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Archive for luglio, 2011

LE EMISSIONI DELLE GUERRE JUGOSLAVE: BOSNIA E SRPSKA

La Repubblica della Bosnia-Erzegovina riuscì per un certo periodo ad evitare di essere coinvolta negli scontri che si stavano profilando tra serbi e croati, ma questa situazione non poteva durare a lungo poiché questa repubblica riuniva al suo interno tutte le comunità etniche e religiose che fino a quel momento avevano caratterizzato la popolazione della ex-Jugoslavia per cui sembrava imminente e scontato l’allargamento della guerra in territorio bosniaco. Le tensioni e gli scontri tra le tre etnie si erano già delineati nel corso del 1991, ma il culmine si raggiunse con il referendum del 29 febbraio-1° marzo 1992 indetto dal presidente musulmano Alija Izetbegovic che sancì la secessione della Bosnia-Erzegovina dalla Jugoslavia, nonostante l’opposizione dei serbo-bosniaci che volevano mantenere un legame indissolubile con la Serbia di Milosevic. La conseguenza naturale di questo evento fu la guerra civile a partire dal mese di aprile del 1992: all’inizio croati e bosgnacchi furono alleati contro le truppe federali della JNA e i serbo-bosniaci della Repubblica Srpska, in seguito scoppiarono le ostilità anche tra i croati riuniti nei territori dell’Hergeg-Bosna e i musulmani di Izetbegovic (1992-94). Tra il 1992 e il 1995 la Bosnia-Erzegovina fu protagonista di violenti scontri militari, eccidi e crimini inauditi che non si ricordavano dai tempi bui della seconda guerra mondiale e tutto questo nel cuore dell’Europa e con la sostanziale incapacità della comunità internazionale di attuare un piano di pace in quanto si riteneva troppo rischioso intervenire per obbligare le parti a una pacificazione imposta da forze militari esterne. La capitale Sarajevo fu posta sotto l’ assedio e il bombardamento delle milizie serbo-bosniache per tutta la durata della guerra, i massacri, gli stupri di guerra, le operazioni di pulizia etnica, i campi di concentramento, il cecchinaggio indiscriminato furono concepiti come atti di ordinaria amministrazione e ancora oggi rappresentano una vergogna per chi ha commesso quei crimini soprattutto contro la popolazione civile inerme e per chi ha dimostrato un immobilismo e un’inerzia paradossali di fronte a tali atrocità come nel caso degli Stati Uniti, della Comunità Europea e dell’ONU. Dopotutto anche per il genocidio che si stava perpetrando in Ruanda nello stesso periodo fu utilizzato lo stesso metro della passività. I tardivi raid aerei della NATO nel 1995 contro le postazioni militari serbo-bosniache favorirono le trattative di pace e alla fine si arrivò agli Accordi di Dayton firmati da Tudjman, Milosevic ed Izetbegovic che in pratica posero fine alle ostilità in Bosnia e sancirono l’unione della Federazione croato-musulmana (51% del territorio bosniaco) e della Repubblica Srpska (49% del territorio bosniaco) nel nuovo stato federale della Bosnia-Erzegovina con un sistema di ampie autonomie per ciascuna comunità etnica.

A partire dal 27 ottobre 1993 la Bosnia-Erzegovina secessionista e musulmana di Izetbegovic, che in quel momento era contrapposta ai serbi e ai croati, iniziò ad emettere valori postali propri: la prima serie definitiva consiste in 7 valori e presentano lo stemma nazionale, simbolo della nuova repubblica non più socialista, con sei gigli dorati su campo blu e divisi da una fascia bianca trasversale. In generale, occorre dire che i francobolli delle emissioni governative di Sarajevo risultano in molti casi incentrati su soggetti che esaltano la cultura, l’arte e le tradizioni della comunità bosniaco-musulmana senza soffermarsi sugli eventi bellici di quel periodo. Interessante fu la serie del 12 giugno 1995 dedicata al Palazzo delle Poste Centrali di Sarajevo che era stato seriamente danneggiato durante l’assedio. Quando la situazione si stava avviando lentamente a un epilogo positivo con i trattati di Dayton, il 31 dicembre 1995 fu emesso un valore significativo ovvero la rappresentazione simbolica del processo di pace attraverso la convivenza pacifica delle quattro religioni presenti nella Bosnia-Erzegovina. Il soggetto presenta infatti i luoghi di culto dell’Islam, dell’Ebraismo, del Cattolicesimo e della religione cristiano-ortodossa. Infine il francobollo del 25 novembre 1996 celebra il giorno della Bosnia-Erzegovina che coincide con l’anniversario degli accordi di Dayton e la fine della guerra civile.

 

Di fronte alla secessione della Croazia e della Slovenia, nel novembre del 1991 il Partito Democratico Serbo-bosniaco di Rodovan Karadzic promosse un referendum interetnico per sancire la volontà dei serbi di Bosnia di mantenere il legame con la Federazione Jugoslava capitanata dai serbi di Milosevic. Il 9 gennaio 1992 l’assemblea parlamentare proclamò la Repubblica serba di Bosnia-Erzegovina o Repubblica Srpska con la città di Banja Luka come capitale. La nuova repubblica non fu riconosciuta dalla Bosnia-Erzegovina di Izetbegovic e allo stesso modo il referendum del 1992 che sanciva la secessione della Repubblica di Bosnia-Erzegovina dalla Jugoslavia non fu riconosciuto dai serbo-bosniaci per cui si arrivò alla guerra civile. Le vicende belliche sono generalmente quelle che ho precedentemente citato, occorre aggiungere che le milizie serbo-bosniache di Ratko Mladic ebbero sostanzialmente una posizione di maggiore forza nel territorio bosniaco grazie al sostegno delle truppe federali serbo-montenegrine della JNA e dei reparti paramilitari cetnici e ultranazionalisti inviati da Belgrado. E’ in questo contesto che si può spiegare quindi una maggiore responsabilità dei serbi per quanto riguarda gli eccidi e i crimini contro l’umanità perpetrati nella Bosnia-Erzegovina durante la guerra, ma occorre sottolineare che anche i croati e i bosgnacchi furono corresponsabili degli stessi crimini: la pulizia etnica e la pratica programmata degli stupri, l’assedio interminabile di Sarajevo che provocò centinaia di vittime, il massacro dei musulmani a Srebrenica sono solo alcuni degli avvenimenti che sono ancora oggetto di trattazione presso la Corte Internazionale dell’Aja. Dopo i bombardamenti aerei della NATO nell’Operazione Delibarate Force e le pressioni di Milosevic, i serbo-bosniaci accettarono gli accordi di pace di Dayton e attualmente la Repubblica Srpska è una repubblica autonoma semipresidenziale con un proprio governo e un proprio parlamento facente parte della Bosnia-Erzegovina.

La Repubblica Srpska predispose delle proprie emissioni postali che ebbero inizio il 26 ottobre 1992 con la serie di 11 valori jugoslavi recanti la soprastampa Repubblica Srpska in cirillico e il nuovo valore facciale. La guerra in Bosnia era ormai cominciata da sei mesi e i serbo-bosniaci si affrettarono a rivendicare la propria identità e i propri diritti nella regione anche attraverso l’emissione di francobolli sia pur a carattere provvisorio. L’11 gennaio 1993 furono emessi i francobolli definitivi che presentano soggetti fortemente associati a simboli nazionali: i valori da 50 e 100 d. riportano lo stemma reale serbo rappresentato dall’aquila bicipite coronata e lo scudo crociato con le quattro S cirilliche; i valori da 10-20-30 d. presentano i violini tradizionali serbi della regione (gusle), mentre il francobollo di 500 d. raffigura il monastero di Zitomslic a Mostar, simbolo del patrimonio serbo e cristiano-ortodosso che occorreva difendere e salvaguardare nelle aree contese della Bosnia-Erzegovina. In occasione del referendum che respinse gli accordi di pace del piano Vance-Owen furono emessi i francobolli con lo stemma nazionale recanti la soprastampa in cirillico referendum, la data 15-16.05.’93. e il nuovo valore facciale. Il 9 gennaio 1994 fu emesso il francobollo per la festa nazionale della Serbia coincidente con il secondo anniversario della proclamazione della repubblica serba di Bosnia: il valore presenta l’icona sacra di S. Stefano patrono dei serbi e dei montenegrini e quindi un simbolo anche del patrimonio artistico e religioso serbo-bosniaco. A guerra conclusa, il 20 settembre 1996 fu emessa la serie di 5 valori dedicati alle stazioni e ai ponti che furono oggetto dei bombardamenti degli aerei della Nato nel 1995.

 

 

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