altri 4 valori in differenti colori.

– tipo Bersier a partire dal 14 ottobre 1941, disegno di Jean Eugène Bersier e incisione di Jules Piel, in tutto 4 valori in differenti colori.

tipo Prost 30c rosso del 25 ottobre 1941, disegno e incisione di Jean Vital Prost. Seguirono altri due valori in differenti colori.

Complessivamente 17 esemplari di Pétain furono emessi nel 1941 in 4 tipi diversi. In quell’anno meritano di essere ricordati anche i due valori sui prigionieri di guerra del 1° gennaio, la prima serie di 14 valori relativi alle arme delle città francesi del 15 dicembre, i valori per pacchi postali del 28 luglio e l’emissione filatelica della LVF.

Per quanto riguarda l’Italia, la non belligeranza del 1939 venne meno quando fu dichiarata guerra alla Francia e all’Inghilterra il 10 giugno 1940. Conscio dell’impreparazione militare delle proprie armate, Mussolini  decise comunque di intervenire per non correre il rischio di rimanere a mani vuote in caso di un veloce vittoria della Germania, ma la guerra lampo di Hitler si arenò nella Battaglia d’Inghilterra e i successivi eventi conseguenti all’invasione della Russia sovietica, alla perdita della colonie africane e all’intervento degli U.S.A. complicarono notevolmente i piani opportunistici del duce. La “pugnalata alla schiena” della Francia non ebbe gli effetti sperati: dopo un’iniziale tattica attendistica, il 16 giugno scattò l’offensiva che si concretizzò nella Battaglia delle Alpi Occidentali. L’avanzata italiana fu arrestata dopo una manciata di chilometri dall’efficiente linea difensiva francese con un numero di morti ben più alto rispetto a quelli di parte transalpina. Ma ormai i giochi erano fatti, Parigi era già stata occupata, l’Armistizio di Rethondes era già stato firmato, per cui fu siglato l’armistizio tra Francia e Italia il 24 giugno 1940 a Villa Incisia (Roma) dal generale Charles Huntziger e il maresciallo Pietro Badoglio. In termini di vantaggi territoriali, furono ceduti all’Italia i territori conquistati in Savoia, Alte e Basse Alpi, Alpi Marittime (comprese Mentone e Fontan) per un totale di poco più di 800 kmq e una popolazione di 28.000 persone. Briciole rispetto alle rivendicazioni di Mussolini sull’intera Savoia e il dipartimento di Nizza (cedute dal Regno di Sardegna alla Francia nel 1860 con il Trattato di Torino) e sulla Corsica (ceduta dalla Repubblica di Genova alla Francia nel 1768). La prima emissione italiana dopo l’entrata in guerra è rappresentata dalla serie relativa alla fratellanza d’armi italo-tedesca in due tipologie (30 gennaio-2 aprile 1941), stampa in rotocalco in fogli di 50, con le effigi dei due dittatori. Questi esemplari intendevano consacrare l’alleanza in guerra dei due regimi che ebbe come importanti presupposti il Patto d’Acciaio del maggio 1939 e il Patto Tripartito del settembre 1940. In quel momento l’Italia era impegnata in tre fronti: Balcani, Africa Settentrionale e Africa Orientale.

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